Asherah
I Caananiti e Israeliti apostati
veneravano la dea Asherah, come impariamo dalla Bibbia. Chi fu questa dea? Cosa
significa il suo nome? Corrispondeva alla dea Ishtar? Cosa aveva a che fare con
il bastone di Asherah? Da quando è esistita? Dove si trovano le sue radici?
Cosa si cela davvero dietro al suo culto? Che cosa hanno realmente scoperto gli
studiosi circa la dea Asherah ed il bastone di Asherah?
Il professore
tedesco F.K. Movers scrisse sulla dea Asherah nella prima metà del IXX secolo:
“Ci fermiamo all’unico, semplice e sicuramente applicabile significato di
base della parola. ‘sr significa “essere retto”, asherah
significa “colui che è retto” dove si può anche significare “un palo di
legno”. In Grecia, specie a Sparta, la dea - che si dice fosse stata mediata
da Orestes da Tauris, l’Artemide Persiana di Tauropolis, la dea della natura
TNT, Tanais - era chiamata “colei che è retta”, perché il suo idolo era un
pilastro o un fallo eretto (1841:566,567)
Quanto grande era questo palo, o pilastro di legno, a rappresentare la dea Asherah presso Caana-Israele?
Il prof. F.K.
Movers : “La misura dell’idolo deve essere stato considerevole, dal momento
che in Giudici 6:25 e ss. si legge che Gedeone eresse un palo di legno da pezzi
di legno di un Asherah, che era stato tagliato con l’aiuto di 10 uomini (v.27)
e (su questo palo di legno, egli) quindi offrì un giovenco in sacrificio.
L’Asherah fu collocato sull’altare di Baal presso Ophra, nessun dubbio una
collina erbosa, con una pietra sacrificale ed un pilastro di pietra di Baal
(comp. Esodo 20:21).
“In modo
simile, uno deve immaginare gli spesso menzionati Asheras, in luoghi elevati,
sopra gli altari, e sotto gli alberi come pilastri, che… erano piantati nella
terra, per mantenere in posizione eretta questo imponente massa di legno, come
ci mostra il termine “abbattuto come un albero”, anch’essa in 2Re 13:6, 2
Cronache 33:19 e Isaia 27:9. Ciò indica che l’idolo era sollevato (essendo
eretto) e ancorato alla terra. Si può apprezzare anche nel profeta Michea 5:13,
14. Qui Jehovah sta minacciando di abbattere l’Asherah.
“Se uno
ricorda, che il termine in 1 Re 14:15, 16,33; 2Re 27:12; 2Chr 33:3, e Isaia 17:8
si riferisce alla preparazione con mani umane, e 2 Re 21:7 alla collocazione
“dell’immagine di Asera”,
possiamo figurarci l’idolo con buona approssimazione: era un pilastro di legno
o un tronco d’albero dritto, che stava eretto, i cui rami e corona erano stati
recisi. Veniva piantato in luoghi alti o in uno degli altri luoghi pagani di
adorazione dagli antichi Israeliti. Era sempre, o almeno di solito, accanto ad
altre divinità. Era venerato come simbolo della dea della natura Canaanita o
Fenicia.
“Nel caso della
dea della natura, era solitamente un albero vivente, o un tronco d’albero,
poiché nella sua chioma verdeggiante e nelle sua vigorosa crescita il suo
potere meglio si esplicava che in tutti gli altri prodotti della natura.
L’idea era espressa in molte nazioni di tempi antichi nel mito simbolico di un
albero, come madre universale, dalla quale tutto era nato.” Movers F.K.
(1841:568).
“L’idolo
ligneo dell’Asherah era un pudendum (i genitali esterni di un essere umano)
nella forma di un alto pilastro. Ci mostra che rappresentava un fallo, un
simbolo del potere fecondo della natura. “I falli dell’Asherah stavano sopra
le montagne e sopra colline di terra artificiali BMWT (=bamoth).
“Per mezzo di
più antichi e più recenti usi linguistici, così, il significato può essere
pienamente conosciuto. Ci si potrebbe certo chiedere come da una parola, che
significa inizialmente pilastro, o tronco d’albero dritto, possa essere
derivato un idolo dalla foggia d’albero. Ma non è difficile comprendere, dal
momento che Asherah è spesso inteso anche come numen (= la forza spirituale, il
demone) venerato nell’albero abbattuto. E l’albero vivente era solo un
simbolo, poiché la cui corona e i rami erano stati portati via. Così, anche
gli abitanti della Frigia veneravano la Madre delle Montagne sia in un tronco
d’albero, che in un albero di pino, una quercia o un mandorlo.
“In tempi antichi, … l’uomo… venerava elementi delle piante nel regno animale, nella cui dimensione, forza ed anche nella cui vitalità si glorificava il potere della divinità. Anche nell’area di Caanan-Siria, era legato fin dai tempi più antichi alla venerazione della divinità femminile della natura. Certi animali, per via della loro bellezza, forza e potere generatore, erano sacri alla dea, e venivano custoditi nel tempio. Così come le erano dedicati alcuni alberi, nei quali la fertilità, la dimensione e le foglie sempre verdi e fresche ben rappresentavano la sua essenza, ovvero, nei quali l’idea di lei era visibilmente manifesta.” Movers (1841:572-575).
“Particolarmente
istruttivo circa la venerazione di Asherah è il paragone dei suoi costumi
religiosi con quelli della madre delle divinità dei Frigi. Ella, come la dea
Siriana, era più strettamente imparentata, nel suo significato completo e nella
sua venerazione, con i gallos (= i castrati). Erano venerati con lei, per mezzo
di pilastri di legno, eretti in suo onore. Era imparentata molto strettamente
all’antica Asherah dei Caananiti. Ben conosciuta è la cerimonia di
dedicazione del pino, all’equinozio
di primavera, e questo culto era comune anche a Roma.
“Qui si trova
ancora la stessa, come nel caso di Berut e Asherah fenicia: il nome della dea
designa anche un albero. Per la Grande Madre, la quercia, fittamente coperta di
foglie, era sacra (Heyne Apollodor. Framm. p. 389 sp.) come anche il simbolo di
Berut, il cipresso (Virgilio, Eneide II 714).
“E vi è anche
il mito, secondo cui ogni cosa sarebbe nata dall’abete rosso (Nonns Dionys.
XII.55), probabilmente al tempo delle origini della Lidia o della Frigia… Qui,
la madre universale e l’albero, sacro a lei, si sovrappongono fin quasi a
confondersi. Così possiamo vedere qui, quanto strettamente l’antica
venerazione della madre Frigia fosse collegata alla Asherah Canaanita. E vi è
un certo tipo di alberi, che sono dedicati a lei come alla dea della natura: ad
esempio l’albero di melograno, per via del suo frutto succoso, ricco di
chicchi. Il melograno era anche sacro al Rimmon siriano o Adonis, al Jupiter
Casius, e ad Afrodite. Per via del loro essere sempreverdi, le erano sacri il
cipresso, l’abete rosso, la quercia fittamente ammantata, e, naturalmente, il
sempre visibile albero di mandorle.
“In Palestina,
tali alberi e piante sono importanti anche nella venerazione di Asherah. Così,
sono spesso menzionate nei loro luoghi di sacrificio. Qui, l’idolo di Asherah
è differenziato dagli altri alberi sacri. Viene infatti specificato quando un
albero è collocato per l’adorazione, come l’albero di pino reciso per la
madre degli dei. Questo è il caso di cui parlano i testi, quando si dice che
“Asherah è sotto ogni albero verde” Geremia 17:2, 1Re 14:23, 2 Re 17:10”
Movers, F.K. (1841:577-579).
“Da questa discussione, circa l’idolo di Asherah, che era un pilastro sollevato, un fallo o albero verde, apprendiamo quel che significava la dea della natura: il principio della vita fisica. Se la compariamo con la Madre Frigia degli Dei, alla cui venerazione appartenevano anche i gallos (2Re 23:7 “Demolì le case dei prostituti sacri, che erano nel tempio, e nelle quali le donne tessevano tende per Asera”), conosciuto nell’Antico Testamento come Kedeshim, può essere identificata con la Cibele Frigia, e con la dea siriana Tirgata, rappresentata con il Timpanon e alla guida di una squadra di leoni (Lucian de Syria Dea §31).
“Ma in questo, può essere anche identificata con il Berut o Venere del Libano, con il Baaltis di Byblos, il doppio Amathusia, ed il babilonese Mylitta. La sua venerazione era collegata alla prostituzione (vedi 2Re 23:7). Non vi può essere dubbio, che le era sacro il pianeta Venere. Ma era anche venerata nella Luna. Quindi, dovremmo ricordare, che Venere ha differenti tipi di divinità maschili sotto di lei, nominativamente Baal-Moloch e Baal-Hhamman.
“Alla dea
siriana, principalmente erano sacri questi animali, nella cui bellezza, forza e
potere generatore delle forze della natura, glorificava se stessa. Pertanto,
manzi, cavalli, aquile, orsi e leoni erano tenuti nel distretto del tempio,
completamente liberi, e senza che mai ferissero alcuno (Lucian 1. c.§41). A
tutte queste divinità, era associato anche il fallo, simbolo del potere
generatore della natura. E così vi erano due Asherah eretti, e lo erano,
secondo l’iscrizione, da Bacco in onore della Giunone Assira… Il nome della
dea siriana può difficilmente significare altro da Yoni, Cteis o pudendum
muliebre” Movers, F.K. (1841:583,593).
“Quando si
realizza quel che significa il suo nome, non si sarà sorpresi di scoprire che
la dea della natura era comunemente adorata nei tempi antichi sotto il simbolo
del Fallo o del Cteis. La dea della natura Bhawani come Yoni è conosciuta in
India come Bhaga.
“Già
nell’Antico Testamento, quando si diffuse il culto Siriano-Babilonese,
troviamo tracce di tale costume: “Con i tuoi splendidi gioielli d’oro e
d’argento, che io ti avevo dato, facesti immagini umane e te ne servisti per
peccare; poi tu le adornasti con le tue vesti ricamate e davanti a quelle
immagini presentasti il mio oliio e i miei profumi” si legge in Geremia 16,17.
“Nei Misteri
dei Frigi, vi era un costume simile… Cibele aveva coperto con la sua veste il
fallo reciso di Attes e lo aveva posto in terra (Arnob. 1.c.p. 200). E Giove
avvolse i genitali di un ariete con lana, e li diede a Ceres. Sembra che il
legno sacro nel tempio di Baaltis a Byblos venisse avvolto da Iside con un
indumento di lino (Plutarco de Is. Cap 16). Menziono questi paralleli con
Ezechiele, secondo il quale i falli erano avvolti in indumenti, e quindi posti
in un sacellum (=borsa).
“2Re 17:30: letteralmente dice: involucra ed anche secreta mulierum. E ciò significa, specie se paragonato con il brano di Ezechiele, l’idolo della prima divinità femminile dei Babilonesi, di Mylitta. E non si dovrebbe dimenticare che qui i falli o altri come simboli della dea Babilonese, erano dati dalle donne o dalle vergini sacre a lei, ai loro amanti. Li offrivano anche (ai loro amanti) come Veneris secreta, come dice Firmicus, in luogo della moneta di Mylitta, avvolti nei pepts (indumenti), intrecciati da esse (2Re 23:7). Ed erano quindi custodite nel santuario.” Movers, F.K. (1841: 595-597).

Continua…