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Scienza Applicata
Fonte: http://www.newscientist.com
Data : 11.06.03
Non vi è mai stata teoria più controversa dell’idea che l’acqua possa conservare la memoria di sostanze una volta dissoltesi in essa. La nozione è centrale in omeopatia, che tratta i pazienti con campioni così diluiti che a malapena contengono una singola molecola del composto attivo; ma è generalmente ridicolizzata dagli scienziati.
Sostenere una
tale eretica visione costò la carriera, la reputazione e la credibilità ad uno
dei maggiori ricercatori allergologi francesi, Jacques Benveniste, dopo che la
sua scoperta venne screditata nel 1988.
Ma sulla stimata
rivista Physica A (http://www.sciencedirect.com/science/journal/03784371)
sta per essere pubblicato un articolo, che dimostra che malgrado possano essere
identici, la struttura dei legami di idrogeno nell’acqua pura è molto
differente da quella delle diluizioni omeopatiche di soluzioni saline. Potrebbe
essere tempo di considerare seriamente il concetto di “memoria
dell’acqua”?
L’autore
dell’articolo, il chimico svizzero Louis Rey, sta usando la termoluminescenza
per studiare la struttura dei solidi. La tecnica implica immergere un campione
gelato nella radiazione. Quando il campione è riscaldato, l’energia
accumulata viene liberata sotto forma di un percorso luminoso che riflette la
struttura atomica del campione.
Quando Rey ha sperimentato il suo metodo sul ghiaccio, ha visto due picchi di luce, a temperature di circa 120K e 170K. Rey voleva testare l’idea, suggerita da altri ricercatori, che il picco di 170 K rifletta il percorso dei legami di idrogeno all’interno del ghiaccio. Nei suoi esperimenti ha usato acqua pesante (che contiene il pesante isotopo di idrogeno deuterio), poiché ha legami di idrogeno più forti dell’acqua normale.
Dopo avere
esaminato i campioni puri, Rey ha spostato la sua attenzione sul cloruro di
litio e sul cloruro di sodio. Il cloruro di litio distrugge i legami
dell’idrogeno, come anche il cloruro di sodio, ma in modo meno intenso. Il
picco era inferiore per una soluzione di cloruro di sodio, e scompariva
completamente per una soluzione di cloruro di litio.
Cosciente delle teorie degli omeopati che il percorso dell’idrogeno possa sopravvivere a diluizioni successive, Rey ha deciso di testare campioni che erano stati diluiti fino ad una misura nozionale di 10-30 grammi per centimetro cubico – soglia massima per la permanenza degli ioni nella sostanza originale. “Abbiamo pensato che sarebbe stato interessante sottoporre la teoria ad una prova” ha dichiarato.
Ogni diluizione è stata fatta secondo uno stretto protocollo, e vigorosamente miscelata ad ogni stadio, come usano gli omeopati. Quando Rey ha comparato le soluzioni di cloruro di sodio e di litio ultra-diluite con l’acqua pura che era passata attraverso lo stesso processo, la differenza nei loro picchi di termoluminescenza comparata con l’acqua pura era ancora lampante.
“Con nostra grande sorpresa, il raggio di termoluminescenza dei tre sistemi era sostanzialmente differente” ha dichiarato. Egli ritiene che simili risultanze provino che il complesso dei legami di idrogeno nei campioni sia differente.
Martin Chaplin della South Bank University di Londra, un esperto di legami di acqua e idrogeno, non è sicuro.
“La teoria di Rey circa la memoria dell’acqua sembra alquanto improbabile” ha dichiarato. “La maggior parte dei legami di idrogeno nell’acqua liquida, si ricostituisce non appena viene congelata”.
Egli sottolinea che i due picchi di termoluminescenza che Rey ha osservato si verificano attorno alle temperature in cui il ghiaccio è noto sottostare a transizioni tra fasi differenti. Egli suggerisce che piccoli quantitativi di impurità nei campioni, forse dovuti ad insufficiente miscelazione, potrebbero raggiungere maggiore concentrazioni in fasi differenti nel ghiaccio, e determinare il cambiamento nella termoluminescenza.
Ma l’esperto di
termoluminescenza Raphael Visocekas della Denis Diderot University di Parigi,
che ha controllato il modo in cui Rey ha portato avanti alcuni dei suoi
esperimenti, dice di essere convinto. “I test hanno mostrato una buona
riproducibilità” ha dichiarato al New Scientist. “E’ fisica
credibile”. Non vede pertanto ragione per cui i percorsi dei legami di
idrogeno nei campioni liquidi non potrebbero sopravvivere dopo il congelamento
ed interessare la disposizione molecolare del ghiaccio.
Dopo la sua esperienza, Benveniste raccomanda prudenza. “E’ un lavoro interessante, ma gli esperimenti di Rey non sono indiscutibili, ed anche se egli dice che sono riproducibili, non ha detto quanti esperimenti ha condotto” ha dichiarato.
“Come ho scoperto a caro prezzo, questo è un campo controverso ed ogni nuova teoria deve avere il maggiore sostegno possibile”.