Il
Neozoico (o Quaternario)
Aspetti e
problemi del Neozoico
Secondo diversi studiosi la distinzione di una era quaternaria da quella terziaria non ha ragione di essere e l'intervallo di tempo (durata 2-3 milioni di anni) dalla fine del Pliocene ad oggi è considerato ancora facente parte del Cenozoico. In effetti la fine del Neocene non è contrassegnata da avvenimenti rivoluzionari, né dal punto di vista biologico né da quello strutturale, e quanto alla stratigrafia spesso i sedimenti quaternari riposano in perfetta continuità su quelli terziari.
È evidente perciò che la comparsa dell'uomo in questo periodo è stata ritenuta da alcuni di un'importanza paragonabile ai grandi mutamenti che hanno segnato il passaggio tra le Ere precedenti.
Nel Quaternario vi è stato effettivamente un avvenimento di grandissimo rilievo, un’enorme glaciazione di portata planetaria. Ma simili cambiamenti climatici sono avvenuti in altri momenti della storia della Terra e non per questo sono serviti come base per la divisione in ere; inoltre, non è neppure possibile far coincidere l'inizio del Quaternario con il raffreddamento glaciale.
Ad ogni modo il Quaternario è un tempo denso di avvenimenti che hanno lasciato una impronta decisiva nel mondo attuale.
La Terra di oggi
è un'eredità diretta degli avvenimenti quaternari e quasi tutti i fenomeni
odierni non possono essere correttamente interpretati se non li si esamina
tenendo conto di questo fatto.
Per quanto riguarda la distribuzione delle terre e dei mari è chiaro che, in un periodo cos¡ breve, non possono esserci stati cambiamenti notevoli rispetto alla posizione raggiunta dai continenti dopo l'esaurirsi delle spinte che hanno provocato l'orogenesi alpina. La situazione attuale è la seguente: mentre l'oceano Atlantico, in specie il meridionale, è in espansione con una forte attività della dorsale mediana, le due Americhe proseguono la loro deriva verso ovest (certe parti hanno già compiuto oltre 8000 km di spostamento), e cos¡ continua anche la tensione al margine pacifico dei due continenti, come testimoniato dal vulcanismo e dai sismi, dell'Alaska, degli Stati Uniti, del centro America e delle Ande; gli archi delle Antille e del Mar di Scozia sono in piegamento orogenico. Anche l'oceano Indiano è in espansione e altro spazio dovrebbe essere guadagnato con la deriva verso nord-est dell'Australia, che finirà con l'interferire con l'orogeno della Sonda, mentre l'Antartide è fissa e appare animata da un semplice moto di rotazione oraria.
Nell'oceano Indiano però si sta verificando il progressivo distacco dell'Africa orientale dal resto del continente, in seguito alla fratturazione (zona dei grandi laghi) propagatasi dalla dorsale meso-indiana nel Cenozoico; Africa, Asia meridionale e Europa Occidentale sono in movimento verso nord. L'oceano Pacifico in conseguenza di questi avvenimenti si sta riducendo.
Dovendo stabilire una stratigrafia e una cronologia del Quaternario ci si deve riferire, come sempre, ai cicli marini. I mari quaternari hanno posseduto praticamente per tutta l'Era i contorni attuali, tuttavia vi sono state delle variazioni di livello marino dette oscillazioni eustatiche, comprese fra - 100/200 metri e + 30 metri, legate alle vicende glaciali.
Quando le coltri ghiacciate coprivano parte dei continenti, per il diminuito volume d'acqua a disposizione, il livello medio del mare si abbassava e al contrario quando si aveva lo scioglimento dei ghiacci il mare poteva anche superare il limite odierno. In relazione a queste oscillazioni si sono avute dunque delle trasgressioni e regressioni marine, dei cicli sedimentari in sostanza, che possono fornirci una stratigrafia e una cronologia quaternaria. Tuttavia bisogna tener presente che i sedimenti deposti quando il mare era più basso del livello attuale sono evidentemente sommersi dal mare di oggi e la loro individuazione è difficile. Per fortuna in Italia meridionale, ove esistono gli strati tipo, alcuni di questi depositi marini, rappresentati da sabbie e da argille ricche di molluschi, sono stati sollevati posteriormente (fino a 1000 metri) da movimenti epirogenetici.
Così si è riconosciuto un piano Calabriano, il più antico di tutti, costituito da sedimenti argillosi e sabbiosi contenenti faune indicatrici di clima temperato-freddo, tra cui alcuni molluschi immigrati nel Mediterraneo dalle province boreali. Molte specie plioceniche invece risultano estinte. Uno strato tipo alternativo è il Santerniano.
Un secondo piano è il Siciliano, esso pure individuato perché‚ sollevato epirogeneticamente (fino a 400 m?); Š costituito da argille e sabbie con faune temperato-fredde simili a quelle del piano precedente.
Recentemente nel Mediterraneo, dalla Liguria ai Pirenei, sono state individuate «spiagge» marine sommerse a 100 m di profondità, contenenti pure faune fredde con immigrati dal nord, datate radiometricamente a 20.000 anni fa.
Più agevole dovrebbe essere l'identificazione dei piani corrispondenti ai depositi formatisi quando il mare era a un livello più alto dell'attuale. Tuttavia per ora ne è stato individuato sicuramente uno solo, il Tirreniano. Esso è costituito da calcareniti organogene disposte in terrazzi e contenenti una originale fauna a molluschi di tipo caldo, con alcuni immigrati dalle coste dell'Africa occidentale. Di questo piano sono stati individuati almeno due livelli, posto l'uno a 30 m circa e l'altro a 8-10 m circa, ai quali sono stati dati rispettivamente il nome di Tirreniano I e di Tirreniano II. Questi piani comunque sono posteriori al Calabriano e al Siciliano ma precedono i più recenti depositi freddi di cui sopra.
Infine sedimenti, con faune temperate, posti a quote minime sul livello attuale del mare, da 0,50 a 1,50 metri, testimoniano di un ultimo ciclo trasgressivo, detto Fiandriano o Versiliano. Le vicende di questo ciclo finiscono per coincidere con gli avvenimenti attuali.
L'ambiente
continentale:
le glaciazioni
Abbiamo parlato più volte del fenomeno glaciale, della sua estensione e delle ipotesi sulle sue cause. Qui dobbiamo aggiungere che l'espansione dei ghiacci non è stato un fenomeno isolato ma si è ripetuto più volte con modalità simili. In particolare nella regione alpina, in base agli studi sulle cerchie moreniche, si è rilevata la testimonianza di quattro, probabilmente cinque, espansioni glaciali principali e di un ancor maggiore numero di fasi stadiali di avanzata e di ritiro dei ghiacciai.
Queste glaciazioni alpine prendono il nome da località bavaresi, ove i resti morenici furono analizzati per la prima volta in modo completo e a partire dalla più antica che è quella più discussa sono: 1° detta Donau, 2° detta Gunz, 3° detta Mindel, 4° detta Riss, 5° detta Würm.
Le loro età sarebbero le seguenti: fasi glaciali del Donau 1,6(?)-1,8 milioni di anni fa, del Gunz 0,9-1,2 milioni di anni, del Mindel 0,7-0,8 milioni di anni, del Riss 250-400 mila anni, del Würm 18-75 mila anni fa, con massima avanzata 20-18 mila anni fa.
Nel nord Europa sono state studiate le grandiose cerchie moreniche della regione germano-polacca e scandinava e si è concluso che vi sono resti sicuri soltanto di tre glaciazioni correlabili con le ultime delle Alpi.
La datazione di questi episodi glaciali del nord Europa è stata fatta con precisione mediante il metodo del conteggio delle varve.
Anche in Nord-America vi sono chiare testimonianze di quattro glaciazioni, che grosso modo sono sincronizzabili con le ultime quattro espansioni glaciali europee.
Naturalmente varie regioni montuose, oltre quelle citate, furono parzialmente coperte dai ghiacci: Pirenei, Massiccio Centrale, Tatra, e anche l'Appennino conservano modeste tracce della presenza di ghiacciai pleistocenici.
Mano a mano che si procede verso latitudini minori vi sono tracce di variazioni del limite delle nevi soltanto, come è ovvio, nelle maggiori vette, ma la presenza di depositi lacustri più ampi di quelli attuali e di una rete idrografica fossile nel Sahara e in altre regioni aride dimostra l'esistenza durante il Quaternario di variazioni cospicue delle precipitazioni. In sostanza qui si dovrebbe poter parlare di periodi pluviali e interpluviali ed essi forse corrispondono ai glaciali e interglaciali delle latitudini più elevate. Tuttavia una simile corrispondenza deve essere ben verificata perché nulla sappiamo ancora dei regimi
atmosferici di quei periodi.
(…)
La fine dell'acme glaciale würmiano, avvenuto circa 7-8 mila anni fa, è contrassegnata dalla frammentazione della calotta glaciale nord-europea e serve come punto per dividere il Quaternario in due periodi di tempo distinti: il Pleistocene e l'Olocene.
In quanto al momento attuale, come si è visto nel capitolo dedicato al clima, è caratterizzato da variazioni meteorologiche talora in senso oceanico, talora in senso continentale, di entità limitata. Alcune punte, come quella fredda dei secoli XVI-XIX, sono da taluni considerate però delle vere oscillazioni glaciali wurmiane. In effetti non è possibile affermare se oggi siamo in un periodo interglaciale vero e proprio o se viviamo entro oscillazioni glaciali del Würm.
Il glacialismo e l'eustatismo non sono gli unici fenomeni di rilevanza quaternari. Va ripetuto che in conseguenza dell'orogenesi alpina vaste regioni del globo sono contrassegnate da una accentuata instabilità tettonica in relazione agli assestamenti post-orogenici; abbiamo per esempio accennato ai sollevamenti di antiche spiagge nell'Italia meridionale. Il vulcanismo è ugualmente diffuso nel Quaternario in diverse regioni, anche se interessate marginalmente dall'orogenesi alpina; per esempio la regione centrale francese, già attiva nel Terziario, riprende vigore e si aprono centinaia di crateri attivi; le aree di frattura continentali (fossa renana, fosse africane) e le dorsali sottomarine non sono da meno.
In quanto alla sismicità, oltre le fasce orogeniche essa interessa perfino zone antiche come la regione laurenziana, ove si manifesta in seguito al riadattamento isostatico postglaciale dopo lo scioglimento dell'ultima coltre ghiacciata.
Gli avvenimenti del Quaternario, sebbene si siano svolti in un globo dai lineamenti strutturali ben definiti, hanno avuto riflessi profondi sulla definitiva evoluzione del mondo biologico verso le forme attuali.
Il fenomeno glaciale, con la sua intensità ed estensione e con le sue ripetizioni, non poteva non avere un influsso decisivo su flore e faune.
Per quello che riguarda il nostro continente si può dire che l'evoluzione verso la vegetazione attuale, che è prevalentemente forestale, è passata attraverso una fase di dominio delle steppe e delle tundre, come è logico se si pensa alle condizioni climatiche delle regioni lasciate libere dai ghiacci, sottoposte ai cicli di gelo e disgelo e battute da venti impetuosi, che scendevano dalle zone anticicloniche glaciali. Contemporaneamente è avvenuto lo spostamento dei vegetali lungo fasce altitudinali sulle montagne. Nel complesso, comunque, il mondo vegetale non ha subito radicali mutamenti rispetto all'era precedente.
Più notevoli invece i cambiamenti nel mondo animale, anche se neppure lontanamente paragonabili a quelli dei tempi pre-quaternari. Comparvero alcuni mammiferi e altri scomparvero più o meno precocemente, ma soprattutto mutò più volte la distribuzione geografica di molte specie. Durante i periodi caldi interglaciali risalivano l'Europa animali delle regioni tropicali: antilopi, rinoceronti, leoni, elefanti, ippopotami; durante i periodi glaciali si sovrapponevano animali più adatti alle nuove condizioni climatiche.
L'ultima glaciazione ha visto l'esistenza di elefanti (mammuth), rinoceronti lanosi, orsi delle caverne, bisonti, cavalli, cervi rossi, renne, capre ibex, lupi e perfino di pinguini artici come l'Alca impennis.
Il ritorno di condizioni climatiche più temperate ha fatto strage di molte specie, ma non va dimenticato che alcune di queste, sopravvissute al glaciale wurmiano come l'uro (Bos primigenius) e altre, tra cui lo stesso Alca impennis, sono state sterminate definitivamente dall'uomo.
Fonte: Nuovi Lineamenti di Geografia Generale - P.R. Federici - L.Axianas
Le ere geologiche