Fonte: srs
di Silvia Bernardi/ L’Arena di Verona, sabato 17 maggio 2008
cronaca pag. 15
Verona: Dal Seminario spunta
un tesoro
Verona: scavi archeologici del seminario

«OH!! Ogni tanto sul giornale leggo qualche bella
segnalazione!”
“Finalmente dopo quattro anni, il giornale L’Arena di Verona
è riuscito a “portare alla luce”, la notizie riguardante il
piu’ importante e imponente scavo archeologico di Verona e
uno dei maggiori di tutto il nord d’Italia degli ultimi
anni.
Scavo che si era, e si sta affettuando, in una segretezza
tale da far invidia, “ all’area 51”.
Malgrado l’assoluta riservatezza, nei bar vicino al
seminario, qualche notizia era comunque filtrata, anche a
causa del numero elevato di persone che lavorano nel
cantiere, e benché non siano fonti ufficiali, la voce era
che lo scavo che si stava eseguendo era di una importanza
archeologica tale da far dire che Verona aveva ora la sua
piccola Pompei.
Vediamo ora se i responsabili alle soprintendenze e autorità
varie, piu’ o meno preposte, lo sacrificheranno
all’ennesimo parcheggio auto sotterraneo di Verona o
riusciranno a salvare, preservare e valorizzare questo
piccolo, ma importantissimo, gioiello archeologico, e visto
che per Verona il centro storico della città è dichiarato
dall’Unesco "patrimonio storico e culturale dell'umanità",
non dovrebbero essere difficile farlo».
LA SCOPERTA A VERONETTA.
Nel corso dei lavori di ristrutturazione, durante gli scavi
per il parcheggio sono venuti alla luce preziose
testimonianze archeologiche

Si arriva di buonora. Si inizia a scavare. Pala in mano per
togliere il grosso, pennelli e spatole per non rovinare i
reperti.
È quanto stanno facendo da quattro anni gli specialisti
dell'equipe dell'archeologo inglese Simon Thompson.
Dove?
Molto vicino a noi. Nel cuore della città. Più precisamente
nel cortile del Seminario vescovile che da quando sono
iniziati i lavori di ristrutturazione rischia di diventare
uno dei siti archeologici più grandi e importanti della
città rinvenuto negli ultimi anni.
Ottocento casse di materiale databile tra il II secolo a.C.
e il IV d.C.
Il perimetro di un imponente impianto artigianale risalente
al IV secolo d.C. e, sotto, una necropoli di epoca
celtico-romana.
Centoquaranta scheletri conservati nella sabbia del
palealveo dell'Adige.
Una scoperta che riporta indietro nel tempo di oltre 2mila
anni.
E che ha rallentato la realizzazione del parcheggio
sotterraneo ad uso del seminario.
Molti neonati, tanti bambini alcuni sepolti su un fianco,
altri supini.
Uno rannicchiato vicino al suo cane.
Poco più in là, un adulto tumulato con il suo cavallo.
Il ritrovamento risale a un anno fa.
Gli scheletri sono stati rimossi, etichettati e consegnati
nelle mani della Soprintendenza.
La prossima tappa è il laboratorio di Milano per la
datazione ufficiale.
«Le prime trincee di sondaggio sono state fatte nel 2004»,
racconta Thompson,
«e hanno subito rivelato che si trattava di un'area
archeologica».
.
.
Lì, nel cortile delimitato dagli edifici del seminario
che si affaccia tra via Porta Organa, via Seminario e vicolo
Bogon, c'è la testimonianza storica di tre epoche diverse.
Mura grandi, muretti interni, ampie cisterne e una via di
transito che si collegava al passaggio della Postumia.
«Questa era una zona artigianale. Siamo fuori le mura,
vicino alle vie di comunicazione. Le officine dove si
lavoravano ferro e bronzo si affacciavano direttamente sulla
strada».
Sul retro il perimetro di un cortile e una cisterna ancora
ben visibile.
«Sulle pareti abbiamo trovato numerosi frammenti di ferro.
Lì, molto probabilmente, si immergevano i manufatti per il
raffreddamento».
Vicino, un altro grande pozzo che ha rivelato sul fondo
centinaia di frammenti di terracotta.
«Erano offerte votive. I fedeli ci buttavano dentro vasetti
e statuine come noi, oggi, buttiamo le monete nella fontana
di Trevi».
E infatti, nell'area c'è anche un santuario e le relative
offerte. Quelle meglio conservate.
«Abbiamo repertato centinaia di casse di materiale ritrovato
in buche o strutture interrate. Ceramiche, statuine in
terracotta, utensili».
Poi la zona artigianale, molto probabilmente intorno al III
secolo d.C. cadde in disuso e venne utilizzata nuovamente
come necropoli.
«Solo una tomba è stata ritrovata in buono stato di
conservazione con tutto il corredo funerario: rocce di
quarzo, due statuine, uno specchio, delle monete».
La storia ricorda quella degli anni '90, quando i lavori per
i Mondiali di calcio riportarono alla luce seicento tombe
romane sotto Porta Palio, il 90 per cento di defunti
cremati, il resto inumati.
Anche quelle risalenti tra la fine del I secolo a.C. e il IV
d.C.
«Abbiamo trovato così tanto materiale che non abbiamo
trovato il tempo di studiarlo».
E non finisce qui. Rimane ancora un'ampia area da scavare,
quella in prossimità degli edifici, verso vicolo Bogon, dove
dovrebbe sorgere il parcheggio interrato per 250 posti
auto.
«Ma per proseguire dobbiamo prima terminare gli scavi
nell'area già riportata alla luce. Ci aspettiamo comunque di
trovare materiale interessante».
Come il resto dei fabbricati sul lato opposto della strada
antica, con gli annessi reperti che, vista l'abbondanza di
quelli già ritrovati, non deluderanno.
«La curia si è impegnata molto fino a qui», aggiunge
Thompson «sostenendo i costi di un sito come questo».
E ora che si fa, si ricopre tutto?
Si affronta l'altra parte dei lavori?
Dove sono e dove andranno collocati i reperti?
La soprintendente ai Beni archeologici, Giuliana Cavalieri
Manasse, non dà risposte, e si limita a dire che ci sono
colloqui in corso con la Curia.
Conferma il ritrovamento di una grossa necropoli ma non
fornisce altri dettagli.
Nel frattempo i lavori di ristrutturazione del Seminario
vescovile sono in fase di ultimazione con la monumentale
facciata già finita a dare l'idea dell'imponenza -e della
bellezza- del complesso architettonico.
Quanto alle sorti del suo tesoro «nascosto» è presto per
pronunciarsi: per la decisione finale si devono attendere
gli ultimi colloqui tra Curia e Soprintendenze.