Database Paleontologia -- Database News -- Home
PALEONTOLOGIA
Fonte: http://www.newswise.com/
Data : 14.02.05
Malgrado abbondino le teorie sul regime alimentare dei nostri antenati, fino ad ora esistevano pochi metodi per verificarle. Un professore ed i suoi colleghi hanno messo a punto un metodo per derivare dall’esame dei denti (del giorno presente e fossili) consistenti indicazioni sulla dieta, mediante software dei Sistemi di Informazione Geografica (GIS) e tecnologia laser, ed hanno scoperto un nuovo elemento anatomico nei dati fossili, che indicherebbe un mutamento nei primi antenati umani – probabilmente finalizzato a consentire di mangiare cibo più duro, come la carne.
“I denti sono perfetti per testare le ipotesi sulla dieta, perché si tratta degli elementi meglio preservati tra i dati fossili e sono comunque parte del sistema digestivo” ha dichiarato Peter Ungar, professore di antropologia. “Ma fino ad ora, non avevamo la tecnologia per estrarre le informazioni da essi.”
I denti raccontano le abitudini alimentari in modi differenti: dalla loro conformazione, che offre uno sguardo sul modo in cui sono stati consumati per masticare, e da microscopiche tracce e fratture – provocate dal cibo nel processo di masticazione. I ricercatori possono studiare le abitudini dietetiche dei primati del tempo presente, prelevando un calco dei loro denti e paragonando le forme e le microscopiche tracce su essi con quello degli antenati umani per formarsi un’idea di quel che mangiassero.
Per anni, i ricercatori hanno misurato la forma dei denti a mano, ed esaminato le microscopiche tracce e spaccature contando e misurando le centinaia di graffi su fotografie in bianco e nero prelevate con un microscopio elettronico – entrambe i metodi lasciando spazio ad errore. La forma dei denti muta con l’età dell’animale – sporgenze e infossature divengono meno profonde nel corso del tempo, ed è più difficile misurarle a mano in modo accurato. E contare gli incavi ed i graffi usando le sole fotografie, raramente offre risultati consistenti.
Per ottenere uno sguardo più accurato sulla forma dei denti, Ungar ha utilizzato un software comunemente usato sul livello globale – il GIS, in particolare uno speciale modello di GIS accoppiato con scanner laser ad alta risoluzione per esaminare i “panorami dentali”. Un laser legge le coordinate tridimensionali dei denti per ogni millesimo di pollice lungo la superficie. Il software quindi calcola le coordinate e produce una mappa tridimensionale del dente.
Questa nuova tecnica, analisi topografica dentale, si focalizza sui denti spaccati, permettendo la ricostruzione della dieta di molte più specie fossili, rispetto al passato. Per misurare le microfratture sui denti, Ungar ha usato un microscopio per rilevazioni a luce bianca, che riflette cioè la luce bianca per creare un’immagine basata sulla misura della superficie.
“Lo strumento offre una grande ricchezza di informazioni per la superficie ad un altissimo tasso di risoluzione, meno che un milionesimo di pollice” ha dichiarato Ungar. Le informazioni, dettagliate e tridimensionali, permettono ai ricercatori di determinare le caratteristiche della superficie, come la profondità e la direzionalità delle fratture, usando analisi frattali prese in prestito dall’ingegneria meccanica. Inoltre, laboratori differenti che hanno usato simili apparecchiature, hanno ottenuto risultati identici, ha spiegato Ungar.
Ungar ed i suoi colleghi hanno usato alcune di queste tecnologie in via di sviluppo per paragonare le affossature e le sporgenze in due antichi antenati del genere umano - l’Australopithecus afarensis, la specie di Lucy, e il primo Homo, il primo membro del genere umano. Le loro analisi hanno mostrato che l’Australopithecus Afarensis recava piccole incisioni sui denti, a suggerire una dieta di cibi come noci, semi, radici e tuberi. Ma i denti del primo Homo mostrano incisioni più profonde con maggiore potere di masticazione rispetto ai denti dell’Afarensis, suggerendo uno scivolamento nella dieta verso cibi più duri – probabilmente carne.
Le evidenze archeologiche avevano già indicato agli archeologi l’aumentato consumo di carne da parte dei primi antenati umani, ma il lavoro di Ungar ha offerto le prime evidenze anatomiche a sostegno di questa ipotesi.
“I modelli sono buoni, ma abbiamo necessità di andare oltre” ha dichiarato Ungar. “Abbiamo necessità di testare le ipotesi.”
Le nuove tecnologie sviluppate presso l’Università dell’Arkansas permetteranno agli scienziati di farlo.