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Geologia
Da:
L'astronomia Anno XXV Numero 245 Agosto-settembre 2003
ESTINZIONI DI MASSA:
I PESCI COME i DINOSAURI?
Proprio come è successo per i dinosauri 65 milioni di anni fa, l'impatto di un asteroide potrebbe aver causato, circa 380 milioni di anni fa, l'estinzione di pesci, piante e moltissime altre specie.
TRACCE DI UN
NUOVO "DEEP IMPACT",responsabile dell'ennesima catastrofe nella
biosfera terrestre del passato? Evidenze
di un altro "killer cosmico" che avrebbe spazzato via intere specie
marine prima della strage dei dinosauri? Se
non lo aveste capito stiamo parlando di estinzioni di massa, cioè della
scomparsa su scala planetaria e pressoché‚ improvvisa (almeno su tempi-scala
geologici) di un gran numero di specie viventi. Quella dei dinosauri è solo l'ultima in ordine di tempo e
sicuramente la più famosa, ma non è l'unica nella storia geologica della
Terra: di estinzioni più o meno importanti ne sono avvenute molte e almeno 5
vengono considerate di massa.
Una di queste
è datata circa 380 milioni di anni fa, nell'Era Devoniana, anche chiamata
"era dei pesci". A
quell'epoca, infatti, la terraferma era popolata di piante, insetti senza ali e
ragni, mentre tutte le altre specie vivevano nell'acqua degli “oceani". I
fossili risalenti al periodo indicano che, all'improvviso, circa il 40 percento
di tutte le specie viventi sarebbe scomparso contemporaneamente.
Fin qui nulla
di nuovo, la cosa era nota da parecchi anni tra i geologi.
La vera novità
è che, per la prima volta, il Prof. Ellwood della Louisiana State University,
insieme ad altri colleghi dell'Università del Texas e dell'Istituto di Scienza
del Marocco, sono riusciti a collegare l'evento all'impatto di un meteorite.
Ovviamente, la
scoperta è da prendersi con le dovute cautele: il fatto che l'estinzione e
l'impatto siano avvenuti nella stessa epoca non implica necessariamente un
legame di causa effetto. Anche se
sicuramente lo suggerisce con forza.
Ma vediamo come
avviene questo tipo di scoperta.
Innanzitutto,
è necessario provare l'estinzione di massa, cioè dimostrare che il fenomeno
non sia solo locale (collegato dunque a eruzioni o altre catastrofi locali).
Per questo, i geologi devono prima di tutto identificare, in diversi
punti del globo, uno strato di roccia databile con il carbonio 14 in cui si
legga la traccia dell'estinzione. Esattamente
come è avvenuto per il caso dei dinosauri, di cui sono stati trovati strati in
tutto il mondo, il primo dei quali a Gubbio.
Il compito non
è dei più semplici: le condizioni geologiche variano molto da luogo a luogo
confondendo le tracce e, spesso, lo strato è molto sottile.
Proprio come
nel caso di Ellwood che, nel deserto del Marocco, ha rinvenuto rocce dello
spessore di pochi centimetri, distinguibili a occhio nudo solo per il colore
rossiccio.
La datazione ha
permesso ai ricercatori di far risalire il campione, senza ombra di dubbio,
all'epoca dell'estinzione Devoniana. E
proprio queste rocce, accanto alle tracce di una rapida e vasta estinzione degli
organismi dell'epoca, portano chiari segni di un impatto, come la presenza di
numerose "microsferule", piccole gocce di pietra fusa, spedita
nell'atmosfera dall'impatto e solidificatesi, ricadendo a Terra, in una forma
simile a una goccia. Anche i grani
di quarzo presenti nella roccia mostrano una struttura con microscopiche linee
di frattura tipiche di un forte impatto. Infine,
un'ulteriore prova, sono i livelli insolitamente alti di elementi diffusi negli
asteroidi (come nickel, cromo e cobalto).
Fin qui, tutti
metodi abitualmente usati per identificare gli impatti da asteroidi.
Ma la novità
del lavoro pubblicato da Ellwood è un indicatore chiamato magnetismo indotto.
Ogni oggetto, data la sua composizione e la sua interazione con il campo
elettromagnetico, ha una sua "firma magnetica".
Ellwood ha sfruttato questo fenomeno in primo luogo per isolare i
campioni di roccia risalenti al periodo dell'estinzione, altrimenti
difficilmente identificabili. In
secondo luogo, questa "firma magnetica" è stata presentata come
un'ulteriore prova della causa dell'estinzione, poiché il ricercatore ha
identificato un andamento caratteristico dell'impatto di un meteorite.
Insieme, tutti questi indicatori, di cui, è importante notarlo, non si
è trovata traccia nelle rocce sovra e sottostanti, sembrano una chiara prova
della natura dell'estinzione. Anche
se, per ora, non danno indicazione alcuna su dove sia caduto o sulla dimensione
del corpo che colpì la Terra. E,
va precisato, allo stato attuale delle ricerche, la prova del nove sarebbe il
ritrovamento di strati equivalenti in altri luoghi del globo.
In realtà, il
gruppo di ricercatori asserisce di aver già trovato in Spagna degli indicatori
analoghi. I dati non sono stati ancora pubblicati, ma Ellwood promette che
"la prova definitiva verrà presto rinvenuta da altri ricercatori".
In attesa di
queste conferme, la notizia ha già causato un piccolo terremoto nel mondo della
geologia.
Infatti, fino a
oggi, il famoso cratere di Chicxulub, provocato da un corpo di circa 10 km che
colpì la Terra mettendo fine all'era dei dinosauri, era l'unico di cui si fosse
provato con certezza il collegamento con un'estinzione di massa.
E si pensava,
finora, a un evento molto, molto raro.
La nuova
scoperta sembra invece supportare l'idea che catastrofi di provenienza celeste
debbano aver contribuito sostanzialmente alla vita della Terra e anzi,
potrebbero essere uno dei meccanismi fondamentali nell'evoluzione delle specie.
Livia
Giacomini
IASF/CNR