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Fonte: http://www.theartnewspaper.com/index.asp
Data : 11.06.05
Un team di archeologi italiano ha scoperto 76 statue romane intatte, a Cirene in Libia. La scoperta è significativa, perché il sito, una volta dimora greca e sede di insediamenti romani, è stata sottoposta a scavi continui negli ultimi 150 anni,
Con un vicino porto costiero, Apollonia, a servirla, Cirene fu una volta l’equivalente di Alessandria, Cartagine e Leptis Magna. Un’importante colonia, fondata dai pionieri greci provenienti dall’isola di Thera nel 631 a.C.; in seguito governata dai Tolomei e dai Romani. Distrutta da un terremoto nel 375 d.C., fu abitata ancora fino al periodo bizantino.
Alla fine del VII
secolo a.C., la città non era solo famosa per il suo grano e le sue ricchezze,
ma anche per una pianta medicinale, i silphium, dalle
proprietà quasi
miracolose. Il commercio del silphium, distribuito per tutto il mondo antico, fu
monopolizzato da Cirene per almeno 200 anni. Fino alla conquista romana, il
silphium era perfino impresso sulla loro moneta corrente.
Un sito sacro a Cirene, costituito da molti templi, fu scoperto dagli archeologi italiani tra la prima e la seconda guerra mondiale.
L’ultima scoperta è frutto delle ricerche di Mario Luni, archeologo dell’Università di Urbino, che ha lavorato al sito con il suo team dal 1997. Il crollo della parete di un tempio romano, scoperto negli anni ’30, rivelò la statua di marmo di un serpente avvolto ad una pietra. Gli archeologi non potevano sapere che si trattava soltanto della prima di una serie di statue di ogni genere e dimensione. Hanno continuato a scoprirne tutti i giorni, per un mese e mezzo, e trovate 76 in totale.
Questa incredibile scoperta si aggiunge alle altre 54 sculture di marmo - ora ospitate dal British Museum - scoperte dagli archeologi inglesi a Cirene nella metà del XIX secolo al tempio di Afrodite.
Almeno 12 delle statue scoperte di recente, sono alte da 20 a 35 centimetri, e mostrano Cibele, figlia della dea Demetra, in differenti pose. Queste statue sono collegate alle cerimonie della fertilità associate alla dea. Erano allineate lungo le mura posteriori dell’area interna al tempio. Le opere rimanenti, alcune più piccole, e altre molto più ampie, sono dedicate ad altre divinità. Tutte le statue si datano al periodo Severan, nel II secolo d.C.
Secondo Luni, le statue sarebbero rimaste nascoste per tanto tempo poiché “durante il terremoto del 375 d.C., un muro di sostegno del tempio crollò di fianco, seppellendole. Rimasero quindi nascoste sotto pietre, detriti e terra per 1,600 anni. Le altre pareti protessero le statue, e si è dunque stati in grado di recuperare tutti i pezzi, perfino opere rotte.
Inoltre, prima della Seconda Guerra Mondiale, nel corso dell’occupazione italiana della Libia, fu impiantata una pineta che coprì le rovine dell’antica Cirene, nascondendo la città, che Luni chiama la “Atene africana”, sotto uno strato di terra e alberi.
Il professor Luni si è dedicato sinora alle aree pubbliche centrali, il cuore della città monumentale, come il foro, la pubblica piazza, ed i siti sacri con i templi. Ma Cirene era vasta e diffusa su un’area enorme. Gli scavi, che non saranno conclusi prima di decenni, si concentreranno sull’immenso insediamento greco, la parte più antica, che fu sede di generazioni successive di abitanti, fino all’era bizantina, e che rimane ancora completamente inesplorata.
Luni ha compiuto molte scoperte a Cirene. Tre anni or sono, ad esempio, un ampio teatro inciso sul fianco di pietra di una collina presso la pubblica piazza. Quindi, ha iniziato a scavare i siti sacri e ha individuato finora cinque templi, a sud del foro della città. Il primo, un tempio monumentale di sei colonne dedicato a Demetra, è stato trovato nel 1999 e deve ancora essere scavato.