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Medio Oriente

 

Fonte: www.galileo.it

Data: 17.03.08

Sulla via di Acri

Durante le crociate, in Israele vi era uno dei più trafficati porti mercantili dell’Oriente latino, che intratteneva relazioni commerciali persino con la Cina

 Nel corso del XII e del XIII secolo, al tempo delle Crociate, esisteva un fiorente commercio di ceramiche che raggiungevano il porto israeliano di Acri dal Levante mediterraneo, dall’Europa meridionale, dal Nord Africa e perfino dalla Cina. Lo rivelano nuove ricerche condotte dall’ Università di Haifa da Edna Stern, sotto la direzione di Michal Artzy e di Adrian Boasz, sulle ceramiche rinvenute negli scavi di Acri dell’Israel Antiquities Authority, e sul vasellame ritrovato nei relitti naufragati intorno alle coste del Mediterraneo.

Secondo i ricercatori Acri, oltre a rappresentare la porta di accesso per i pellegrini cristiani nella terra di Israele, era uno dei più trafficati porti mercantili dell’Oriente latino e intratteneva relazioni commerciali con Europa, mondo islamico e impero bizantino. Questi ultimi studi hanno rivelato che la maggior parte dei prodotti importati consisteva in vasellame da tavola invetriato, soprattutto coppe e piatti, recipienti, giare e articoli da cucina, e che il 44 per cento delle mercanzie proveniva dalle regioni mediterranee di Cipro, Grecia e Asia Minore. Erano solidi anche i traffici commerciali con i vicini della Siria e del Libano, da dove arrivava circa il 30 per cento delle importazioni, mentre le regioni occidentali del Mediterraneo (principalmente Francia, Catalogna e Tunisia) esportavano il 3 per cento delle ceramiche. Una parte della mercanzia, seppur piccola (0,2%), proveniva addirittura dalla lontana Cina.

Contrariamente alla diffusa idea secondo cui i prodotti ceramici importati in Israele erano considerati articoli di lusso, le ricerche di Stern e colleghi indicano che la ceramica non locale non veniva importata per il suo valore; piuttosto sembra che giungesse tramite le compagnie commerciali come carico riempitivo, per economizzare gli spazi non occupati da mercanzie più pregiate. (f.g.)


 

 


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