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L'era paleozoica (o primaria)
da 570 a 250 mln di anni fa
Paleogeografia
I terreni paleozoici sono stati riconosciuti in tutti i continenti e assumono talvolta spessori molto rilevanti (fino a 15 km).
Essi sono il prodotto di lunghissimi periodi di sedimentazione marina o continentale, ma sono presenti anche grandi intrusioni magmatiche. Ricostruendo la posizione delle masse continentali in base alla teoria della deriva dei continenti, sembra che nel Paleozoico esse dovessero essere unite a formare una zolla unica, il Pangea, un gigantesco supercontinente, tutto circondato dall'oceano, ma con notevoli articolazioni e vasti golfi. Forse i primi sintomi della scissione di questa massa si verificarono già alla fine dell'era paleozoica, ma le grandi fratture dovrebbero risalire all'inizio dell'era successiva.
La ricostruzione del Pangea prende spunto da osservazioni stratigrafiche, paleontologiche e paleoclimatiche. Ulteriori prove sono state tratte dall'esame delle grandi strutture orogeniche e dai dati paleomagnetici.
Possiamo ricordare che tutte le terre australi e l'India sarebbero state unite nel territorio di Gondwana (nome derivato da una regione indiana), con la regione sudafricana in posizione centrale e il polo sud poco discosto dal Capo di Buona Speranza. Le masse boreali sarebbero state riunite nel territorio di Laurasia, che doveva essere attraversato dalla fascia equatoriale in corrispondenza dell'Asia centrale, dell'Europa centro-occidentale e degli Stati Uniti orientali, dato che queste zone coincidono con i grandi depositi di carbone fossile.
L'era paleozoica viene suddivisa, almeno dai geologi dell'Europa continentale, in cinque periodi: Cambrico, Silurico, Devonico, Carbonifero e Permico. In Inghilterra, regione ove il Paleozoico è magnificamente rappresentato, tra i primi due periodi viene inserito l'Ordoviciano.
Il Paleozoico, iniziato circa 600 milioni di anni ha visto, oltre che grandiose sommersioni marine e vaste e durature emersioni continentali, anche due grandi sconvolgimento delle strutture terrestri, il sollevamento caledoniano e il sollevamento ercinico.
L'orogenesi caledoniana ebbe il culmine 420 milioni di anni fa nel il Silurico. Essa corrugò montagne nel Nord-Europa (Scandinavia, Scozia, Galles, Inghilterra settentrionale, Irlanda) e anche nel centro (Ardenne, Renania, Boemia); nella Siberia centro orientale, e nell’Australia. Lasciò tracce anche in Italia (Sardegna di sud-ovest).
Essa venne accompagnata da imponenti manifestazioni effusive e dalla messa in posto di stock granitici.
L'orogenesi ercinica con fase parossistica 290 milioni di anni fa si pone tra il Carbonifero e il Permico. Essa ha lasciato immense tracce su tutti i continenti: in Europa, dall'Inghilterra alla Boemia riprendendo parte delle zone già interessate dall'orogenesi precedente, nei monti Urali, in tutta l'Asia centro-orientale, nell'America nord-orientale, nell'Africa del Sud, nell'Australia orientale e in Antartide. Anch'essa venne accompagnata da manifestazioni magmatiche grandiose. In Italia l'orogenesi ercinica ha lasciato tracce vistose soprattutto nel massiccio sardo-corso.
L'era paleozoica è di capitale importanza anche per il mondo biologico. In un clima tropicale, generalmente uniforme salvo episodi di raffreddamento nelle terre australi, presero origine e sviluppo flore e faune rigogliose.
Per quanto riguarda il mondo vegetale, dopo un inizio dominato dalle specie acquatiche, quali svariati gruppi di alghe brune, rosse, blu e verdi, nel Devonico si ebbe la decisa conquista della terraferma da parte delle piante superiori, capaci di produrre un tessuto legnoso per sostenersi e fornite di un sistema circolatorio. Comunque le pteridofite (felci) assunsero un notevole sviluppo anche nelle dimensioni, decisamente arboree; alcuni gruppi ebbero molta importanza perché segnano il passaggio dalla riproduzione a spore a quella a semi. Le lepidofite, con esemplari di lepidodendri di dimensioni gigantesche (anche 30 metri di altezza), acquistarono un grande rigoglio nel Carbonifero e nel Permico ma poi, alla fine dell'era, persero di colpo la loro importanza.
Infine si ebbe la nascita e il grande sviluppo delle gimnosperme. Dapprima con le cordaitine, poi con le conifere, gli adattamenti (trasformazione di foglie in aghi e dei racemi in coni) permisero a questo phylum un'enorme diffusione dal Carbonifero in poi. Per il mondo animale, gli ambienti paleozoici videro forse la comparsa di molti phyla importanti.
(…) In realtà svariati animali sono già cos¡ organizzati che si devono per forza ritenere il prodotto di un'evoluzione iniziata nel Pre-Cambrico. Si conoscono già nel Cambrico almeno 1500 specie di invertebrati marini.
Apparvero nel Cambrico radiolari e foraminiferi, fra i protozoi, comparvero i brachiopodi, gli echinodermi, il grande phylum dei molluschi, anch'esso con classi apparse successivamente nel corso dei vari periodi. I celenterati comparvero forse più tardi nell'Ordoviciano, così come i briozoi.
Alcuni gruppi sono di primaria importanza per la stratigrafia e la cronologia: le graptoliti, organismi coloniali simili agli stomocordati, si diffondono nelle rocce pre-carbonifere; i trilobiti, artropodi primitivi, già ridotti a poche forme nel Permiano; alcuni brachiopodi, importanti nel Devonico e nel Carbonifero; gli archeociatidi nelle rocce cambriche; le fusuline,
foraminiferi del Carbonifero e del Permico; i primi ammoniti e tetracoralli dalla fine del Silurico in poi.
Nel Silurico superiore si verificò un evento fondamentale: la comparsa dei primi vertebrati. Si tratta di antenati dei pesci, provvisti di mandibole e protetti da scaglie corazzate (ostracodermi). Nel Devonico un altro passo decisivo, la conquista della
terraferma. Dapprima comparvero pesci a doppia respirazione (dipneusti) e successivamente il gruppo dei Labirintodonti, gli anfibi primitivi.
Ormai l'evoluzione procede senza soste. Nelle foreste carbonifere, dagli anfibi stegocefali si svilupparono i teromorfi, primi rettili, erbivori, provvisti di membrana dorsale. Alcuni di essi (Dimetrodon) sono oltremodo interessanti perché presentano indizi della necessità… di possedere temperature indipendenti da quelle ambientali, fatto che preannuncia la comparsa degli omotermi. Ma per questo e altri importanti eventi bisogna attendere il Mesozoico.
Fonte: Nuovi Lineamenti di Geografia Generale - P.R. Federici - L.Axianas
Le ere geologiche