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Sardegna
Fonte: www.contusu.it
Data: 17.12.07
| Una scoperta Archeologica Rivoluziona la datazione storica di Monserrato |
| Scritto da Pier Paolo Saba |
La
scoperta Archeologica casuale, avvenuta 50 anni fa dall’autore del presente
articolo, nativo Monserratino, vuole segnalare l’importanza del ritrovamento del
sito scoperto a suo tempo nell’intento di valorizzare Monserrato sotto il
profilo storico.
La scoperta Archeologica casuale, avvenuta 50 anni fa
dall’autore del presente articolo, nativo Monserratino, vuole segnalare
l’importanza del ritrovamento del sito scoperto a suo tempo nell’intento di
valorizzare Monserrato sotto il profilo storico che, data la
scoperta effettuata a suo tempo e segnalata alla Soprintendenza Archeologica di
Cagliari, mai pubblicata, forse per ovviare alla sistematica demolizione (vedi:
Tombaroli) dell’area interessata che presume un’ampia estensione di notevole
importanza, desunta dalla presenza di un’area sepolcrale a ridosso della
strada romana lastricata in conci calcarei e solcata dal passaggio
evidente di mezzi di trasporto su ruote che hanno inciso profondamente lo stesso
lastricato; tracce così evidenti, denunciano un traffico notevole su
quest’arteria, rivelando così l’importanza della zona, ed evidenziando
soprattutto un insediamento molto più antico di quanto lo stesso Casalis, nella
sua storia su Monserrato (Padulis – Pauli – “Palude” luogo paludoso) che lo
vuole, testualmente, come una :
<< piccola borgata di contadini e pastori, che in seguito all’espansione
demografica ed al decentramento antropico seguente alla fine delle incursioni
mussulmane tra l’XI° ed il XIII° secolo, ha iniziato a popolarsi stabilmente e
quindi a rappresentare una entità sociale a se stante abitata ininterrottamente,
non più stagionalmente, in occasione di alcune attività agricole. >>
La scoperta quindi, smentisce clamorosamente quanto affermato fin ora
dal Casalis, ponendo Monserrato su un piano di tutto rispetto entro
una rivalutabile cronologia che vuole assegnare agli antichi abitanti di questo
luogo, il giusto riconoscimento, una storia molto più antica
di quanto non si fosse supposto fin ora.
La radice storica delle genti che popolavano questo sito, attestano che
Monserrato preesisteva all’ epoca romana; dalle tracce di ossidiana rinvenute
in superficie, quali frammenti di punte di frecce, raschietti, un asceta votiva
in pietra verde, e resti di pasto i conchiglie del tipo Murex , nell’area che
era situata a monte dell’attuale ubicazione, per l’ovvia considerazione che,
l’immensa palude che le ha dato il nome attuale, evidentemente si estendeva, con
molta probabilità, fino alla collina dove era situata allora.
La dislocazione di quest’antico centro abitato posto sulla collina di “Terra
teula –Tegula“, era attraversato dalla larga strada (romana) che si
inerpicava sul lieve declivio, collegava tra loro gli altri centri abitati
permettendo scambi commerciali ed il passaggio delle truppe romane che, da
“Karalis”, controllavano tutto il territorio sotto la loro
giurisdizione; Quartu, Quartucciu, Selargius e paesi limitrofi, Dolianova,
Donori e Ussana, fino a Sestu altro importante centro di snodo militare e
commerciale, lungo la direttiva che ramificava per l’area sulcitana con
Decimomannu e Monastir che si apriva verso l’oristanese.
Monserrato, forse “TEGULA” (?) nell’antica denominazione, dal
nome della collina di natura argillosa quindi adatta alla fabbricazione delle
tegole, che nell’area del rinvenimento si riscontrano (perlomeno allora, nel
periodo della scoperta, della necropoli situata al margine della strada come
costumanza romana dell’epoca), in superficie, piuttosto numerose, insieme ad
alcune “sigillate”, cioè con il marchio di provenienza e fabbricazione; Embrici
di copertura sepolcrale piuttosto numerosi e resti umani integri ed altri posti
in giare o anfore di tipi diversi, panciute o a siluro, con evidenti resti di
cremazione, denotano l’importanza del sito.
“ LA STORIA “ (Monserrato) Stralci….
-Tratto dal vecchio sito comunale gestito da: “Sestu2010 srl”
Oggetto: “La storia di Sestu” pubblicato da Orru Simona il
28/11/'06
LE ORIGINI
Le origini di Sestu, come quelle di tanti altri abitanti della Sardegna, sono
avvolte nelle tenebre. L'origine di Sestu è precedente a questo periodo e
probabilmente risale all'eneolitico, cioè al terzo millennio a.C.
A convincerci sono le tracce pervenuteci di vari villaggi preistorici che
gravitavano nell'attuale territorio comunale quali San Gemiliano, Seurru,
Marginarbu ed altri, alcuni dei quali furono vitali fino al XV secolo d.C.
Questi insediamenti furono favoriti dalla loro vicinanza agli stagni, alle
lagune, alle scogliere ed alle spiagge del Golfo di Cagliari, fonti inesauribili
di sostentamento per la possibilità di pescare pesci e molluschi. Accresceva la
loro sussistenza la possibilità di caccia nelle vicine colline, coperte di
boschi e ricche di sorgenti d'acqua e di fauna variegata.
Epoca Nuragica
L'arco di tempo che va dal 1500 al III secolo a.C. è caratterizzato in Sardegna
dalla civiltà nuragica. Questa, fra le civiltà antiche, è quella che presenta
maggiore consistenza monumentale, tanto da prendere il nome dal suo monumento
più caratteristico, il nuraghe. Questa imponente costruzione megalitica era
talmente diffusa in tutta la Sardegna che ancora oggi se ne conservano oltre
7000 tra gli integri e quelli in rovina. Sfortunatamente non sono pervenuti fino
a noi i nuraghi esistenti nel nostro territorio, ma questi erano ancora visibili
nel secolo scorso. La testimonianza ci è data ancora dall'Angius nell'opera già
citata, che discorrendo di Sestu afferma: <<Si osservano in alcuni punti gli
avanzi e le macerie dei nuraghi, e si conoscono i siti, che in altri tempi erano
popolati.>>
Tuttavia quasi certamente qualche nuraghe doveva sorgere a San Gemiliano;
nella zona infatti sono stati rilevati resti di capanne di cultura nuragica,
accompagnati da materiali del periodo, specialmente litici quali macinelli a
mano, pestelli, percussori e teste di mazze forate, nonché vari frammenti di
ceramiche.
Nel IX secolo a.C. i Fenici iniziarono la colonizzazione della Sardegna,
fondando città e facendo progredire il commercio mentre reperti archeologici
fenici, risalenti al VII-VI secolo a.C. sono venuti alla luce a San Sperate,
Monastir ed Assemini, possiamo pensare che i Fenici commerciarono, attraverso
l'interscambio, anche con gli abitanti di Sestu.
Verso la metà del VI secolo a.C. Cartagine intervenne in Sardegna con le sue
truppe e alla fine dello stesso secolo si trovò padrona del Campidano e di altre
zone limitrofe, sostituendosi ai Fenici nel governo delle colonie sarde ed
assicurandosi lo sfruttamento delle risorse agricole dell'Isola.
Fino ad ora una sola testimonianza della presenza dei Cartaginesi a Sestu ci è
pervenuta. È la necropoli rivenuta nei pressi del campo sportivo di Corso Italia
risalente però al periodo punico-romano, cioè all'età in cui Roma aveva già
conquistato la Sardegna senza che l'avesse permeata completamente della sua
civiltà cancellando le testimonianze della colonizzazione precedente. Questa
necropoli ci ha restituito diverso vasellame fittile di uso domestico, di varie
forme e dimensioni, risalente al III secolo a.C conservato ora nel museo
archeologico di Cagliari.
Epoca Romana
Nel 238 a.C. Roma diede inizio alla conquista della Sardegna impadronendosi
delle città costiere ed assoggettando poi la pianura del Campidano. Una volta
padrona delle zone più fertili della Sardegna, Roma non modificò la politica
agricola di Cartagine, già padrona dell'Isola, si erano affermati maggiormente i
latifondi comprendenti ville, vici e mansiones, cioè villaggi e
borgate, più o meno grandi, uniti da strade secondarie chiamate diverticula che,
intersecando le strade principali, costituivano un tracciato viario che
permetteva sia un rapido ed agevole spostamento in caso di necessità, sia uno
scambio commerciale più consistente fra i centri abitati.
La romanizzazione è testimoniata da vari reperti archeologici. Si trattava di
aggregati a tipo e finalità rurali, non tutti fondati dai romani, ma alcuni
sorti nel periodo eneolitico e rafforzati dai romani che continuarono a
costruire attorno alle aree occupate dai nuraghi e dalle capanne semilapidee.
Dappertutto nel nostro territorio sono stati rivenuti oggetti e tombe, risalenti
al periodo romano.
Secondo gli studiosi Sestu era una mansio, cioè una stazione,
posta al sesto miglio sulla strada che partiva da Cagliari e giungeva al nostro
paese dopo essere passato, nel sito di San Lorenzo, verso Piscina Matzeu
dove si trovarono quantità di massi calcarei ben lavorati, con alcuni cippi
funerari romani e monete. Pare che questi fossero i resti di un pagus,
cioè di una piccola borgata di cui non ci è rimasto altro indizio.
La vicinanza alla capitale contribuiva a dare alla mansio un carattere di certa
distinzione, superiore a quello propriamente rurale di altri piccoli centri
disposti sulla strada che attraversava la Sardegna.
I VILLAGGI SCOMPARSI PISCINA MATZEU
Si individua con questo nome la zona compresa tra la S.S. 131, all'altezza
dell'incrocio con la strada provinciale Sestu-Elmas, ed i confini col Comune di
Assemini. La zona, meglio conosciuta col nome Su Bisconti
perché parte dei terreni in essa inclusi (uliveto, pineta e l'abitazione ai
margini di questa) appartennero ai visconti Asquer.
Tra questa zona e la chiesa monserratina di San Lorenzo
s'incuneava la strada che da Cagliari portava a Sestu, ricalcando il percorso
della vecchia strada romana. Nel secolo scorso, come si è già detto, in questa
località furono portati alla luce numerosi massi calcarei, con alcuni cippi
funerari romani, identificati come i resti di una piccola borgata della quale
non ci è rimasto altro indizio. Gli epitafi dei cippi funerari furono trascritti
dal visconte Asquer, ma lo Spano non li ritenne meritevoli di essere pubblicati
nel Bullettino Archeologico Sardo da lui diretto così ora non ne conosciamo il
contenuto. Nella zona era presente pure una
stazione stellare megalitica, luogo di culto degli antichi abitanti.
Questi dati storici, gli elementi trascritti in grassetto,
confermano ulteriormente quanto già riportato dal sottoscritto, in pratica, il
fatto che Monserrato abbia una Storia preesistente a quella “storica” accertata
dal Casalis che ci ha lasciato solo dati farneticanti.
Il riferimento a “Piscina Matzeu”, quale documento
inconfutabile, rivela la presenza, in zona, di una stazione stellare
Megalitica, la stessa che ho rinvenuto dislocata sul declivio della
collina “Cuccuru de Terra Teula” sul lato che si affaccia
alla”vecchia Aia”, su un immenso pianoro intagliato a squadra e completamente
lastricato da conci squadrati di calcare e basalto. Al centro dello stesso
troneggiavano delle immense sfere di Arenaria. Tre sfere di misure degradanti di
Mt. 1,30 di diametro la più grossa, Mt.0,90 la seconda e Mt.0,65 la terza.
Intorno, seppur, sparse in maniera disordinata, almeno all’apparenza, diverse
altre sfere più piccole e numerosi blocchi poligonali (quadrati) della stessa
arenaria, della misura di Cm.40x40.
Tale Monumento Megalitico, di cui i Monserratini conservano certamente la memoria, è testimoniato da un immagine fotografica, scattata circa trent’anni fa, ancor prima che la stessa area venisse sconvolta dall’urbanizzazione selvaggia. Tale scempio, permessi dalle Amministrazioni Comunali che si sono succedute fino ad oggi, hanno devastato ed estirpato quelle che erano le Radici di una cultura millenaria di cui andare orgogliosi. Una simile aberrante vergogna non trova uguali, o meglio, che si annovera frequente nell’intera isola, dettata da interessi e speculazioni private a discapito della cultura storica e dell’immenso patrimonio archeologico che, come quello sardo, non trova eguali nel Mediterraneo e nel mondo.
A suo tempo mi permisi di scrivere all’attuale Sindaco, Marco
Sini, invitandolo a prendere provvedimenti ma, con mio estremo rammarico,
recentemente, essendomi recato a Monserrato ho constatato lo sfacelo che è stato
eseguito nell’area indicata. Per l’occasione non ho potuto trattenermi
dall’urlare all’inconsulta vergogna. Una simile devastazione è un delitto, che
non può, e non deve, rimanere impunito.
L’importanza di questo rinvenimento è per Monserrato fonte d’orgoglio, in quanto
permetterà di scrivere una lunga pagina di storia antica che inorgoglisce i
cittadini; oggi più che mai importante è l’obbligo di rivedere i piani di
estensione urbanistica, che volgendo lo sguardo verso l’area in tema, rischia di
cancellare inesorabilmente un documento storico che attesta l’importanza di
questo centro, rispetto alle umili origini che le erano state attribuite a suo
tempo.
Monserrato ha diritto di portare in evidenza le proprie radici
storico culturali che, per troppo tempo sono rimaste sepolte sotto la coltre del
tempo, è dovere dell’ Amministrazione locale non trascurare un opportunità che
arricchiranno la stessa, ed i cittadini tutti ringrazieranno ed elogeranno un
tempestivo intervento della stessa, che si adopererà con sollecitudine dopo
questa segnalazione da troppo tempo trascurata ed anzi lasciata cadere
nell’oblio, per mera ignoranza, o forse per interessi privati…
Sarebbe un vero peccato abbandonare un progetto di ricognizione del territorio
per promuovere un saggio dell’area interessata ove far sorgere un cantiere di
scavo che arricchirà Monserrato, sia sotto il profilo storico culturale, sia
dando l’opportunità d’inserimento al lavoro con un simile cantiere di scavo
archeologico, a molti giovani disoccupasti, che numerosi purtroppo si trovano a
spasso nel “mio Paese, si !, perché sono Monserratino, e orgogliosamente mi
vanto di esserlo seppur assente dalla mia città natale, che mi manca; quando
sporadicamente torno a casa, vedo quanto si è estesa nonostante la riduzione
dell’area territoriale molto più vasta allora, e che è stata letteralmente
svenduta da Cagliari, prima che riconquistasse la meritata Autonomia.
Monserrato è oramai una bella cittadina, che dal nucleo storico
della mia fanciullezza, si è esteso in lungo e in largo, colmandola come un
uovo; data la presenza di numerosissimi cittadini, onorari e non, che l’hanno
preferita ad altri centri, contribuendo così a renderla una ridente città che
vanta Poeti, Musicisti, Pittori e Scultori di fama, immersa in una miriade di
attività che la rendono pregevole ed invidiata rispetto ad altre.
Monserrato è un luogo di gente semplice, ma attiva, che merita il rispetto che
si è conquistata con l’ingegno è l’arguzia.
Pier Paolo Saba
Olbia 10 Dicembre 2007
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