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Scienza Applicata
| Fonte: http://www2.tecnicadellascuola.it/ |
| Data: 05.12.06
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| Archeologia, con le tecnologie digitali la ricerca diventa “virtuale” |
| di A.G. |
| L’archeologo ormai si serve sempre più di immagini telerilevate, laser scanner, radar, lidar, per esplorare il suolo e ricostruire antiche civiltà: a questa professione rinnovata è dedicato il convegno internazionale. “From space to place”, organizzato dal Virtual heritage lab del Consiglio nazionale delle ricerche, nel corso del quale verrà presentato un progetto Cnr- Seat-Pagine Gialle per visitare virtualmente Roma. |
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Le tecnologie digitali e d’avanguardia stanno
trasformando il lavoro dell’archeologo in una professione sempre più
“virtuale” e a distanza. Grazie ad immagini telerilevate, laser
scanner, radar, lidar ed una serie di tecnologie digitali sempre più
sofisticati è infatti possibile esplorare il suolo e ricostruire
antiche civiltà senza più i tradizionali strumenti. Allo scavo
‘virtuale’ è dedicato “From space to place. 2nd International
conference on remote sensing in Archaeology ”, il più importante
convegno al mondo di archeologia e telerilevamento che si tiene a
Roma, presso il Cnr, dal 4 al 7 dicembre, e che vede la
partecipazione di oltre 150 delegati da 25 paesi diversi.
All’ordine del giorno: le tecnologie più avanzate di
rilevamento, documentazione, analisi, diagnosi e comunicazione del
paesaggio archeologico. “Se in passato - spiega Maurizio Forte,
ricercatore dell’Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali
(Itabc) del Cnr - lo scavo rappresentava, anche in senso romantico,
il centro ineludibile dell’attività archeologica, il futuro ci
riserva un’archeologia in grado di restituire informazioni senza
neppure toccare il terreno, grazie a tecniche che consentiranno
soprattutto di raccogliere dati di maggiore qualità, risparmiando
tempo, risorse umane e danaro. Il telerilevamento in archeologia ci
permette di vedere l'invisibile, oltre la vegetazione e la
profondità dei suoli, grazie a satelliti, laser scanner, radar,
lidar, firme iperspettrali”.
Il convegno è organizzato dal Virtual Heritage Lab
del Consiglio nazionale delle ricerche, laboratorio dove da anni
lavorano in sinergia archeologi, architetti, informatici e
specialisti di varie discipline, in collaborazione con le maggiori
istituzioni mondiali nel settore. Questa struttura è impegnata in
progetti di assoluta avanguardia, come quello che, grazie alla
partnership di Seat-Pagine Gialle, consentirà di navigare nel
modello tridimensionale della Roma imperiale attraverso
l'elaborazione di foto satellitari di elevatissima risoluzione (20
centimetri).
Durante l’incontro si scoprirà, tra l’altro, come la
Nasa identifica i siti Maya nella giungla, come documentare la
muraglia cinese con i più recenti dispositivi ad alta risoluzione
dei satelliti.
Tante le domande alle quali gli esperti
internazionali tenteranno di rispondere: come si identifica un sito?
Come lo si scopre senza scavarlo? Quali saranno gli scenari futuri
della scienza che studia l'antico? Riusciremo a ricostruire il
passato come un ambiente vivo? Come si comunica l'antico?
“Dobbiamo immaginare un archeologo-cibernetico -
continua Forte - che prima studia il paesaggio dal proprio
laboratorio, poi lo documenta e lo analizza sul campo, quindi di
nuovo lo rielabora e lo ricostruisce in laboratorio, e poi lo
comunica al pubblico in un museo con una tecnologia di realtà
virtuale e in Internet con un sistema Web-Gis. Questo è il più
grande convegno al mondo che sia mai stato organizzato sulle
applicazioni di telerilevamento e le tecnologie digitali in
archeologia. La partecipazione della delegazione Unesco, che
patrocina l'iniziativa, ci onora e conferma che le tecnologie nel
settore condizioneranno le politiche culturali future. Il titolo
della conferenza, dallo ‘Spazio al Luogo’, vuole comunicare che il
lavoro delle tecnologie spaziali e digitali è finalizzato alla
ricostruzione di quel senso del luogo e del tempo che permette alle
comunità locali di riappropriarsi delle proprie tradizioni, dello
spirito di appartenenza all'ambiente e al paesaggio che è alla base
della nostra identità culturale. Al convegno sono invitati
soprattutto studenti e giovani ricercatori, perché dobbiamo
ripensare i curricula: non si può più studiare l'archeologia come
trent'anni fa”.
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