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Su un sarcofago di bambino conservato a Roma, S. Paolo fuori le mura

di Serena Zebra


Si tratta di una lenos in marmo bianco con striature turchino-grigio, lungo appena 68 cm, rinvenuto durante la costruzione del tratto ferroviario Roma-Ostia (1919-1924) presso Ponticello a circa un chilometro dalla basilica di S. Paolo fuori le mura. Al momento del ritrovamento, il sarcofago era intatto, con il coperchio chiuso; all’interno sono state rinvenute delle ossa.
La particolarità di questo sarcofago sta nella raffigurazione, che non compare su nessun altro sarcofago, ne’ di adulto ne’ di bambino: sulla fronte, infatti, si vede una nave che muove da sinistra verso destra a vele ammainate; ha la forma di un pesce, con un grosso occhio sullo scafo e con un delfino, una conchiglia e un polpo a decorarne il fianco. Un rostro, a forma di bocca di pesce predatore spalancata, la caratterizza come nave da guerra. 
Essa si muove sulle onde, da cui emergono piccole teste di pesci. All’interno della nave sono raffigurati cinque uomini di profilo, voltati verso destra: il nocchiero seduto a poppa, con la schiena curva, tiene il timone. Seguono due figure con clamide e pilos terminante con una stella; a destra si vede un uomo più vecchio con la barba e, a prua, un giovane imberbe, entrambi con le braccia protese. Davanti a loro, sulla riva raffigurata da una roccia, un Centauro dall’aspetto bonario, con i capelli arruffati e la barba lunga, e con una pelle di leone annodata sul petto, tiene fra le braccia un bambino e lo mostra agli uomini della nave. Sulla curva sinistra, lo stesso Centauro insegna a suonare la lira ad una figura seduta su una roccia davanti a lui. Quest’ultima ha un mantello che, cadendo dalle spalle, copre il grembo e la coscia.
La scena riproduce un momento della vita di Achille, quando, cioè, il centauro Chirone, mostra l’eroe al padre Peleo, al momento del passaggio della nave Argo. Un altro elemento che rende questa lenos unica è il modo in cui è costruita: se, infatti, solitamente i sarcofagi vengono ricavati da un blocco di marmo scavato all’interno, in questo caso abbiamo cinque lastre di marmo unite mediante bulloni in ferro dello spessore di 2 cm circa, alcuni dei quali, ora perduti, hanno lasciato sul 
marmo una macchia di ruggine.
Questo modo particolare di costruire la cassa ha fatto supporre si tratti del prodotto di un’età, l’inizio del 4°sec. d.C., di generale regresso, in cui il marmo diventa un materiale costoso che gli scalpellini si procuravano come potevano, anche reimpiegando lastre già utilizzate, probabilmente delle lastre di chiusura dei loculi, che più facilmente potevano staccarsi senza rompersi. E all’inizio del 4° sec., più precisamente all’età tetrarchia, riconduce anche lo stile del rilievo, dalle figure 
alquanto sproporzionate, con spalle e schiena grandi in contrasto con gli avambracci corti, e con i volti dai lineamenti accentuati e dalle labbra carnose, dall’aggetto limitato ma movimentato dall’uso di incisioni in negativo, dall’uso insistito del trapano.

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