Fonte: www.adnkronos.it
Data: 12.12.07
Archeologia, apre a Roma il comprensorio di Santa Croce in Gerusalemme
(Adnkronos Cultura) - “Abbiamo creato un
comprensorio archeologico dal nulla e al suo
interno abbiamo allestito degli uffici della
soprintendenza ed un laboratorio di restauro”. A
sottolinearlo è stata
Maria Rosaria Barbera,
responsabile dell’area archeologica nel
quartiere di San Giovanni, presentando il
comprensorio archeologico di Santa Croce in
Gerusalemme che aprirà finalmente alle visite,
dopo i lunghi lavori di restauro e bonifica. Il
comprensorio si potrà visitare, a partire
da questo sabato alle ore 11,
ogni primo e terzo sabato del mese.
“Tutti gli spazi – ha sottolineato Francesco
Cochetti della Pierreci, concessionario dei
servizi di accoglienza - sono stati riaperti
avendo cura di rispettare le norme di
sicurezza”. Nel periodo post-unitario l’area fu
acquisita dal demanio militare per costruirvi la
caserma “Umberto I Principe di Piemonte”.
I finanziamenti del Giubileo,
poi, hanno consentito l’abbattimento di tutte le
volumetrie abusive e deturpanti,
il restauro di alcune delle più significative
testimonianze di epoca antica e il recupero
degli immobili di servizio all’ex Caserma (ad
eccezione della porzione ancora in uso
dall’Associazione Nazionale Paracadutisti
d’Italia), allo scopo di farne la sede di un
nuovo polo museale.
Il
comprensorio archeologico comprende una serie di
monumenti antichi inclusi tra le mura Aureliane,
la piazza di Santa Croce in Gerusalemme e via
Eleiana.
Il più antico di questi è un lungo muro in opera
reticolata che faceva probabilmente parte della
recinzione di una villa suburbana di età
augustea (27 a.C. – 14 d.C.). Alle spalle del
muro, sorgono poi le arcate dell’acquedotto
Claudio, iniziato nel 38 d.C. da Caligola e
terminato nel 52 d.C. dall'imperatore a cui si
deve il suo nome.
Tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C.,
gli imperatori Severi impiantarono in questa
zona una villa, gli “Horti Spei Veteris”,
articolata a nuclei monumentali circondati da un
parco, che può essere paragonata, come ricordato
dalla Barbera, “ad una Villa Adriana in ambito
urbano”. Tra il 271 e il 275 d. C. furono
costruite le mura Aureliane, che ridussero le
dimensioni della villa Severiana, determinando
l’abbandono del circo e la trasformazione della
funzione dell’anfiteatro, inglobato nel circuito
murario. Dalla parte del viale Castrense, poi,
si potrà ammirare la parte meglio conservata
dell’Anfiteatro Castrense, che fu fatto
costruire dall’imperatore Elagabalo (218 – 222
d.C.), all’interno della residenza Severiana.
Una campagna di scavo all’interno
del Giardino del convento dei Cistercensi
(a loro e ai Certosini si deve la parziale
conservazione del sito archeologico) ha
rivelato l’esattezza di alcuni disegni fatti da
Palladio e gettato nuova luce sulle
caratteristiche tecniche e la perfezione formale
di questa opera.
Nell’area circostante il Museo degli Strumenti
Musicali si conservano, poi, alcuni resti del
Circo Variano, “che aveva grandi dimensioni -
come sottolineato dalla responsabile dell’area -
con una lunghezza di quasi 600 metri,
paragonabile a quella del Circo Massimo con i
suoi 621 metri”, la cui costruzione fu iniziata,
probabilmente, da Caracalla (211 – 217 d.C.) e
che Elagabalo ristrutturò.
All’età Severiana risale anche una ricca casa
privata, la “domus di Aufidia Valentilla”,
conservata all’interno dello stabilimento Acea
di via Eleniana, con pavimenti in mosaico e
pareti affrescate molto ben conservate. Di
fronte all’edificio dell’Acea, sul lato opposto
di Via Eleniana, sarà visitabile, poi, una
cisterna per l’acqua, unico resto di un
complesso termale fatto costruire
dall’imperatore Alessandro Severo e restaurato
in seguito dalla madre dell’imperatore
Costantino.
Con Costantino la parte della villa Severiana
rimasta all’interno delle mura, fu trasformata
in un palazzo, detto Sessorio che Elena, madre
di Costantino, abitò dopo la vittoria del Ponte
Milvio (312 d.C) e che trasformò in cappella
palatina, dedicandola al culto della croce di
Cristo. A questo periodo risale la costruzione,
nell’ambito del Palazzo, della grande basilica
civile, di cui si conserva l’abside nel giardino
del Museo Storico della Fanteria. “In questa
area – ha spiegato la Barbera - si può notare
benissimo il passaggio dalla Roma pagana alla
Roma cristiana”. Ancora nei primi decenni del IV
sec. d.C. furono costruite, addossate alle mura,
due case private a due piani, decorate con bei
pavimenti in mosaico.