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Italia
Fonte: www.laprovinciadicomo.it
Data: 21.03.08
LENNO - Un
Venerdì santo di molti anni fa, sul lago. Le acque del Golfo di
Venere erano blu, come quel cielo d’aprile: c’è una stagione in
cui i colori non si mescolano, il Sommo pittore non ha ancora
messo mano alla tavolozza, sta solo preparando i pennelli.
C’era un filo di vento, appena appena o forse era un respiro
universale d’anima, come se la natura si stesse preparando
all’ora della Croce, all’ora di quel Cristo che rese lo spirito,
duemila anni prima. Le due e mezza del pomeriggio. Poi, le due e
tre quarti. Le due e cinquantotto. Le tre. Un suono di campana.
Non è possibile che suoni così una campana, alle tre del
pomeriggio di un Venerdì santo; le campane sono legate dal
Giovedì santo, si scioglieranno la notte di Pasqua, al massimo
segnano l’«Agonia», come si diceva un tempo.
In nessuna parte in questa terra che fa memoria della Croce può
suonare in questo modo una campana; e non sta rintoccando a
morto, sta suonando. Sta suonando ovattata, come una voce che
viene dal cuore dell’acqua, come se fosse il respiro d’anima di
tutti quelli che erano carne e adesso sono spirito, delle madri
che aspettano chi non nasce e chi non torna, degli uomini
partiti sulle barche, dei bambini che sognano e dei vecchi che
chiudono gli occhi. Un brivido: non è vero, questo suono. È solo
una suggestione: il sole può dare alla testa in un giorno di
primavera dopo tanto inverno.
«È la campana del villaggio sommerso»: è reale la voce di tre
anziani che stavano a riva e si sono fermati. Non hanno bevuto,
assicurano, non trema la mano che indica il dosso di Lavedo. Era
un’isola abitata, raccontano, più grande dell’Isola Comacina,
più bella di qualsiasi altra cosa bella. Ma va’, l’avete vista,
voi? Non c’è bisogno di vedere per credere, si sa che è
sprofondata e lo dicono da sempre. Ma nessuno ha mai studiato la
cosa, nessuno è mai sceso per cercare quel villaggio sommerso;
siamo andati sulla luna e non abbiamo mai accertato se c’è una
Lenno sott’acqua.
E così ogni Venerdì santo la campana suonerebbe? Non suonerebbe.
Suona, rettificano. E magari l’oracolo di Delfi che è da queste
parti si mette a parlare; e magari appare il fantasma di Mattia
Del Riccio che si appostò dietro il dosso di Lavedo nell’aspra
lotta contro i soldati dell’Imperatore.. No, nessun oracolo
pagano, nessuna spada. Non sarà il Perlana che porta giù la voce
dei monti, risuona dei canti dei monaci del San Benedetto? No, è
la campana del lago. Sarà una campana in giro, un rintocco
portato dal vento e adesso, scusate, grazie delle informazioni,
ma c’è altro da fare.
Passarono molti anni e un giorno la «Compagnia della Campana»,
capitanata da Davide Van De Sfroos, decise di immergersi e di
cercare il villaggio. Andarono giù e trovarono un sasso, forse
un sedile di granito, incrostato di cozze, ripreso dalla Tv. Poi
non si seppe più nulla. La spiegazione dei razionalisti afferma
che sono state le onde del lago a far qualche scherzo e in
questo secolo di progressi scientifici e tecnologici le leggende
fanno solo ridere. E se, invece, fosse tutto vero?
Post Scriptum: Questo non è un esercizio letterario. La campana
l’ho sentita davvero, così come l’ho descritta. Neppure io ci ho
creduto, allora. Adesso, su questo Golgota, sì.
Maria Castelli
Si ringrazia per la segnalazione l'amico Franco Prada