Organizzati il viaggio archeologico
Cerca i prezzi più vantaggiosi con
lastminute.com e eDreams.it
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
per aggiornarti con le ultime news

Database Archeologia Biblica -- Database News -- Home

 

INDAGINI SU GESÚ

 

 

Fonte: http://www.toscanaoggi.it/a_notiziabase.asp?IDCategoria=250&IDNotizia=7808

 

Il Cristo della storia

Dal n. 8 del 25 febbraio 2007, n. 9 del 4 marzo 2007

 

Romanzi come «Il codice da Vinci» o saggi come l’«Inchiesta su Gesù» di Corrado Augias e Mauro Pesce: sono tanti i libri usciti negli ultimi tempi che mettono in discussione la «storicità» dei Vangeli, facendo passare l’idea che dalla ricerca storica potrebbe emergere un Gesù diverso rispetto a quello della tradizione cristiana. Si arriva persino a insinuare il sospetto che la Chiesa abbia voluto, nel corso dei secoli, manipolare o nascondere alcune fonti per offrire ai credenti un’immagine di Gesù non corrispondente alla realtà.

Questa tendenza mette in dubbio l’essenza stessa del cristianesimo: la fede cristiana infatti si fonda sull’incontro personale con Gesù e non può prescindere dalla realtà storica della sua incarnazione, morte e resurrezione. La ricerca storica quindi, condotta in modo serio, non contraddice la fede ma anzi le offre basi più solide. Toscanaoggi propone un itinerario quaresimale in cinque puntate per conoscere il «Gesù della storia», che è anche il «Gesù della fede».




Cristo, ignorato
dalla cronaca prima di entrare nella storia

di Angelo Silei


In quest’ultimo tempo, anche in Italia, ha trovato molto interesse la trattazione relativa alla storia di Gesù. La verifica della sua vicenda umana ha attirato molti scrittori e giornalisti.

L’argomento non è nuovo. Da qualche decina d’anni, in particolare in alcune università degli Usa, molti ricercatori, non necessariamente credenti, hanno dedicato tempo e risorse alla raccolta e all’analisi di tutte le notizie possibili per ricostruire i tratti umani e storici della figura di Gesù. L’interesse per l’argomento non può essere assolutamente sottovalutato dai credenti perché il «vangelo» non è una filosofia di vita o una religione secondo forme tradizionali, ma l’annuncio di un avvenimento che ha al centro una persona e la sua storia: proprio Gesù di Nazaret.

La necessità di difendere questo contatto realista fu presente anche all’inizio della storia del cristianesimo. Molto presto infatti si cominciò a mitizzare l’avvenimento e a tentare di togliere i connotati umani e terreni alla vicenda di questo Gesù. Testimonia questa preoccupazione uno scritto di Ignazio di Antiochia, morto nel 110 d.C., che scrive così ai cristiani di Smirne: «voi siete sicuri e certi che nostro Signore realmente discese dalla stirpe di David nella carne… realmente nacque dalla Vergine… realmente sotto Ponzio Pilato ed Erode Tetrarca fu trafitto per noi dai chiodi nella carne ». Questo realismo rispondeva a quel tempo alla necessità di affermare l’evento dell’incarnazione: essa non fu una semplice «apparizione» divina in sembianze umane, ma fu un evento concreto, reale, carnale, storico. Un’esigenza simile si pone oggi per affermare la storicità della figura di Gesù: Gesù è veramente esistito ed è possibile conoscere alcuni dati essenziali della sua vicenda terrena.

Questa ricerca deve tener conto di un fatto che non sempre è evidente soprattutto nella nostra mentalità di credenti: il fatto-Gesù passò assolutamente inosservato alla cronaca e alla storia di quel tempo. Fra gli avvenimenti dell’impero di Roma del primo secolo tutto ciò che riguarda la vicenda di Gesù non ebbe alcuna eco. In quel secolo ci furono tanti che si presentarono come messia, e migliaia furono i crocifissi. Per dirla in termini moderni: nessun notiziario, nessun giornale, nessuna cronaca di quel tempo ebbe interesse alcuno alla cosa. Né alla sua nascita né alla sua vita e al suo ministero né alla sua morte e neppure a ciò che si disse di lui dopo la sua morte. Gesù non fu un «personaggio» nel suo tempo. Anche nel mondo giudaico il suo fu un passaggio simile a quello di tanti altri pseudomessia o maestri. Se qualche eco c’è stato, questo è a causa del movimento che è nato da lui. È come per la storia del popolo di Israele: la rilevanza storica di ciò che accadde al popolo eletto è assolutamente sporadica e marginale. Poco o niente si sa di molta parte della storia d’Israele da documenti o testimonianze al di fuori di ciò che è scritto nella Bibbia. La rilevanza deriva soprattutto dalla fede. E questo è vero per Gesù come per il popolo eletto e la loro storia.

Questa premessa è necessaria per non rimanere delusi della scarsità delle notizie che abbiamo su di lui. Ci sono, certo, i testi del Nuovo Testamento. Abbiamo le lettere di Paolo (anni 50-60 d.C.), ma soprattutto i vangeli (a cominciare dalla fine degli anni 60 d.C. e nei decenni successivi). Ci sono poi gli altri scritti: Atti degli Apostoli e le altre lettere. Ma questi scritti non hanno l’intento di una ricerca e ricostruzione scientifica, nel senso moderno, della vita di Gesù. Si appoggiano - e si vogliono appoggiare - certamente su dati storici, ma il loro scopo è soprattutto apologetico: essi vogliono dare il significato di quella storia, la sua verità in ordine alla salvezza e all’attuazione del piano di Dio annunciato dai profeti. Difatti più che le cronache del tempo, gli autori avevano presenti le pagine del Primo Testamento. Con quelle pagine hanno cercato di illuminare la storia umana di Gesù.

Tutto questo però non deve squalificare quelle fonti per conoscere il Gesù della storia. Infatti anche questi autori sapevano quanto era importante la verità storica di ciò che essi raccontavano. Sapevano bene che non era affatto secondario dare ragione dei dati storici relativi alla persona di Gesù, per non farne un mito di pochi invasati o una leggenda popolare senza fondamento. Si tratta in effetti dell’evento dell’incarnazione. L’affermazione è centrale e basilare: si racconta di un Dio fatto veramente uomo, della «Parola fatta carne». E l’affermazione «fatta carne» è realista e costitutiva dell’avvenimento: non è un particolare secondario.

Per questo i testi del Nuovo Testamento sono i primi a dover essere accolti ed esaminati, e anche verificati alla luce delle conoscenze storiche parallele.

Ma non sono solo i testi del Nuovo Testamento a parlare di Gesù. Ci sono anche altri documenti, al di fuori degli scritti cristiani, che rammentano Gesù, certamente non con quell’abbondanza e quella convinzione. È logico: si tratta di scrittori non cristiani, ebrei o pagani, e quindi non interessati più di tanto a quella storia. La sollecitazione a parlarne viene soprattutto dallo sviluppo del movimento che nacque dalla predicazione e dalla vita di Gesù. I cristiani molto presto affiorarono in tutte le città dell’impero: a Roma per esempio possiamo affermare la nascita di gruppi cristiani già poco dopo il 40 d.C., ma a Gerusalemme e in Palestina essi avevano già fatto parlare di sé all’interno della comunità giudaica.



Nei testi pagani e giudaici le tracce di «un uomo saggio che forse è il messia»
La diffusione del cristianesimo nel I secolo ha fatto girare nel mondo di quel tempo dominato dai romani il nome di Gesù. Pochi decenni dopo la sua morte si erano costituite intorno alla fede in Gesù piccole comunità di gente, soprattutto di origine giudaica, ma anche un buon numero di pagani. A Gerusalemme prima di tutto, ma anche a Antiochia di Siria e a Roma, a Corinto e a Efeso, in Galazia e in Dalmazia, a Damasco ma anche a Fiesole (come sostiene la tradizione risalente a S. Romolo). La presenza di cristiani portava interesse sulla persona di Gesù. E ci furono scrittori sia giudei che latini che se ne occuparono, seppur en passant.

Fra i testi giudaici uno soprattutto è da ricordare e riferire a proposito di Gesù: è di Giuseppe Flavio. Vissuto nel primo secolo poco dopo la morte di Gesù, Giuseppe era un ebreo di famiglia sacerdotale. Preso prigioniero dai romani, fu collocato al servizio del generale Vespasiano: ottenne la sua stima e simpatia fino ad essere accolto nella sua famiglia. Per questo pose accanto al suo nome ebreo Giuseppe il cognome Flavio. Scrisse molto, soprattutto di storia. E nella sua monumentale storia sui giudei Antichità giudaiche egli parla di Gesù. È un documento messo molte volte al vaglio della critica, forse manipolato da copisti cristiani. Ma anche nella sua versione più essenziale dà alcune notizie importanti. È chiamato Testimonium flavianum e nella versione più critica recita così: «in questo tempo ci fu un uomo saggio che era chiamato Gesù. La sua condotta era buona ed era noto per essere virtuoso. E molti fra i giudei e fra le altre nazioni divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò ad essere crocifisso e a morire. Ma quelli che erano diventati suoi discepoli non abbandonarono il suo discepolato. Essi raccontarono che egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione e che era vivo; forse, perciò, era il Messia, del quali i profeti hanno raccontato meraviglie ».

Un’altra testimonianza giudaica interessante, ma meno conosciuta, si trova nel Talmud. Con il suo tipico linguaggio dichiara: «Viene tramandato: Alla vigilia della Pasqua si appese Jeshu il nazareno. Un banditore per quaranta giorni andò gridando nei suoi confronti: Egli esce per essere lapidato, perché ha praticato la magia e ha sobillato e deviato Israele. Chiunque conosce qualcosa a sua discolpa, venga e l’arrechi per lui. Ma non trovarono per lui alcuna discolpa, e lo appesero alla vigilia della Pasqua». Le due fonti sono da prendere in considerazione se non altro per quanto riguarda l’esistenza storica di Gesù e alcuni dati relativi alla sua attività e alla sua morte.

Ma anche al di fuori dell’ambiente giudeocristiano si parla di Gesù, anche se solo in modo molto telegrafico. Sono alcuni scrittori pagani, storici romani dell’inizio del II secolo, a riferire alcuni fatti legati alla figura di Gesù. Si tratta di Tacito, Svetonio e Plinio. Tacito scrive dei fatti del tempo di Nerone, dell’incendio di Roma e dell’accusa contro i Cristiani: «Nerone, per mettere a tacere ogni diceria, dichiarò colpevoli e condannò ai tormenti più raffinati coloro che il volgo chiamava cristiani….Essi prendevano nome da Cristo che era stato suppliziato ad opera del procuratore Ponzio Pilato sotto l’imperatore Tiberio». Anche lo storico Svetonio, raccontando dell’espulsione dei giudei da Roma al tempo di Claudio, dice che essa avvenne a causa di Cristo. Infine Plinio il Giovane, governatore della Bitinia, riferisce in una lettera all’imperatore Traiano della sua indagine e del suo atteggiamento a proposito dei cristiani: alcuni li fece uccidere altri li mandò a Roma. «Essi - dice - avevano l’abitudine di riunirsi in un giorno stabilito, prima dell’alba, e di cantare alternativamente un inno a Cristo come a un dio ». E riferisce ancora del considerevole numero di coloro che aderiscono a questa «superstizione».
Questi tre scrittori scrivono tutti intorno al 110 d.C.. Le loro testimonianze sono serie e affidabili, fuori di ogni dubbio, e ci attestano la diffusione del cristianesimo nelle città dell’impero romano. Davanti a questi testi pagani possiamo dire che il cristianesimo fece più notizia di Cristo. Passò senza far rumore, fuori delle cronache, senza echi straordinari la vicenda terrena e umana di Gesù. Ma non passò sotto silenzio la crescita e lo sviluppo del popolo che credette in lui: i «cristiani», come furono chiamati ad Antiochia una decina d’anni dopo la sua morte.



La nascita e l'infanzia di Yehoshua ben Yosef

di Angelo Silei


Dove e quando sei nato. Quando si devono dare le proprie generalità queste sono le coordinate. E tutti abbiamo una risposta precisa, senza incertezze. La riportiamo in tutti i documenti ufficiali e serve per definire molti nostri diritti e doveri. Celebriamo con gioia il compleanno. Volendo, potremmo anche andare a controllare il registro dell’anagrafe. Questo accade a noi, nel nostro mondo moderno e occidentale. Ma non dappertutto è così. E soprattutto non era così nel passato.
Fu così anche per Gesù.

Noi viviamo ogni anno nella festa del Natale il ricordo della sua nascita nella notte del 25 dicembre, ascoltiamo il racconto dei vangeli, facciamo il presepe, mettiamo i personaggi, pensando di rappresentare una scena storica precisa e circostanziata. Forse ci affidiamo a quei racconti come fossero cronaca. D’altra parte non abbiamo altro per raccontare il dove e quando della sua nascita.

La scienza storica però si trova un po’ in imbarazzo davanti a quelle scene: angeli, una luce, pastori, magi, una stella, un viaggio, Giuseppe il giusto e Maria vergine, Cesare Augusto, Quirinio, Erode, Nazaret, Betlemme. Certo se fosse cronaca sarebbe anche troppo. Ma i vangeli sono interessati al significato di ciò che accadde, più che ai dati anagrafici. E quindi occorre passare al vaglio tutti queste notizie.

Intanto sgombriamo subito il campo da un primo dato legato alla data del 25 dicembre. La collocazione della Nascita di Gesù in quel giorno non è scritta in nessun documento. Essa fu stabilita nel IV secolo quando si cominciò a celebrare solennemente la festa e la scelta si ispirò ad una festa pagana e a una festa ebraica. La festa pagana era quella del Sole Invitto che si celebrava subito dopo il solstizio d’inverno (21 dicembre): Gesù è il vero sole che illumina il mondo. La festa ebraica è quella che cade il 25 di Kasleu, mese invernale che corrisponde quasi al dicembre, e che ricorda la Dedicazione del Tempio da parte di Maccabei dopo che era stato profanato da Antioco nella prima metà del II sec a.C.: i cristiani così trovarono una degna sostituzione alla festa ebraica.

La liturgia quindi non definisce un evento anagrafico, ma celebra il senso di quella nascita. Ma i vangeli offrono riferimenti storici interessanti per determinare la nascita di Gesù.

Sono i vangeli di Matteo e di Luca a interessarsi dell’argomento e ad offrirci notizie. Essi hanno all’inizio due capitoli che raccontano con linguaggio e stile ricercato gli avvenimenti della nascita e infanzia di Gesù. Al dove e quando, tutti e due rispondono nello stesso modo: a Betlemme e al tempo del re Erode.

La prima notizia ci porta nella Giudea vicino a Gerusalemme (Mt 2; Lc 2). Non in Galilea, come ci si aspetterebbe dal momento che Gesù è conosciuto come Galileo di Nazaret. Anche Giovanni attesta questa provenienza nel suo vangelo mettendo sulla bocca della gente questa domanda: «Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di David e da Betlemme, il villaggio di David?» (7,42). Anche se sempre poi si parla di Gesù come il Nazareno, Betlemme resta un punto fisso per indicare la sua nascita. Anche la tradizione e la archeologia conducono a Betlemme nella Basilica della Natività. Il luogo era venerato già alla fine del I sec.: l’imperatore Adriano infatti intorno al 130 d.C. fece edificare un tempietto a Cupido, il bambino dio dell’amore, proprio là dove si venerava la nascita di Gesù. Resta aperta l’indagine se tutto questo corrisponda ad un dato storico oppure ad un’esigenza scritturistica (l’origine davidica del messia).

La seconda notizia ci porta al tempo del re Erode (Mt 2,1: Lc 1,5). Si tratta di Erode il grande, il più famoso monarca della dinastia, che fu re della Palestina per 37 anni a cominciare dal 41 a.C.. Il suo carattere di re sanguinario trova una corrispondenza precisa nella strage dei bambini di Betlemme e nella sua paura di essere soppiantato da un altro re.

Matteo e Luca ci offrono altre notizie storicamente verificabili per precisare il tempo della nascita di Gesù. Matteo offre un riferimento astronomico: l’astro che guidò i magi. L’evento si riferisce a qualcosa che accadde in quel periodo: il passaggio della cometa di Halley nel 12 a.C. (che però non era un segno propizio, tutt’altro, le comete erano un segno nefasto) oppure più probabilmente la congiunzione di due pianeti, Giove e Saturno, nel 7 a.C.. Luca offre, oltre al tempo di Erode, due riferimenti temporali quando colloca l’inizio della predicazione di Giovanni «nell’anno quindicesimo dell’imperio di Tiberio Cesare» (3,1) e quando dice che «Gesù aveva circa 30 anni quando incominciò il suo ministero» (3,23). Questo «circa» lascia spazio a incertezze, ma i 30 anni prima ci portano alla fine del regno di Erode (che infatti morì pochi anni dopo a Gerico, nel 4 a.C.).

Anche la notizia del censimento che troviamo in Luca è uno stimolo alla ricerca. Sappiamo però di Quirinio governatore della Siria e di un censimento fatto da lui, ma intorno al 6 d.C. E quindi questa informazione rimane molto incerta.
E così scopriamo che Gesù è nato prima di Cristo! Questo dato è dovuto a un errore di calcolo fatto dal monaco Dionigi nel IV secolo quando si volle calcolare il tempo a partire dalla nascita di Cristo.

I vangeli ci danno inoltre notizie coerenti sulla sua famiglia e sul suo paese. Una famiglia di artigiani composta da Giuseppe e Maria e molti parenti («fratelli e sorelle»). Un paese piccolo della Galilea sconosciuto alle Scritture Sante e anche alla geografia reperibile di quel tempo. Anche se nato a Betlemme, Gesù fu conosciuto come Gesù di Nazaret e i suoi discepoli - almeno all’inizio - come Nazareni. A Nazaret Gesù è cresciuto, imparando il lavoro di Giuseppe e partecipando della vita sociale e religiosa del suo piccolo paese nell’alveo di una famiglia osservante. Non c’è bisogno di immaginare più di quello che i vangeli ci dicono sul tempo della sua infanzia e giovinezza. Anzi proprio il loro silenzio ci fa immaginare una vita comune, senza colpi di scena, nascosta, al ritmo di una piccola comunità di contadini fuori di ogni concentramento urbano. Qui Gesù è cresciuto: è arrivato alla maturità, lavorando, frequentando la sua sinagoga, formandosi alla lettura delle Scritture, partecipando alla vita del villaggio. Nessuno stupore durante quegli anni per la gente di Nazaret. Lo stupore ci fu quando si presentò un sabato a leggere e predicare. Nessuno si aspettava tanto dal «carpentiere, il figlio di Giuseppe». Tutti lo conoscevano come Yehoshua ben Yosef.

Gli «apocrifi»: testi tardivi che hanno nutrito la devozione
Tra
i documenti relativi a Gesù, ce ne sono alcuni che non possono essere trascurati. Anche perché c’è una grande parte di filmografia e narrativa moderna che vi ha attinto, non sempre con serietà e senso critico. Si tratta dei cosiddetti «vangeli apocrifi».

A cominciare dal II secolo all’interno della comunità cristiana, soprattutto di matrice giudaica, si sono prodotti racconti interessanti, soprattutto sui fatti relativi alla nascita e infanzia di Gesù. Essi tendono a riempire i vuoti lasciati dai quattro vangeli canonici, e raccontano di Maria e dei suoi genitori, della sua nascita e della sua infanzia, raccontano di Giuseppe e del suo matrimonio, arricchiscono il racconto della nascita di Gesù e della sua infanzia. Il più famoso di questi vangeli è il
Protovangelo di Giacomo
, così chiamato perché narra avvenimenti che precedono il tempo del classico vangelo (pensiamo a quello di Marco che inizia con la predicazione di Giovanni e di Gesù).

Il più stimato invece è il Vangelo di Tommaso, una raccolta di 114 detti di Gesù: questo scritto riscuote grande interesse e attenzione per la sua solida tradizione. Ci sono poi vangeli che raccontano della morte e della resurrezione.

Queste testimonianza sono sempre state considerate con molta prudenza anche dalla Chiesa, sia perché tardive (sono lontane più di 100 anni dagli avvenimenti raccontati) sia perché rispecchiano una certa teologia sospetta di esagerare le prerogative divine di Gesù a scapito della sua autentica umanità. Dobbiamo però riconoscere che esse hanno nutrito la devozione, la liturgia e la riflessione delle comunità cristiane (pensiamo alla festa e alle immagini della Presentazione di Maria al tempio, di Maria Bambina, del matrimonio con Giuseppe; ricordiamo i nomi e la memoria di Giovacchino e Anna). Restano molti discutibili i dati storici di questi libri, ma non possiamo escluderli in blocco. Il vaglio necessario lascia nella rete qualche perla preziosa.

 


INDAGINI SU GESÚ

  Database Archeologia Biblica 

Home