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Fonte: http://notizie.alice.it/notizie

Data: 18.10.07

CNR: REALIZZATO "FARMACO" CONTRO TUMORE DEL BRONZO

Contrasta processi di corrosione dei reperti

Roma, 18 ott. (Apcom) - Una buona notizia per i restauratori: ricercatori dell'Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Cnr (Ismn-Cnr), hanno messo a punto un "farmaco", che verrà presto messo a loro disposizione, per sconfiggere il tumore del bronzo, la malattia che colpisce i reperti archeologici, che, una volta venuti alla luce, si ricoprono di macchie verdastre che in poco tempo li polverizzano.

La nuova molecola progettata e sintetizzata al Cnr si chiama DM02, un composto organico modificato, in grado di agganciarsi alla superficie del reperto e di bloccarne il processo di deperimento, se l'antidoto viene spalmato con un pennello, direttamente, sulla parte "malata" a concentrazioni dalle 30 alle 100 volte inferiori a quelle del benzotrianzolo (Bta), invece molto tossico e non altrettanto efficace come Bta. Il nuovo "farmaco" è stato testato da Isabella Maria Pierigè, conservatrice della Soprintendenza Archeologica d'Abruzzo con il coordinamento dell'Ismn-Cnr.

"Il fenomeno di degrado - spiega Gabriel Maria Ingo dell'Ismn-Cnr - è causato dal cloruro rameoso che si forma all'interno dell'oggetto nel corso dei secoli. Finché giace nel terreno il reperto si trova in una condizione di equilibrio chimico-fisico stabilizzatosi nel corso dei secoli . Dopo il rinvenimento - continua - a contatto con l'ossigeno e l'umidità subisce alcune reazioni: il cloruro rameoso si trasforma e genera acido cloridrico che attacca nuovamente il bronzo producendo nuovo cloruro rameoso. Se il processo non viene bloccato, il bene archeologico subisce una progressiva corrosione, fino alla definitiva distruzione".

L'obiettivo dei ricercatori, ha spiegato ancora Ingo, è quello di realizzare composti efficienti e non pericolosi per l'uomo che agiscano attraverso meccanismi che operano a livello nanoscopico e che sono completamente diversi da quelli usati fino ad ora, "altrimenti - sottolinea Ingo - c'è il rischio che nel giro di pochi anni ci troviamo ad essere disarmati di fronte al progressivo degrado del patrimonio archeologico.

 

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Fonte: enea via www.savonanotizie.it
Data : 26/10/2007
Archeologia. Enea e Cnr impegnati nei beni culturali Nuova cura per il tumore del bronzo

I reperti archeologici una volta venuti alla luce, si coprono di macchie verdi, fino alla totale corrosione. Una molecola organica, messa a punto dall’Ismn del Consiglio nazionale delle ricerche, bloccando la ‘metastasi’ del male permette di recuperare il manufatto

Una buona notizia per i restauratori. Presto avranno a disposizione un ‘farmaco’ più efficace per sconfiggere il ‘tumore’ del bronzo, la malattia colpisce soprattutto i reperti archeologici. Una volta venuti alla luce, questi si ricoprono di macchie verdastre che in breve tempo polverizzano il manufatto. I ricercatori dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Consiglio nazionale delle ricerche hanno progettato, sintetizzato e validato una molecola organica, la DM02, in grado di arrestare il processo di deperimento.

“Il fenomeno di degrado è causato dal cloruro rameoso formatosi all’interno dell’oggetto nel corso dei secoli” spiega Gabriel Maria Ingo dell’Ismn-Cnr. “Finché giace nel terreno, il reperto si trova in una condizione di equilibrio chimico - fisico stabilizzatasi nel corso dei secoli. Dopo il rinvenimento, a contatto dell’ossigeno e dell’umidità, subisce alcune reazioni: il cloruro rameoso si trasforma e genera acido cloridrico che attacca nuovamente il bronzo producendo nuovo cloruro rameoso. Se il processo ciclico non viene bloccato, il bene archeologico subisce una progressiva corrosione, fino alla definitiva distruzione”.

Per trattare questa tipologia di reperti, attualmente, i restauratori usano il benzotriazolo (Bta) che, oltre a non essere sempre efficace, è sospettato di cancerosità. “In questo tipo di trattamento, l’oggetto rinvenuto viene immerso in una soluzione alcolica riscaldata, con sviluppo di vapori tossici. Tant’è che l’Unione Europea”, commenta il ricercatore, “incoraggia la ricerca di nuovi materiali”. Basta invece una piccola quantità di DM02 per avere buoni risultati: l’antidoto viene spalmato con un pennello direttamente sulla parte ‘malata’ a concentrazioni dalle 30 alla 100 volte inferiori a quelle del benzotriazolo; essendo efficace in piccole dosi, la DM02 assicura anche un minor pericolo di tossicità.

“Il nostro obiettivo è realizzare composti efficienti e non pericolosi per l’uomo, che agiscano attraverso meccanismi nanoscopici completamente diversi”, spiega Ingo, “altrimenti c’è il rischio che nel giro di pochi anni ci troviamo ad essere disarmati di fronte al progressivo degrado del patrimonio archeologico. Sulla base di una vasta esperienza acquisita dallo studio del meccanismo di degrado dei bronzi antichi abbiamo modificato una molecola organica, facendo in modo che essa fosse in grado di agganciarsi alla superficie del manufatto e di bloccare la reattività del cloruro rameoso”. Viene così arrestata ‘la metastasi’ delle pericolose macchie verdastre.

I test condotti da Isabella Maria Pierigè, conservatrice della Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo, e coordinati da Tilde de Caro e Cristina Ricucci dell’Ismn-Cnr, hanno verificato su alcuni reperti la proprietà ‘curativa’ della DM02.

“Nel prosieguo delle attività”, conclude il ricercatore, “si cercherà di incrementare l’efficacia della nuova molecola per l’applicazione anche sugli argenti archeologici, definendo il protocollo di impiego per trasferire la scoperta agli utilizzatori finali”.


Fonte Cnr



“Un percorso Tecnologico” per la valorizzazione dei Beni Culturali

La “Tecnologia” è stata al centro del Workshop “Distretti e Tecnologie per i Beni Culturali”, tenutosi oggi a Roma presso l’Enea, presieduto dal presidente Luigi Paganetto, alla presenza del Ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli.

Il Ministro Rutelli pone l’attività in materia di “Cultura e Turismo” al primo posto per l’Italia nel XXI secolo; occorre perciò fare un grande sforzo per la valorizzazione e la tutela del patrimonio artistico del nostro Paese. Il Ministero intende valorizzare la filiera nazionale dei Beni Culturali in stretta collaborazione con l’Enea attraverso l’impiego delle tecnologie di cui l’Ente dispone.

Il presidente Paganetto ha osservato che: “Occorre valorizzare l’offerta dei Beni Culturali attraverso l’impiego di tecnologie innovative per rispondere alla domanda potenziale in grande crescita, ma che non sempre è soddisfatta.”

“L’Enea ha messo a punto un progetto in grado di realizzare una filiera sui Beni Culturali – ha affermato Paganetto – e l’apprezzamento che il Ministro Rutelli ha rivolto a queste attività dell’Ente ci permette di cominciare a lavorare fin da subito sulle linee che sono emerse in questo incontro”.

Le tecnologie e i servizi innovativi offrono nuove opportunità per il settore dei Beni Culturali in questa fase di sviluppo economico. La crescita delle imprese che operano in questo settore, circa 20.000 in Italia, e la loro accresciuta dimensione, consente loro di sviluppare attività di Ricerca e Sviluppo, in collaborazione con Enti di Ricerca e Università, e di acquisire tecnologie innovative nei loro prodotti e processi.

Partendo dalle esperienze dei distretti culturali è oggi possibile definire nuove sinergie e una nuova governance di rete tra i diversi soggetti che operano in questo settore, per affrontare l’intero processo di applicazione delle tecnologie dagli studi diagnostici agli interventi per il restauro, comprese nuove applicazioni che favoriscano una maggiore conoscenza dei beni culturali da parte del pubblico.

Il contributo che le moderne tecnologie possono fornire al restauro, alla conservazione ed alla valorizzazione dei beni culturali, mai come adesso, ha raggiunto un grado di multidisciplinarietà estremamente differenziato e complesso, e l’Enea, che ha una tradizione in questo settore, propone di avviare un “ percorso tecnologico” in grado di evidenziare gli strumenti più innovativi per indagini diagnostiche non distruttive, le tecniche digitali di ricostruzione tridimensionale delle opere d’arte e di elaborazione informatica “virtuale”, gli studi per la valutazione dei danni causati dagli agenti atmosferici e dall’inquinamento urbano sui monumenti delle città italiane.

L’Enea mette a disposizione le proprie competenze e i propri laboratori per realizzare insieme alle altre Istituzioni il monitoraggio e la valorizzazione dei nostri beni culturali. La tecnologia e il sistema della ricerca devono cooperare con le Istituzioni pubbliche e con le imprese per rilanciare il ruolo del nostro patrimonio culturale e la ricchezza che rappresenta per il nostro Paese.

 

 

 

 

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