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SARDEGNA
Fonte: http://www.lamiasardegna.it/
Cercando l'origine della Sardegna sulle tracce della perduta Atlantide.
I greci antichi ci raccontano un mondo pieno di misteri al di là delle colonne d'Eracle.
Erodoto (circa 484-425 a.C.), che ha dedicato la vita alle geografie degli antichi ma che ammette di non conoscere l'occidente estremo, aveva raccontato di Corleo di Samo che sarebbe stato portato dai venti al di là delle colonne fino a Tartesso e gli avrebbe raccontato dell'argento e dei metalli, dei commerci al di là delle colonne d'Eracle. Dopo di che racconta del paese dei Celti che vivono al di là delle colonne d'Eracle e dice che l'Istro (che oggi si ritiene fosse il Danubio) nasce dalla città di Pirene. E dice che l'ambra proviene dall'Eridano (il Po) che secondo le notizie in suo possesso sfocia nell'Oceano del Nord. Timeo (circa 350-260 a.C.), che sarà per i suoi contemporanei il maggior conoscitore dell'occidente, dirà addirittura che la Sardegna è prossima all'Oceano e che il Rodano sbocca nell'Atlantico. Ma informazioni più precise le dà Rufo Festo Avieno, che fu proconsole in Acaia nel 372 dC, ed al nipote che gli chiede dov'è la Palude Meotide dice che gli descriverà il Mediterraneo. Descrive una rotta che passa per Tartesso (la stessa di Corleo da Samo) arriva alle isole Estrimnidi con i suoi fondali bassi che solo se li conosci non affondi, e poi passata l'isola Ierne, ossia sacra, arriva ad Albione. E dice che dalle isole Estrimnidi se ci si spinge verso dove il cielo diventa freddo si arriva nella terra dei Liguri, e poi nel suo viaggio dal Golfo Ligustico torna indietro sul mare che si allarga in un grande golfo fino a Ofiussa ed abbandonata questa riva per il mare interno che s'insinua tra le terre e che chiamano Mare Sardo il ritorno dura sette giorni. Ma dove si trovavano le colonne d'Ercole?Ma dove si trovavano le colonne? Se esse delimitavano il mondo allora conosciuto, considerando che l'estremo sud della Sicilia era il punto più ad ovest raggiunto dalla colonizzazione ellenica, si sarebbe tentati di posizionarle proprio lì, nel canale di Sicilia, e di identificare quindi l'Oceano con quello che oggi è il mar Tirreno. E' solo un'ipotesi, dato che di esse non esiste una esatta localizzazione al tempo dei greci antichi. Ne esistono però indicazioni mitologiche, Diodoro (I a.C.) ad esempio, nel IV libro de la Biblioteca dice che secondo la tradizione più accettata Eracle avrebbe arginato i promontori di Lybia e Europa, prima molto distanti tra loro, riducendo il passaggio a uno spazio stretto e poco profondo per evitare che i mostri marini arrivassero dall'Oceano; mentre secondo un'altra interpretazione i due continenti erano uniti ed egli li avrebbe aperti mescolando l'Oceano (Tirreno) al nostro mare (Jonio). E' solo un'ipotesi, peraltro assai poco plausibile data la distanza che separa le coste della Sicilia da quelle africane. Ma se così fosse, perché invece ci hanno insegnato che le colonne d'Ercole si trovano a Gibilterra? Due grandi falsi geografici dei greci moderni che cambiano completamente la storia.Quello che descrivono Omero, Platone e gli altri autori è il mondo dei Greci antichi. Poi avvengono due fatti che cambiano completamente la visuale del mondo, come se a una certa data tutte le conoscenze precedenti fossero state rimesse in gioco ed adattate a chissà quali diversi interessi politici: forse a quello di far vedere la Grecia al centro del mondo allora conosciuto, e successivamente il mondo conosciuto al centro dell'universo.
Si sarebbe tentati di ritenere assurdo che esigenze di simmetria propagandistica potessero portare a un tale falso storico, se non fosse che di falsi storici in quell'epoca e subito dopo ne vennero creati altri anche più rilevanti. L'esempio più clamoroso di queste falsificazioni storiche è quello legato alla forma della terra, che Eratostene descrive sferica al punto da misurarne esattamente la circonferenza, come è sferica quella sulle spalle dell'Atlante Farnese conservato al Museo Archeologico di Napoli, di età imperiale romana ma copia di un celebre originale di epoca ellenistica del III secolo a.C. Sarà Claudio Tolomeo (circa 90-168) nell'Almagesto a porre la terra piatta al centro dell'universo con la volta stellata che le gira intorno, e quindi nella mitologia greca successiva Atlante sosterrà non più la terra ma il cielo sulle spalle. E quindi ci siamo arrivati: non solo la Grecia si trova al centro del mondo conosciuto, ma il mondo conosciuto al centro dell'universo! Sembrerebbe assurdo, se non sapessimo per quanto tempo la Chiesa cattolica, allo stesso modo, ha preteso di imporre Roma al centro di una terra piatta, posta a sua volta al centro dell'universo. Forse i greci antichi conoscevano la Storia, ma quanti errori nella Geografia!Oggi sappiamo che la terra è sferica e che né Atene né Roma sono al centro dell'universo, ciò nonostante continuiamo a posizionare con Eratostene le colonne a Gibilterra anche se questo riempie di errori tutti i racconti dei Greci antichi. Se realmente queste si trovavano a Gibilterra, sembra quasi che il Mediterraneo occidentale neppure esistesse dato che ogni descrizione è riferita a terre al di là delle colonne, ossia in pieno Oceano Atlantico. Ed oltre tutto, le distanze, dove nascono e sboccano i fiumi, il numero di giorni dei viaggi assolutamente non tornano. Proviamo ad accennare a qualcuna di queste incongruenze. Partiamo dall'Oceano melmoso e poco profondo, che oggi si tende a localizzare nel mar Sargasso, vicino alle Azzorre: potevano essere arrivati fin lì i Greci antichi, senza aver incontrato nel loro tragitto tutto quello che si trova nel Mediterraneo occidentale?
Non si comprende come l'Eridano (il Po) potrebbe sfociare nell'Oceano del Nord, dato che gli oceani erano al di là delle colonne, mentre al di qua c'erano i mari conosciuti. E come farebbe la Sardegna ad essere prossima all'Oceano o il Rodano a sboccare nell'Atlantico, mentre sappiamo che sbocca presso Marsiglia? Le cose vanno ancora peggio con il viaggio di Avieno, che si sarebbe svolto lungo le coste della penisola Iberica fino a raggiungere l'Inghilterra. Oggi si ritiene che le isole Estrimnidi fossero nella Manica o addirittura le isole Scilly a sud dell'Inghilterra, l'isola Ierne sarebbe stata l'Irlanda, Albione ovviamente sarebbe stata l'Inghilterra. Difficile ipotizzare per un greco di quell'epoca un viaggio di questo tipo, ma ancora più difficile vedere a nord delle Estrimnidi la terra dei Liguri, che andrebbe localizzata sulle sponde del Mare del Nord o nello Jutland, e soprattutto impensabile il ritorno nel Mare Sardo in sette giorni. Come si vede, posizionando le colonne d'Ercole a Gibilterra i conti non tornano, non quadrano il nome delle località e dei mari, le distanze. Come ci si può quindi fidare dei greci antichi, così precisi nelle descrizioni dei loro mari, non ne imbroccassero nemmeno una quando si allontanavano da essi? Che affidabilità possono avere le loro peraltro così dettagliate descrizioni? Proviamo allora a rimettere le colonne d'Ercole al loro posto...A questo punto, l'unico riferimento che può permetterci di interpretare queste descrizioni è la localizzazione esatte delle colonne d'Ercole. Dicearco (circa 347-285 a.C.), discepolo di Aristotele e tra i padri della geografia greca, dà indicazioni precise. Scrive che dal Peloponneso è più lontana la fine dell'Adriatico di quanto non lo siano le colonne d'Ercole. Da Capo Malea alle colonne sarebbero solo 10.000 stadi, ossia, dato che uno stadio erano 600 piedi ossia 180 metri, la distanza sarebbe di circa 1800 km. Si dovrà arrivare a Polibio (circa 203-120 a.C.) per portare la distanza a 22.500 stadi, ossia 4.000 km, per renderla coerente con le affermazioni di Eratostene, ma Polibio non è più un greco antico, è già un moderno che dice queste cose solo molto tempo dopo...
Anche per questo Sergio Frau ritiene quindi di aver rimesso al loro posto le colonne d'Ercole. E scrive: Le ho rimesse dove iniziavano le terre di Eracle-Melquart, dio dei Fenici e dei loro mari, dove Sabatino Moscati diceva che iniziava la Cortina di Ferro dell'antichità, dove Esiodo mette la Soglia di Bronzo che divide il Giorno dalla Notte. Le ho rimesse al Canale di Sicilia: la zona blindata, la Frontiera, il Confine. Al di là di Malta c'era il Far West degli antichi Greci; i fondali infidi controllati dai Cartaginesi e dalle loro navi, vietati a chiunque Fenicio non fosse. ... per scoprire che i greci antichi conoscevano anche la Geografia.
Nell'atlante non è descritta Tartesso, ma non è impensabile localizzarla non già in Andalusia bensì in Sardegna a Nora, dove è stata trovata la stele della quale abbiamo parlato nel capitolo precedente, che riporta in caratteri Fenici oltre alla parola SHRDN (Shardana) anche la frase B TRSHSH (in Tartesso). Le isole Estrimnidi corrispondono a Sant'Antioco con i suoi fondali bassi che solo se li conosci non affondi, indicata come Molybodes nesos o Melibode Plombea o isola del piombo, ed alle isole che la circondano. L'isola Ierne, ossia sacra, è l'Asinara chiamata anche Herculis Insula, vicina all'imbocco del Fretum Gallicum oggi Bocche di Bonifacio. Albione non è l'Inghilterra bensì Albiana, al centro della Corsica. E si comprende come dalle isole Estrimnidi se ci si spinge verso dove il cielo diventa freddo si arriva nella terra dei Liguri, che quindi sarebbe giustamente la Liguria. Il viaggio prosegue dal Golfo Ligustico, ossia dal golfo Ligure, da dove torna indietro sul mare che si allarga in un grande golfo fino a Ofiussa, posizionata nell'atlante a Formentera, ed i conti tornano anche quando, abbandonata questa riva per il mare interno che s'insinua tra le terre e che chiamano Mare Sardo, il ritorno dura sette giorni. E quindi l'Oceano Atlantico viene a coincidere con il nostro mar Tirreno e tutti i conti finalmente tornano: i Celti al di là delle colonne d'Ercole, la Sardegna prossima all'Oceano ed il Rodano che sbocca nell'Atlantico, l'affermazione di Dicearco che dal Peloponneso è più lontana la fine dell'Adriatico di quanto non lo siano le colonne d'Ercole, i 1800 km di navigazione da Capo Malea alle colonne, ecc. Non è più fantasia credere che al di là delle colonne d'Ercole c'era un'isola, e da questa se ne raggiungono altre, e da queste la terra che tutto circonda, un vero continente. A questo punto ritornano anche il fondo così melmoso che le navi non riescono a navigarlo ed il mare poco profondo e soggetto a una morta calma tanto che le navi non riescono a navigarlo, basti pensare alle secche intorno a Sant'Antioco. E se fosse quindi la Sardegna il perduto continente di Atlantide?Nei dialoghi di Platone, Crizia racconta una storia che gli aveva raccontato quando lui aveva l'età di dieci anni suo nonno novantenne che l'aveva sentita dal grande legislatore ateniese Solone (638-558 a.C.), che a sua volta l'aveva appresa in Egitto da un sapiente sacerdote di Sais. Il sacerdote aveva descritto a Solone la bellezza di Atlantide, una terra costituita di fertili praterie e di alte montagne che la difendevano dai venti freddi del Nord e popolata da animali domestici e selvatici; il sottosuolo era ricco dei più pregiati metalli tra cui l'oricalco (che in realtà si ritiene fosse una lega composta da rame e zinco). Vi abbondavano le sorgenti d'acqua calda e fredda, le cui acque affluivano poi in un grandioso bosco sacro per poi finire nei bacini del porto, dove si trovavano moltissime navi protette da una cinta di mura dalla parte del mare e provenienti dai luoghi più lontani. Vi erano palazzi, torri e un tempio al dio Poseidone.
E come non riconoscere in uno dei tanti attacchi dei Popoli del Mare la descrizione fatta dal sacerdote e riportata da Crizia quando dice che ci fu un tempo più antico in cui gli eserciti di una grande civiltà venuta dal Grande Mare Occidentale invasero il nostro mondo tutto distruggendo e solo Atene si salvò (probabilmente l'invasione del 1200 a.C.). Ed aggiunge che tutta questa potenza, unitasi insieme, tentò una volta, con una sola mossa, di sottomettere la vostra regione (la Grecia) e tutte quelle che stanno al di qua dello Stretto. Allora, dunque, la potenza della vostra città (Atene) apparve eroica per virtù e vigore a tutte le genti. Infatti, superando ogni altro per forza d'animo e in tutte quelle arti che servono in guerra, in parte guidando i Greci, in parte procedendo da sola per necessità quando gli altri defezionarono, dopo aver affrontato estremi pericoli, vinse gli invasori e innalzò il trofeo della vittoria. E così impedì che venissero sottomessi coloro che non erano stati ancora sottomessi, e liberò con generosità tutti gli altri che abitano al di qua delle Colonne di Eracle. Nel libro viene riportato il risultato di uno studio dell'architetto Paolo Marcoratti sulla posizione geografica della città di Atlantide secondo le indicazioni del testo platonico, che al termine delle analisi condotte sul terreno gli consentono di affermare che la posizione della città di Atlantide e della pianura con essa confinante sia probabilmente quella corrispondente all'area geografica situata in Italia, nella regione Sardegna, nel territorio compreso tra il Golfo di Cagliari e la Pianura del Campidano. Alla fine della lettura si rimane sconcertati: vengono fatti quadrare tutti i conti. O quasi. Perché qualche difficoltà di spiegazione viene dalla datazione della storia di Atlantide, quando Platone parla di 9000 anni prima dei suoi tempi. E si arriverebbe ancora prima della civiltà megalitica, quando ancora non poteva esistere un popolo che già conoscesse i metalli e la scrittura. Ma Crizia parla di scrittura, e bronzo, e armi, e carri, e triremi, e cocchi per gli arcieri. Qui ci viene di nuovo incontro Sergio Frau, quando, constatato come fosse strana la misurazione del tempo in anni cosa che i greci non facevano mai, ipotizza che invece si trattasse di mesi. Cosa che a nostro avviso non è del tutto improponibile, se si pensa alle analoghe interpretazioni degli anni e delle generazioni fatte per l'Antico Testamento. In questo modo, 9000 mesi e quindi 750 anni da sommare al 399 a.C. data della presunta morte di Socrate, portano il momento del massimo splendore di Atlantide a coincidere con il momento di massimo sviluppo della civiltà Shardana, e quindi quello che sempre Platone chiama il popolo venuto dal mare non sarebbero altro che gli Shardana. La fine di Atlantide e i riscontri nella reggia di Barumini, il gigante abbattuto.
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Si ringrazia l'amico Claudio de Tisi di http://www.lamiasardegna.it/ per la gentile concessione.