Documenti -- Database News-- Home
Documenti
Fonte: http://www.archaeology.org/
Data : 30.04.05
CONVERSAZIONE. IL RITORNO DI GILGAMESH
GILGAMESH è la storia di un arrogante re mesopotamico e dei suoi rapporti con l’amico Enkidu.
Scoperto a Niniveh nel 1853 su 11 tavolette d’argilla incise in caratteri cuneiformi, il racconto fu tradotto nel 1872 da George Smith del British Museum. Ora Stephen Mitchell, l’acclamato traduttore e adattatore del Libro di Giobbe, Un libro dei Salmi, Tao Te Ching, Bhagavad Gita, Genesi ed altri antichi testi, ha creato una nuova versione letteraria basata sulle traduzioni letterali Inglese, Francese e Tedesca. In questa conversazione, spiega alla rivista ARCHAEOLOGY la morale del racconto, i tori alati di 16 piedi, ed il modo in cui lo paragona a Beowulf.
Il prologo di
Gilgamesh è quasi archeologico. Il poeta invita il suo pubblico a guardarsi
intorno nell’antica Uruk e contemplare il passare del tempo – un impulso che
su un livello personale spesso conduce all’archeologia.
Quindi prende da uno scrigno di rame sotto la pietra angolare di un edificio la tavoletta sulla quale si dice che Gilgamesh abbia inciso la sua storia attorno al 2750 a.C.
Non è affascinante? Vi è un antico poeta che scrive per il suo pubblico nel 1,200 a.C. e racconta di un tempo che era già molto antico anche per lui.
La
maggior parte delle tavolette si trova al British Museum. Le ha potute vedere?
Ne ho viste alcune all’Istituto Orientale. Ma ho avuto un’esperienza più forte con i due tori alati dalla testa umana [ dal palazzo dell’VIII secolo a.C. del re neo-assiro Sargon III]. Sono stato davanti ad essi per un po’. Sono alti circa 16 piedi, e mi hanno colpito in modo molto deciso, perché in uno dei frammenti di Gilgamesh sono descritti esattamente per come sono. E’ stata un’esperienza estremamente coinvolgente. E mi sono ritrovato a guardare gli occhi di queste statue da un mondo di esseri umani di sei piedi di altezza. E’ facile essere arrogante se sei alto 16 piedi!
Lei ha
tradotto principalmente opere spirituali. Allora perché Gilgamesh?
Ho letto Gilgamesh per più di 20 anni, e avevo la sensazione che il cuore della storia non trovasse corrispondenza nel potere del linguaggio. Ho letto quattro o cinque tradizioni e ho spesso dovuto rinunciare perché il linguaggio era molto rigido. Ho avuto la sensazione che avrei potuto fare un buon lavoro. In termini di spiritualità… è ovvio che non può essere considerato un libro spirituale. E’ una storia di giganti, e di potere, e di abusi, e di uccisione di mostri. Ma è anche un mondo in cui gli eroi non sono visti così perfetti, né i mostri così malefici. Il mondo è presentato non in termini di assoluti morali. E’ una visione delle cose splendidamente matura.
Seppure sia un mostro, Humbaba è ritratto con grande simpatia. Mi ha ricordato il Grendel di John Gardner [la storia di Beowulf raccontata dalla prospettiva del mostro]
Gilgamesh ha molto in comune con Beowulf in una serie di modi differenti. Innanzitutto è una storia di ricerca. Ma in Beowulf siamo sul lato del buono e dalla parte della ragione, ed il mostro è nemico del Dio. La compassione è inconcepibile. In Gilgamesh, il cuore del lettore va a Humbaba – è comico e patetico e spaventoso allo stesso modo, e nessuna delle cose esclude le altre.
Il sesso esplicito in Gilgamesh offese la sensibilità vittoriana di George Smith, che lo omise. E’ giusto che un atteggiamento personale influenzi in questo modo il proprio lavoro?
Non
credo che si possa evadere dal proprio tempo verso un ideale livello di
percezione privo di pregiudizi. Personalmente, tento di trovare un linguaggio
genuino, che suoni bene al mio orecchio interiore.
E per quanto attiene alla fedeltà al testo?
Grazie
alla mia esperienza nella traduzione dei linguaggi, conosco molto bene il
procedimento per trovare un inglese che suoni genuino al mio orecchio e che mi
consenta di essere fedele al testo reale. Ma è l’infedeltà alla “musica”
dei versi che è dominante. Con una cultura così distante dalla nostra,
ricreare lo stesso metro formale è semplicemente impossibile. E’ [per me]
questione di creare qualcosa che sia recepibile da qualcuno che vive nel XXI
secolo.
Questa esperienza le ha ispirato il lavoro su altri testi al di fuori del suo solito panorama, come ad esempio il Libro dei Morti egiziano?
Ho
considerato il Libro dei Morti degli Antichi Egizi circa 30 anni or sono e non
ho trovato niente di così interessante – certamente non interessante come il
Libro dei Morti Tibetano. Ho necessità di trovate il livello di Gilgamesh. Non
ho mai visto niente di qualità simile.
Dovrebbe essere qualcosa di esteticamente impegnativo?
Dovrebbe.
Ma se qualcuno volesse suggerire qualcosa che mi sembrasse veramente
impegnativo, lo farei in un lampo.