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Scienza Applicata
Fonte: http://www.sciam.com/
Data : 23.09.05
STRUMENTI DELL’EVOLUZIONE AIUTANO A SVELARE LE ORIGINI DEGLI ANTICHI LINGUAGGI
La
chiave per comprendere l’evoluzione degli antichi linguaggi potrebbe trovarsi
nella loro struttura, non nei loro vocabolari, suggerisce un nuovo rapporto.
Scoperte pubblicate in data odierna sulla rivista Science illustrano come
una nuova tecnica linguistica che prende a prestito alcuni strumenti di biologia
evoluzionistica, potrebbe svelare i segreti di linguaggi risalenti a più di
10,000 anni or sono.
Data la rapidità nell’evoluzione dei vocabolari, il loro uso per ricostruire l'evoluzione dei linguaggi nel tempo può portare indietro di soli 8,000-10,000 anni. Per studiare lingue dal Pleistocene, il periodo compreso tra 1,800,000 e 10,000 anni or sono, Michael Dunn ed i suoi colleghi al Max Planck Institute per la Psicolinguistica hanno sviluppato un programma informatico che analizza i linguaggi basandosi sul modo in cui le lingue si relazionano. Hanno sviluppato una database contenente 125 “elementi strutturali del linguaggio” - che include tratti come la pozione del verbo all’interno della frase – relativo a due gruppi di lingue. Il Primo gruppo è formato da sedici linguaggi austronesiani; il secondo da 15 linguaggi della Papua (L’immagine sopra ritrae una canoa in una regione in cui si parlano entrambi i due gruppi di linguaggi. Chiamate Isole della Melanesia, si trovano ad est della Papua Nuova Guinea e a nord est dell’Australia). Quando i ricercatori hanno usato il nuovo approccio per rivelare le connessioni storiche tra linguaggi, i risultati per i linguaggi austronesiani ricordano da vicino i precedenti risultati basati sui confronti di vocabolari.
Per converso, però, il metodo basato sul vocabolario non offre risultati per i linguaggi della Papua, mentre la nuova tecnica vi è riuscita, e suggerisce che i linguaggi siano correlati in modi compatibili con le relazioni geografiche tra essi.
In un articolo di commento, Russel Gray dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda, ricorda che la nuova tecnica ha ancora qualche elemento di incertezza. Ma egli auspica che l’approccio “sia emulato in tempi brevi da altri ricercatori per altri gruppi di lingue in altre regioni. Nel futuro potremmo vedere sviluppare un enorme database web per tutte le lingue del mondo”.