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Medio Oriente
Fonte: http://www.inadaily.com/
Data : 04.12.03
Gli archeologi trovano prove dei primi abitanti
dell’antica Yanouh.
Le scoperte
indicano che il Monte Libano fosse abitato prima dell’VIII secolo.
L’antico
sito di Yanouh sul Monte Libano è stato al centro di una conferenza tenutasi al
Convento dei Francescani di Badaro da Pierre Louis Gatier, responsabile della
missione archeologica di Yanouh e della valle superiore di Nahr Ibrahim,
Direttore delle Ricerche al CNRS e della Maison de l’Orient di Lione, Francia.
La missione è stata lanciata nel 1999, quando Gatier era professore alla Saint
Joseph di Beirut, a beneficio degli studenti di archeologia, ma anche perché
nessuno scavo reale era mai stato portato avanti sulle montagne libanesi,
lasciando aperte molte questioni storiche.
In particolare Gatier ed il suo gruppo erano interessati a verificare la teoria, generalmente accettata, secondo cui le montagne non fossero state coltivate e quindi abitate, prima del Medio Evo (dall’VIII al X secolo circa) quando i Cristiani Maroniti vi cercarono rifugio dalle persecuzioni.
Yanouh è situata a 1200 metri di altezza sul livello del mare nell’Aqoura, nei pressi di un altro antico sito, le grotte di Aqfa. Prima di scavare a Yanouh, il gruppo ha iniziato un’indagine della valle. Quel che hanno scoperto suggerisce che la montagna sia, in effetti, stata abitata prima dell’VIII secolo, dai tempi dell’Età del Bronzo e del Ferro. Le prove a sostegno variano dalle ceramiche alle presse per il vino; comprendono antichi terrazzamenti agricoli, e la stele dell’Imperatore Adriano: iscrizioni che proibivano il taglio di nuovi alberi, come un sicuro segno del fatto che l’area fu intensamente coltivata.
Una delle scoperte più significative, spiega Gatier, è quella dei resti di una sequenza di villaggi su una collina, circondata da una cintura di tombe di tipologia così unica che sono conosciute come “tombe del tipo Yanouh”. Sono fosse scavate nel terreno, chiuse da una lapide di pietra naturale, e con pareti costruite di rocce spaccate.
Le tombe risalgono all’antica e alla media Età del Bronzo, il che spinge drammaticamente indietro la data conosciuta dell’occupazione della montagna.
Gatier ha arricchito la sua conversazione di racconti folcloristici e storici. Per esempio, la storia della Regina Zenobia di Palmyra, che inviò i suoi messaggeri al lago-oracolo di Aqfa, poco prima di tentare la conquista dell’Oriente, per sapere se la sua missione sarebbe andata a buon fine. Si riteneva che le offerte gettate sarebbero discese nelle profondità del lago se fossero state accettate, ma le sue furono ributtate sulle rive in segno di rifiuto.
C’è poi la storia del castello dei Crociati di Le Moinestre (ora noto come Al-Hosn). Il signore franco del castello chiese ad un emiro locale di inviargli un medico. Quando giunse, gli fu presentato un cavaliere ferito ad una gamba. Egli prescrisse uno dei suoi balsami, ma un cavaliere franco si fece avanti con un’ascia e tagliò via di netto la gamba del povero paziente invece, uccidendolo in poche ore. Quando altri cavalieri si rifiutarono di applicare sale e aceto alla ferita sulla testa di una donna, uccidendola, il medico tornò dal suo Emiro, che decise che i franchi erano barbari.
Per il sito di Yanouh, fino agli anni ’60, quando fu ripristinato, tutto ciò che era visibile erano le parti di un tempio romano. Ma nessuno scavo o ricerca archeologica sono stati mai condotti seriamente, così non sapremo mai quel che fu trovato al sito. Quel che rimane sono pochi pezzi dell’enigma la cui ricostruzione è stata lasciata al team di Gatier. All’interno di un progetto in continuo aggiornamento, sono state mostrate una cappella medioevale del XII secolo, un tempio romano del II secolo all’interno di una parete chiamata peribole, una basilica bizantina che si appoggia al muro, ed un tempietto romano, accanto alla più eccitante struttura del gruppo: una piattaforma rituale ellenistica, estremamente rara in Libano.
Il tempio fu mutato in una chiesa quando fu eretta la cappella, e divenne noto come San Giorgio il Blu per via del calcare di cui è formata, divenuto di colore blu con il passare del tempo. Presenta una figura tipica dei templi libanesi romani: l’adyton, una piattaforma elevata sul retro del tempio.
“I migliori esempi di ciò possono essere trovati nel tempio di Bacco a Baalbek” ha spiegato Gatier.
Come versione più modesta di questo tempio massiccio, Yanouh reca una figura completamente originale: due alte finestre su ogni lato degli assi centrali, apparentemente create al solo proposito di guardare all’esterno. Un migliaio di anni dopo, per un naturale processo di stratificazione, il livello del terreno è salito attorno al tempio, e le finestre sono ora livellate al suolo: quando il tempio è stato convertito in chiesa, sono divenute naturalmente le sue entrate.
Poco è conosciuto del sito al momento, salvo che fu distrutto parzialmente dal fuoco nel VII secolo.
A dispetto della scarsità degli indizi rimasti, il gruppo sta lentamente colmando le lacune nella storia nota di Yanouh e conseguentemente, portando alla luce la storia umana della montagna.