SPECIALE
La “Teoria del Mantello”: i nuovi sviluppi …
di
Diego
Baratono e Claudio Piani.
(Elaborazioni grafiche e testi
proprietà degli autori)
… Parliamo, ora, di conchiglie …
Già dall’antichità erano ben note diverse
tipologie di conchiglie: dall’Ostrea, alla Pecten, alla Teredo (teredine). I
pregiati molluschi diventano una delle preminenti fonti nutrizionali per le
popolazioni litoranee, alla conclusione del periodo glaciale. Gli enormi
accumuli di residui di conchiglie risalenti a quest’epoca lo comprovano
ampiamente. Vishnu, nell’antica iconografia indiana, porta una conchiglia.
L’immagine si traduce come allegoria dell’Oceano, e del primo soffio vitale.
Già presente negli affreschi di Pompei (si veda la casa della “Venere in
conchiglia” risalente al primo secolo a. C.) e più tardi ripresa da
Botticelli, appunto, e da Tiziano, la nascita di Venere si è più volte
rappresentata con la divinità che scivola dalla valva della conchiglia. Di
notevole interesse, è il testo protocristiano d’autore ignoto “Physiologus”.
Lo sconosciuto ed erudito compilatore indica nella rugiada celeste, ossia lo
Spirito Santo, l’elemento che feconda la conchiglia, contemplata come Maria,
permettendole di condurre a perfezionamento al suo interno la perla, vale a dire
Gesù Cristo. Nell’immaginario simbolico cristiano, la garbata metonimia ha
quindi contribuito a delineare la conchiglia, quale peculiare emblema del
mistero dogmatico mariano. La conchiglia, in sostanza, reifica la
rappresentazione mentale dell’unione ipostatica. La combinazione delle due
nature, divina ed umana, ossia, si risolve fisicamente nell’unica persona di
Cristo, soltanto mediante l’accondiscendenza di Maria. Non si deve
dimenticare, infatti, che Maria diviene per questo l’unica mediatrice
possibile tra Uomo e Dio nonché corredentrice dell’umanità. Da verità
assoluta a stento esprimibile con formulazioni agevolmente accessibili, filtrato
dalla serena immagine della conchiglia, il dogma incentrato su Maria acquista i
contorni familiari d’un’astrazione alla portata delle più ordinarie
possibilità intellettive umane …
…
La conchiglia nella simbologia cristiana ...
L’acquasantiera qui a fianco si trova nella
considerevole abbazia cisterciense di Santa Maria di Morimondo. Milano. 1133.
E’ l’anno di fondazione della struttura. Si deve rilevare che la dedicazione
di quest’abbazia, come del resto quella della maggior parte d’altri
complessi monastici edificati dai Monaci Bianchi, è a Maria. L’esclusiva
consuetudine si stabilisce quale regola prioritaria, fin quasi dal momento
aurorale dell’avventura cisterciense. Precisamente dall’insediamento di San
Bernardo di Clairvaux, avvenuto intorno l’anno 1115 (Bernardo entra
nell’Ordine Cisterciense nel 1113). E’ opportuno qui ricordare, l’immensa
devozione di Bernardo per Maria. E’
forte. Concretamente forte. Consente, addirittura, di designare il Santo primo
vero “mariologo” conosciuto ed accettato dall’Occidente cristiano.[1]

Foto a
sinistra: Santa
Maria di Morimondo. Milano. Logo della confraternita muratoria cisterciense, che
ha edificato l'abbazia. 1133. Foto a destra: Pala Montefeltro. Dettaglio della
conchiglia presente nel catino absidale.
La pala (Foto sotto : Pala Montefeltro.
Piero della Francesca. 1472 ca. Milano. Brera.) è dono del duca Federico da
Montefeltro ad una chiesa dell’Osservanza d’Urbino. E’ destinata a
celebrare tanto il gran predicatore francescano in odore d’eresia San
Bernardino da
Siena,[2]
sia come espressione di gratitudine all’Eterno. La moglie del duca Federico,
Battista Sforza, infatti, riceve la grazia di dare alla luce un erede maschio
per il nobile casato. Quanto si vuole evidenziare, è l’allegoria della
“generazione increata”, ben evidente nel dipinto di Piero della Francesca.
La conchiglia sullo sfondo è monumentale. Si è adottata quale straordinaria,
improbabile, decorazione del catino absidale. Coraggiosamente. Si rivela essere
il risultato d’un sottile esercizio mentale. Un’eccellente speculazione
intellettuale. La metonimia si elabora mediante una ratio semplice. E’ in
grado, nondimeno, di rendere materiale un mistero profondo. Delicato. Insondabile altrimenti.
E’ una verità di fede. E’ la straordinaria maternità di Maria.
Passiamo ora ad un altro indizio strettamente correlato al precedente. E’ una
complessa iscrizione. Il logo identifica l’abbazia cisterciense di Santa Maria
di Morimondo. Si devono notare, nel caso in discorso, le anse terminali relative
al braccio orizzontale della tau. Riprendono in duplicato i risvolti della
conchiglia pecten in genere, e dunque anche di quella riprodotta nella “Pala
Montefeltro”. Su questo, non
esistono grandi dubbi. L’argomento si vedrà ancora più oltre …
… La “Teoria del Mantello” ossia la carta
“Palliografica” …
Per non farci mancare nulla, passiamo ora a Dante. Il
rimando all’erudita posizione intellettuale del Botticelli qui è
inequivocabile. Coerente soprattutto. Il brano degno d’attenzione è tratto
dal “Convivio”: “… immaginando adunque, per meglio
vedere, in questo luogo ch’io dissi sia una cittade[3]
e abbia nome Maria, dico ancora che se da l’altro polo, cioè meridionale
cadesse una pietra, ch’ella caderebbe in su quel dosso del mare Oceano ch’è
a punto in questa palla opposito a Maria …” .[4]
Si deve qui dar rilievo all’importanza sostanziale, assunta da due ingredienti
costituenti il brano in discussione. Il primo è il vocabolo “palla”. Il
termine latino per indicare il mantello delle dame nobili, degli dei e semidei
era proprio, curiosamente, “palla”. Si deve ricordare come Dante, in tutte
le sue opere indistintamente, utilizzi termini ricercati e ben ponderati. Il
vocabolo “palla”, dunque, viene inserito nel brano citato del
“Convivio”, opera scientifica e filosofica, con “cognizione di causa”.
Intenzionalmente. “Palla” può pensarsi pertanto, equipaggiato di proposito
con un duplice significato: sia di globo terrestre, sia come mantello. Ancor più
importante, invero, il secondo elemento da prendere in considerazione. E’
l’esplicita identificazione del NORD geografico con Maria. Meglio. Con
l’immagine di Maria. Le potenziali conclusioni desumibili, diventano oltremodo
inequivocabili …

Profilo
della carta murale di Martin Waldseemuller sovrapposta alla Madonna della
Misericordia del Ghirlandaio. Si sono integrate altresì le coordinate spaziali,
come dedotte dallo scritto tratto dal "Convivio" di Dante.
Il “Protocollo Saint Dié”
Passiamo, ora, ad un nuovo protocollo geometrico.[5]
L’iter procedurale in discorso si è ottenuto mediante la ricomposizione
d’una ratio applicativa
straordinaria e verosimilmente dimenticata. E’ l’eccezionale conferma
geometrica e matematica alla “Teoria del Mantello”. L’Esagramma, si deve
qui assolutamente ricordare, è il simbolo mariano per eccellenza. Scoprire il
codice d’una Geometria Sacra, dissimulato nella carta di Martin Waldseemuller?
Si è rivelata una gran sorpresa. Eccola nel dettaglio …
1.
Per derivare il punto A, ossia per determinare la verticalità della
retta K- 6, si devono congiungere i punti 1 con 3 e 2 con 4.
2.
Per individuare il punto C, centro del cerchio maggiore, è richiesto
unire i punti E con G e F con H.
3.
Il raggio del cerchio maggiore sarà definito dalla semilinea C – 6: è
la dimensione esistente tra le coordinate C ed 1, ovvero C e 4, della carta.
Puntando in C con tale raggio, tracciare la circonferenza maggiore.
4.
Con apertura C – 6 e centro in 6, tracciare un semicerchio. Focalizzerà
sulla circonferenza maggiore i due punti B e B’.
5.
Tracciare la retta congiungente i punti B e B’. Sulla retta K – 6
verrà di conseguenza indicato il punto L; questo, sarà il centro del cerchio
con il raggio minore.
6.
La dimensione del raggio minore è stabilita dal tratto L- 6.
Con centro in L segnare, quindi, il cerchio corrispondente. All’interno
di questo circolo, si schematizzi la figura geometrica dell’Esagramma indotto.
7.
Accennare i diametri passanti per L – 7 e L - 11 fino ad incontrare la
circonferenza maggiore nei punti M e N.
8.
Con apertura P – 8 si punti ora il compasso in M e N. Tracciare quindi
i semicerchi intersecanti i punti 1 e 4, esistenti sulla carta geografica.
9.
Con apertura S –T, ovvero P – 8, puntare in 6. Sulla retta K- 6 verrà
visualizzato il punto 5 della carta geografica.
10.
Puntare il compasso in 5 con apertura 7 – 7’: si fisserà il punto V
sul diametro K – 6.
11.
Puntare ora in V con apertura T – 8. S’indichi un arco di cerchio
fino ad intercettare la circonferenza maggiore.
12.
Puntare, infine, in Z ed in Z’ con apertura 7 – 7’. Si
rappresentino i semicerchi relativi. I punti così determinati, sono le
intersezioni 2 e 3 esistenti sulla carta geografica.

Il "Protocollo Saint Dié".
E’ il notevole codice geometrico scoperto nella carta geografica elaborata da
Martin Waldseemuller. Si ricorda che l'Esagramma è un simbolo mariano di grande
importanza.
Elaborazione
grafica e testo esclusiva proprietà di Diego Baratono.
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[1] Per maggiori dettagli sul rilevante argomento, si veda il fondamentale testo di Diego Baratono: “Le Abbazie ed il segreto delle Piramidi. L’Esagramma, ovvero le straordinarie Geometrie dell’Acqua”, edito dalla “Ecig”, Genova, nel 2004.
[2] E’, al secolo, Bernardino degli Albizzeschi. Nasce a Massa Marittima nel 1380. Muore a L’Aquila nell’anno 1444.
[3] Nel Polo Nord.
[4]
Dante. Convivio III, Capitolo V. Il
“Convivio” è un’opera filosofico-didascalica di Dante, composta tra
il 1304 ed il 1307. Pensata come opera suddivisa in quindici trattati, non
fu condotta oltre il quarto. Esplicitamente intesa come opera didascalica,
le materie trattate diventeranno, secondo le intenzioni dell’autore, le
vivande d’un amoroso convivio di scienza e di saggezza offerto al volgo,
mentre il commento ne sarà il pane. L’assunzione del “volgare”
italico in un’opera di materia filosofica, si giustifica con lo scopo di
rendere comprensibile anche ai “non letterati” la dottrina espressa.
[5] La definizione di rigorosi “protocolli” di procedura, inerenti la ricostruzione delle paleogeometrie individuate, è una prassi funzionale alla verifica dei dati acquisiti. Consente di testificare scientificamente la bontà delle ricostruzioni stesse. Per ulteriori informazioni al riguardo, consultare il testo “Le Abbazie ed il segreto delle piramidi. L’Esagramma, ovvero le straordinarie geometrie dell’Acqua”, di Diego Baratono, edizioni Ecig, Genova, 2004.