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EGITTO
Fonte: www.adnkronos.com
Data: 31.01.06
Genova, 31 gen. (Adnkronos/Adnkronos Cultura) - Per gli
egizi, la morte era un evento drammatico, non la fine della vita terrena e
l'inizio di quella eterna. Essi, però, riponevano la speranza di aggirare il
pericolo della morte eterna in una serie di accurati e previdenti espedienti
che riguardavano il rito e il momento della sepoltura. A questo non fece
eccezione il sacerdote Pasherienaset, vissuto circa 2600 anni fa ad Edfu,
nell'Alto Egitto, il quale credeva che se il tempo avesse danneggiato il suo
corpo imbalsamato, solo la statuetta di pietra che lo rappresentava avrebbe
potuto garantirgli la vita eterna. A lungo separata dal corpo del
proprietario, la statuetta funeraria di Pasherienaset si riunisce, finalmente,
alla mummia del sacerdote entrando a far parte, insieme al corredo del
sarcofago, della collezione permanente del Museo di Archeologia Ligure.
Una lunga avventura ha separato e poi ricondotto la statuetta, attraverso
strade tortuose, al suo proprietario; un'avventura che Guido Rossi, direttore
del Museo di Archeologia Ligure, ha ricostruito per l'Adnkronos Cultura.
"Il corredo di Pasherienaset venne disperso nell'Ottocento, in seguito
probabilmente alla violazione o agli scavi archeologici, iniziando così il
suo lungo viaggio attraverso tre continenti. La prima notizia certa che
riguarda la statuetta e' una sua descrizione all'interno del catalogo di una
collezione di reperti egizi dell'allora ministro degli Esteri in Egitto, un
armeno molto facoltoso e potente. La descrizione risale al 1911, cioè quando,
dopo la morte del collezionista, la raccolta fu smembrata e venduta".
Dalla tomba del sacerdote, che proprio alla sua presenza accanto al sarcofago
affidava la sicurezza nell'aldilà', la statuetta passò di mano fino a
giungere in quelle dell'armeno e poi nel negozio di un antiquario ebreo.
"Proprio accanto alla casa dell'ambasciatore c'era il lussuoso Shepard
Hotel, nel quale Michel Abemayor, antiquario ebreo, aprì il suo negozio di antichità
acquisendo i pezzi della collezione del ricco armeno. Negli anni Sessanta, il
nipote dell'antiquario si trasferì in America: la collezione e la statuetta
partirono con lui finendo a New York, in un negozio di Madison Avenue".
Ma nel frattempo, cosa era accaduto alla mummia e al sarcofago del sacerdote
Pasherienaset? "La violazione della tomba del sacerdote aveva disperso
tutto il corredo funerario, non solo la statuetta - ha spiegato Rossi -
Sarcofago e mummia ricomparvero solo nel 1931, quando vennero donati al Museo
di Archeologia Ligure da Emanuele Figari, appartenente a una famiglia che
aveva a lungo vissuto in Egitto e il cui membro più famoso era Antonio
Figari, farmacista cui spetta il merito di aver introdotto la farmacopea
occidentale in Egitto, e che probabilmente aveva acquisito parte del corredo
funerario del sacerdote".
Quando il sarcofago giunse al museo ligure, il destino prese il suo corso: la
studiosa statunitense Rosalie Moss, nel 1961, decifrò i geroglifici sul
sarcofago, attribuì la mummia a Pasherienaset e fece notare che la sua
statuetta era stata esposta a Brooklyn qualche tempo prima, in occasione di
una mostra sull'arte egizia. Appunto che, però, cadde nel dimenticatoio per più
di trent'anni.
"L'occasione per ricordarsene fu il restauro operato sulla mummia del
sacerdote, al termine del quale, nel 1999, allestimmo la mostra Io vivrò
per sempre - ha proseguito Rossi - e decidemmo di cercare la statuetta
dispersa sul mercato antiquario statunitense. A conoscenza della nostra
ricerca, il Metropolitan Museum ci scrisse nell'agosto del 2004, avvertendoci
che la statuetta sarebbe stata venduta all'asta da Sotheby's, il 9 dicembre
dello stesso anno. Avevo qualche mese per partecipare all'asta, cosa piuttosto
complicata, ma per fortuna intervenne la famiglia Garrone che si fece carico
della spesa e acquistammo il pezzo. L'anno successivo, nasceva la fondazione
"Edoardo Garrone" e la famiglia festeggiò l'avvenimento con
l'esposizione della statuetta, in seguito alla quale la fondazione cedette in
comodato il pezzo al Museo di Archeologia Ligure, rendendo possibile il suo
ricongiungimento con la mummia del sacerdote".
Un evento eccezionale sotto diversi punti di vista: per il valore scientifico
dell'acquisizione che completa il corredo funerario del sacerdote; perché si
tratta di una delle rare volte in cui un pezzo giunge in Italia dagli Stati
Uniti, e non viceversa; per il valore simbolico che l'evento racchiude. La
statuetta, tipica della produzione della XXVI dinastia (664-525 a.C.) e alta
25 cm, ritrae Pasherienaset frontalmente nella pienezza del vigore,
rispondendo così ai requisiti di perfezione che la vita ultraterrena esigeva.
Sul pilastro dorsale, i geroglifici identificano il proprietario, mentre la
colonna di destra reca la formula d'offerta. Grazie al ritorno della statua,
che secondo la tradizione contiene il "ka", lo spirito del defunto,
le "anime" che convivevano nel corpo del sacerdote si
ricongiungeranno nella "seconda vita", rendendo a Pasherienaset
quell'immortalità' che aveva a lungo cercato.