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Sardegna
Data: 17/07/02
L'isola di Atlantide ? Esiste, è la Sardegna
Sono
secoli che studiosi, filosofi, scienziati e letterati tentano inutilmente di
ricollocare il mitico continente di Atlantide nella geografia interpretando ora
Platone ora tutte le leggende mediterranee che ne hanno fatto il proprio fulcro,
e sono secoli che ogni tentativo viene frustrato da mancanza di prove concrete,
ma anche solo di indizi, testimonianze, idee. Sembra che oggi si sia sul punto
di arrivare a uno stravolgimento delle convinzioni tradizionali e che una nuova
luce possa essere gettata sulla madre di tutti i miti e sulla nostra stessa
genesi come popolo italico. In questa, che è soprattutto un'operazione
culturale, giocano un ruolo da protagoniste l'archeologia e la geologia --oltre
alla rivisitazione storica e filologica-- in un recupero del metodo scientifico
come approccio risolutivo anche per le questioni apparentemente solo umanistiche
o sociali.
Di volta in volta l'isola di Santorini, le isole britanniche, le Azzorre e le
Canarie (e recentemente anche l'arcipelago nipponico o le coste turche) sono
stati i luoghi maggiormente indiziati come gli ultimi retaggi del continente
perduto narrato da Platone nel Crizia e nel Timeo. Protetta da mura circolari di
metallo e dotata di grande disponibilità di beni naturali, beneficiata da
raccolti tre volte all'anno e da minerali preziosi del sottosuolo, Atlantide era
una terra promessa situata al di là delle Colonne d'Ercole. Già, ma dov'erano
quelle mitiche colonne 2000 anni fa ? Oggi tutti le collocano a Gibilterra, ma
le analisi dei testi precedenti la nuova geografia di Eratostene --il primo a
destinarle fra Spagna e Marocco -- dimostrano che c'era molta confusione su dove
piazzare i limiti del mondo quando la geografia non la facevano ancora i greci,
ma i fenici e i cartaginesi, eredi di quegli antichi popoli del mare di cui si
erano perdute le tracce dopo un avvenimento catastrofico (Atlantide non si è a
un certo punto clamorosamente inabissata ?).
La geologia dei fondali del Mediterraneo a questo proposito parla tanto chiaro
che anche un non geologo, ma giornalista e archeologo come Sergio Frau
--commentatore di Repubblica e novello scrittore di Le colonne d'Ercole,
un'inchiesta, appena pubblicato da NUR-Neon di Roma -- ha potuto notare che c'è
una sola zona che poteva fungere da confine del mondo conosciuto prima che i
commerci si spingessero più a Occidente, la sola che possedesse quei fondali
insidiosi, e soprattutto limacciosi e costellati di secche, che gli antichi
indicavano come Colonne d'Ercole, il Canale di Sicilia. Lo stretto di Gibilterra
ha fondali profondi più di 300 metri e non c'è mai stato fango laggiù, come
potevano sbagliarsi i tanti che avevano chiaramente descritto il canale di mare
fra Sicilia e Tunisia ?
E se le Colonne d'Ercole erano davvero a largo della Sicilia quando Platone
scriveva, perché Atlantide avrebbe dovuto essere alle Canarie o, tantomeno, a
Santorini ? I geologi avevano già escluso da tempo l'isola cicladica per via
delle prove paleomagnetiche: i manufatti in terracotta dell'antica Thira (Akrothiri)
si comportano come argille naturali in cui i granuli magnetici normalmente
presenti si orientano parallelamente al campo magnetico terrestre se riscaldati
al di sopra di una certa temperatura (come quella dei forni in cui venivano
cotti o di incendi). Confrontando quei dati con quelli provenienti dell'eruzione
spaventosa di Santorini (XVI secolo prima di Cristo) si è escluso che la
distruzione della civiltà minoica potesse essere contemporanea ai maremoti
conseguenti a quella catastrofe, dunque, che Atlantide potesse coincidere con la
Creta dei palazzi di Cnosso.
Ma al di là di quelle Colonne ora ricollocate c'è un'isola che ha un clima
straordinario --capace di dare più raccolti in un anno--, che è ricchissima di
metalli e che è stata abitata per lungo tempo da un popolo che costruiva torri
(i nuraghes dei Tirreni) e che forse è fortemente imparentato con gli Etruschi e
con i Fenici e i Cartaginesi. Un'isola che poteva costituire un forziere
naturale molto più vicino della lontana Spagna cui, chissà perché, dovevano
preferire arrivare i naviganti del Libano e della Libya. Un'isola da tenere
tanto segreta da farla quasi sparire dalle rotte, una specie di riserva naturale
da oscurare nella notte del mito, un'idea di terra promessa che avrebbe potuto
chiamarsi Atlantide. Quell'isola si chiama Sardegna e numerosi riscontri
archeologici mostrano come sia stata repentinamente abbandonata attorno al
1178-1175. I nuraghes della costa sarda meridionale e occidentale, quelli a
quote basse, sono tutti distrutti, capitozzati, con le grandi pietre gettate a
terra, mentre quelli contemporanei della Sardegna settentrionale sono ancora
oggi in piedi: sono possibili terremoti o maremoti in un'isola da sempre
ritenuta tranquilla da un punto di vista tettonico ?
La geologia potrebbe tentare di dare una risposta decisiva attraverso sondaggi
opportunamente collocati nella valle del Campidano, vicini ai nuraghes ricoperti
da una melma fangosa che ha tutta l'aria di essere un residuo di un'inondazione,
o, addirittura, di un maremoto. In tutto il mondo le rocce di maremoto (tsunamiti)
permettono di riconoscere le catastrofi del passato: l'ipotesi dell'asteroide
che avrebbe causato la scomparsa dei dinosauri riposa in parte su prove come
queste. Ma se tutto trovasse ulteriori conferme molte idee andrebbero cambiate:
la storia e l'archeologia dell'intero Mediterraneo rischiano di essere stravolte
in una nuova visione del mondo antico la cui origine sarebbe più vicina di
quanto pensassimo.
Mario Tozzi