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GRECIA
Fonte: Economist.com
Data: 27.09.02
Il meccanismo di Antikythera.
Il
computer a molla.
Un antico pezzo del meccanismo
mostra le antiche origini della moderna tecnologia.
Quando un sommozzatore greco
chiamato Elias Stadiatos scoprì il relitto di una nave cargo a largo della
piccola isola di Antikythera nel 1900, furono le statue che giacevano sul fondo
del mare che destarono la più viva impressione su di lui. Il carico della nave
di beni di lusso includeva anche gioielli, ceramiche, raffinati arredi, oggetti
di bronzo databili al I secolo a.C. Ma il più importante ritrovamento si provò
essere una serie di piccoli globi corrosi e verdi – i resti di un elaborato
marchingegno meccanizzato.

Il meccanismo di Antikythera, come
è ora definito, fu originariamente conservato in una cassetta di legno della
dimensione di una scatola per scarpe, e recava scritte sulla superficie esterna
ed un complesso assemblaggio di ruote e ingranaggi di bronzo all’interno.
La radiografia ai raggi-X dei
frammenti, che ha evidenziato la presenza di 30 separati distinti meccanismi,
portò l’anziano Derek Price, uno storico della scienza all’Università di
Yale, a concludere che tale congegno dovesse essere un computer astronomico
capace di prevedere la posizione del sole e della luna nelle case dello zodiaco
ad ogni data stabilita. Una nuova analisi, però, suggerisce che il meccanismo
fosse ancora più sofisticato di quanto originariamente ritenuto, e rinforzò la
prova della sua teoria di un’antica tradizione greca di un complesso
meccanismo tecnologico.
Michael Wright, curatore
dell’istituto di ingegneria meccanica al Museo delle Scienza di Londra, ha
basato la sua nuova analisi su dettagliate scansioni ai raggi-X del meccanismo,
usando una tecnica chiamata tomografia lineare. Questa tecnica implica che la
fonte di raggi-X, la pellicola e l’oggetto siano spostati in modo da essere
esaminati l’uno in relazione all’altra, così che solo le figure di un piano
particolare possano essere messe a fuoco. Dall’analisi delle immagini
risultanti, portata avanti in collaborazione con Allan Bromely, uno scienziato
informatico della Università di Sydney, è stata ricavata l’esatta posizione
di ogni ingranaggio, e ha suggerito che Price si fosse sbagliato in una serie di
osservazioni.
In alcuni casi, riferisce Wright,
Price sembra avere “manipolato” il numero dei denti di particolari rotelle
(la maggior parte delle quali sono chiaramente incomplete) in modo da riuscire
ad ottenere significative ratio astronomiche. Il racconto di Price, inoltre,
mostra parecchie contraddizioni interne, un uso selettivo delle prove e
divagazioni gratuite. In particolare, postula un elaborato meccanismo contrario
per disporre alcuni dei congegni affinché essi girino nella direzione giusta.
Poiché dell’originale meccanismo
sopravvive tanto poco, alcune speculazioni sono inevitabili. Ma Wright ha notato
che esiste un perno al centro della ruota principale del congegno meccanico. Ciò
indica la presenza di una rotella centrale attorno alla quale tutti gli altri
congegni avrebbero dovuto ruotare. Naturalmente questo si allontana di molto dal
meccanismo inverso di Price e porta all’idea che il complesso di ingranaggi
fosse specificamente disegnato per modellare una particolare forma di moto “epiciclico”.
I greci credevano in un universo
geocentrico e spiegavano il moto degli oggetti celesti usando modelli elaborati
basati sugli epicicli, nei quali ogni corpo descriveva un circolo (l’epiciclo)
attorno ad un punto, che si muoveva anch’esso in circolo attorno alla terra.
Wright ha trovato prove che il meccanismo di Antikythera sarebbe stato in grado
di riprodurre accuratamente il moto del sole e della luna, usando un modello
epiciclico elaborato da Ipparco, e dei pianeti Mercurio e Venere, usando un
modello epiciclico elaborato da Apollonio di Perga. (Questi modelli, che
precedono il meccanismo, sono stati successivamente incorporati nel lavoro di
Claudio Tolomeo nel secondo secolo d.C.).
Un congegno che semplicemente
modella il moto del sole, della luna, di Mercurio e di venere non avrebbe avuto
molto senso. Se fosse esistita un’ulteriore sezione del meccanismo ora
perduta, avrebbe potuto riprodurre il moto dei tre altri pianeti conosciuti a
quel tempo – Marte, Giove e Saturno. In altre parole il meccanismo potrebbe
essere stato in grado di predire la posizione dei corpi celesti conosciuti per
ogni data determinata, con un rispettabile grado di accuratezza, usando
puntatori di bronzo su un diagramma circolare con le costellazioni dello zodiaco
che corrono attorno al suo bordo.
Wright ha mostrato un modello
ipotetico nel quale i meccanismi di ogni corpo celeste si trovano sovrapposti in
strati come in un sandwich, e ha iniziato a lavorare nel suo laboratorio. La
ricostruzione completa, dettagli della quale appaiono in un articolo nel
Horological Journal di Maggio, sono stati esposti questa settimana a Technopolis,
un museo di Atene. Mediante un getto d’aria su un lato, i corpi celestiali
possono essere fatti avanzare e recedere così che la loro posizione in ogni
data scelta possa essere determinata. Wright ha dichiarato che il meccanismo
deve essere stato costruito mediante l’ausilio di antichi attrezzi poiché la
realizzazione di una ruota metallica dentata implica l’utilizzo di lame
sofisticate ed un’altissima abilità. Ha anche effettuato differenti esempi a
mano.
Quanto da vicino questa
ricostruzione corrisponda all’originale, non sarà mai determinato con
certezza. Il proposito dei due segni sul retro del congegno non è ancora
chiaro, anche se uno dei due potrebbe indicare l’anno. Né è chiaro il
proposito del congegno: potrebbe essere stato un calcolatore astronomico, usato
per accelerare la determinazione degli oroscopi, o potrebbe essere stato
semplicemente un oggetto per divertimento di lusso. Wright è convinto che la
sua interpretazione epiciclica sia corretta, e che l’originale congegno fosse
modellato per riprodurre l’intero sistema solare.
Esistono del resto antiche fonti che
si riferiscono a simili macchinari.
Cicerone, scrivendo nel primo secolo
a.C., menziona uno strumento “recentemente costruito dal nostro amico
Poseidone, che ad ogni rivoluzione riproduce lo stesso moto del sole, della luna
e dei cinque pianeti.” Anche Archimede riferisce di avere avuto un piccolo
planetario, e due simili macchinari si dice siano stati trovati a Siracusa,
quando la città cadde nel 218 a.C. La ricostruzione di Wright suggerisce che
tali riferimenti potrebbero ora essere presi alla lettera.
Tutto ciò offre inoltre un forte
supporto alla teoria di Price. Egli riteneva che il meccanismo fosse
l’evidente espressione di una complessa e antica tecnologia meccanica greca
che, trasmessa a mezzo del mondo arabo, formò le basi della scienza meccanica
moderna.
Si trovano prove di ciò in un
altro, piccolo congegno che fu acquisito nel 1983 dal Museo delle Scienze, che
modella il moto del sole e della luna. Datato al VI secolo a.C., esso offre un
collegamento precedentemente mancante tra il meccanismo di Antikythera e i più
tardi calcolatori di calendari islamici, come l’esemplare del XIII secolo in
mostra al Museo della Storia della Scienza a Oxford. Questo congegno invece, usa
tecniche che descrivono un manoscritto scritto da al-Biruni, un astronomo Arabo,
attorno al 1000 d.C.
Le origini di una più moderna
tecnologia, dai motori per i treni ai robot, possono trovare le proprie origini
agli elaborati giochi meccanici, o automata, che fiorirono nel XVIII secolo.
Questi giochi, infatti, provenivano
dall’abilità dei creatori di orologi. E questa abilità, come molti altri
aspetti del mondo moderno, sembrano avere radici che possono essere ritrovate
nell’antica Grecia.