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Europa
Fonte: http://www.smithsonianmag.si.edu
Data : 05.05.05
Perché
gli umani passarono, per la prima volta, dalla vita nomade allo stanziamento in
villaggi ed alla costituzione delle comunità? La risposta potrebbe giacere in
un insediamento di 9,500 anni or sono, nella Turchia centrale.
Da
quando i ricercatori hanno iniziato il loro scavo a Catalhoyuk negli anni ’60,
hanno trovato più di 400 scheletri sotto le case, raggruppate in una sorta di
intrico stile alveare. Seppellire i morti sotto le case era comune nei primi
villaggi agricoli del Vicino Oriente; in una sola abitazione sono stati contati
circa 64 scheletri.
L’archeologo
Ian Hodder ed i suoi colleghi stanno lavorando per decifrare le pitture e le
sculture trovate al sito. La superficie di molte case è ricoperta di disegni
murali di uomini che cacciano cervi selvatici, bestiame e avvoltoi che
volteggiano su persone senza testa. Alcune pareti di gesso recano bassorilievi
di leopardi e figure apparentemente femminili che potrebbero rappresentare delle
divinità. Hodder è convinto che questo insediamento ricco di simboli, uno dei
più ampi e meglio preservati siti neolitici mai scoperti, racchiuda le chiavi
della psiche preistorica e la risposta ad una delle domande più fondamentali
della storia dell’umanità: perché i popoli si arrivarono a stanziarsi in
comunità permanenti.
Nei
millenni che precedettero il fiorire di Catalhoyuk, la maggior parte del Vicino
Oriente era occupato da nomadi che cacciavano gazzelle, pecore, capre e altro
bestiame, e che raccoglievano erbe grasse, cerali, noci e frutta. Perché, a
cominciare da 14,000 anni or sono, compirono il primo passo verso le comunità
permanenti, stabilendosi insieme in case di pietra e probabilmente inventando
l’agricoltura? Pochi millenni più tardi, almeno 8,000 persone vivevano a
Catalhoyuk e vi rimasero per più di un millennio, costruendo e ricostruendo le
case a distanza così ravvicinata che i residenti dovevano
entrare
dal tetto. “La formazione delle prime comunità fu il principale punto di
svolta nello sviluppo dell’umanità, e le persone di Catalhoyuk sembrano avere
portato quest’idea alle estreme conseguenze” ha dichiarato Hodder. “Ma
ancora rimane insoluta la questione sul perché si sarebbero raggruppati in tale
numero per la prima volta.”
Hodder
(nella foto) un inglese alto con gli occhiali, sentì parlare di Catalhoyuk nel
1969 come studente dell’archeologo Jamnes Mellaart, all’Istituto Londinese
di Archeologia. Nel 1993, dopo alcune delicate
negoziazioni
con le autorità turche, aiutate grandemente dal sostegno dei principali
archeologi turchi, fu dato loro il permesso di riaprire il sito. Da allora, più
di 120 archeologi, antropologi, paleoecologi, botanici, zoologi, geologi, e
chimici si sono ritrovati, estate dopo estate, al tumulo presso Konya, a
scansionare ogni centimetro cubico dell’antico suolo di Catalhoyuk per indizi
riguardo al modo in cui vissero questi antichi popoli neolitici e quali fossero
le loro convinzioni. I ricercatori hanno portato con sé perfino uno
psicoanalista per avere una visione migliore della mente preistorica. Prima che
gli umani potessero addomesticare le piante e gli animali selvatici
dell’ambiente circostante, sostiene Hodder, dovettero disciplinare la loro
stessa natura selvaggia – un processo psicologico che si ritrova espresso
nella loro arte. Nei fatti, Hodder ritiene che l’espressione spirituale e
artistica dei primi abitanti di Catalhoyuk fosse talmente alta che collocarono
il villaggio nel migliore luogo per coltivarla.