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L'era cenozoica (o terziario)

 

Paleogeografia

Il Terziario, attraverso alcuni dei più grandiosi rivolgimenti delle strutture terrestri, è stata l'era che ha condotto all'attuale disposizione delle terre e dei mari e anche per quanto riguarda i climi, le flore e le faune, la dinamica evolutiva si è sviluppata fino a giungere alla situazione odierna.

Questo intervallo di tempo è ben conosciuto, perché‚ i documenti litologici e biologici non sono stati obliterati da avvenimenti successivi; addirittura laddove non vi sono state deformazioni orogenetiche i sedimenti non sono completamente litificati e i fossili spesso numerosi e ben conservati.

Ad ogni modo alcuni degli episodi di questa era,  e in primo luogo l'orogenesi alpina, sono fra i più complessi della storia della Terra e perciò fonte inesauribile di problemi aperti e di interrogativi.  Infine l'era terziaria è di capitale interesse perché ha visto il dominio dei mammiferi e quindi, nella sua appendice quaternaria, la comparsa dell'uomo.

Le sommersioni e le regressioni, cui sono andate soggette le terre europee con la deposizione di regolari serie sedimentarie fossilifere, hanno permesso una suddivisione cronostratigrafica abbastanza esauriente.

La parte più antica dell'era, il Paleogene suddiviso nei tre periodi Paleocene, Eocene ed Oligocene è rappresentata completamente dai cicli sedimentari dell'Europa centrale: molti piani tipo sono francesi; la parte più recente, il Neogene, suddiviso nei periodi Miocene e Pliocene, oltre che nella regione franco-svizzera, è rappresentata da cicli sedimentari presenti in Italia.  Alcune sezioni mioceniche e plioceniche italiane sono divenute classiche nella letteratura.

All'inizio dell'era (Paleocene) il quadro delle strutture terrestri doveva essere il seguente: l'oceano Atlantico, in piena espansione con l'attività della dorsale mediana, era ormai delineato salvo la parte più settentrionale ove, attraverso la Groenlandia, esisteva una comunicazione tra Europa del Nord e Canada; l'oceano Indiano si era già considerevolmente ampliato in seguito alla deriva relativa verso sud dell'Antartide e dell'Australia, e a quella verso nord dell'Africa, del Madagascar e della placca indiana; l'oceano Pacifico era più vasto di quanto non sia attualmente, poiché‚ le Americhe non avevano completato la loro deriva verso ovest, nè l'Australia quella verso nord-ovest, e ancora non erano sorte le catene montuose e gli archi insulari circumpacifici.  Per quanto riguarda il nostro paese bisogna ricordare che esso era ancora sommerso dalle acque della Tetide, ma il Mediterraneo e gli altri mari mesogei andavano configurandosi.

E’ appunto a partire da questa situazione che i continenti proseguirono il loro moto per altri 65 milioni di anni, fino a giungere alla posizione attuale. L'oceano Atlantico, continuando la propria espansione, raggiunse la forma odierna con l'instaurazione della dorsale mediana fino all'Artico e perciò con la separazione definitiva dell'America dall'Europa. Questa divisione fu contrassegnata e seguita da imponenti fratturazioni disposte in più direzioni, che, penetrando in profondità permisero la fuoriuscita di gigantesche effusioni laviche, alcune delle quali per le loro dimensioni devono essere considerate delle eruzioni lineari. 1 volumi di lava basaltica eruttati sono enormi e i resti di questa immensa regione vulcanica sono visibili nella porzione nord-occidentale della Scozia, in Groenlandia e soprattutto in Islanda ove l'attività è continuata fino ai giorni nostri. Ancora nel XVIII secolo fessure di 32 km di lunghezza permettevano l'uscita di chilometri cubici di lava a Laki.

Le Americhe continuarono il loro moto di deriva verso ovest e sul lato occidentale, ove nell'era precedente erano già state delineate le principali strutture delle Montagne Rocciose, sorse il lunghissimo sistema montuoso occidentale fino alle Ande cilene-argentine.  

Il completamente dell'edificio delle M. Rocciose si ebbe verso la fine del Terziario e fu interessato da grandi fenomeni di fratturazione. Anche qui si produssero fuoriuscite di magma basaltico di eccezionale consistenza: nell'altopiano del Columbia River si stende una copertura basaltica di età miocenica ampia due volte la superficie dell'Italia.  Resta ancora da ricordare che i due continenti, che erano stati in gran parte sommersi dal mare alla fine dell'era mesozoica, emersero anche nelle zone non orogeniche. Dall'Eocene essi sono rimasti esposti all'erosione continentale, salvo nel golfo del Messico, ove si vanno accumulando potenti depositi marini, che nella zona caraibica sono già in sollevamento orogenico (arco delle Antille).

L'oceano Pacifico vide importanti modificazioni, poiché mentre nella parte centrale andava scomparendo la dorsale di Darwin, il lato orientale fu interessato da un rigonfiamento che si propagò dal golfo delle Aleutine all'America Centrale e al Pacifico di sud-est, la dorsale pacifico-orientale o dell'Isola di Pasqua, che si allunga come un arco fino a sud dell'Australia, ove si innesta con la dorsale indiana. I movimenti tettonici interessarono dapprima la parte nord e poi via via le altre zone e dettero origine agli imponenti sistemi di frattura trasversali e di fosse longitudinali che bordano le Americhe.

L'aspetto attuale del Pacifico venne completato con un altro colossale sollevamento che a sud-ovest dette origine alla dorsale melanesiana

Il suo smembramento ha avuto anche riflessi sul vicino continente australiano, il cui bordo risulta fratturato con faglie di 2000 metri di rigetto.  A occidente, il sorgere dei rilievi circumpacifici (ghirlande insulari della cintura di fuoco) è in connessione con il sottoscorrimento e la crosta oceanica ai margini asiatici, in conseguenza del rimpicciolirsi dell'oceano Pacifico, che si espande nella zona della dorsale dell'isola di Pasqua ma si riduce alla periferia.  Questi rilievi quindi sono in qualche modo legati al gigantesco piegamento alpino.  Infatti l'Africa. l'India e l'Australia, ormai staccatasi dall'Antartide, proseguendo nel loro moto di deriva verso nord schiacciarono i potentissimi sedimenti derivati dall'erosione e dallo smantellamento dei rilievi emersi (catene erciniche) e accumulati nelle fosse del mare delle Tetide. Presero origine (orogenesi alpina) i vasti piegamenti al margine meridionale dell'Europa e dell'Asia, dallo stretto di Gibilterra fino al Caucaso, all'Himalaya, alla Sonda, alla Nuova Zelanda, al Giappone.  Questo immane sommovimento della Terra, preparato attraverso la lenta sedimentazione di oltre 100 milioni di anni, si sviluppò in più fasi e nella catena alpina che dà il nome all'orogenesi, culminò nell'Eocene-Oligocene.  Ma l'immensa serie di piegamenti provocati dal «cozzo» delle terre di Gondwana con il continente euro-asiatico non è esaurita e nella zona sud orientale l'orogenesi deve ancora svilupparsi completamente (arco della Sonda). Sollevamenti minori, sprofondamenti, sismicità accentuata, sviluppo di una interminabile serie di vulcani, tra cui quelli italiani, e distese basaltiche (trapps del Dekkan) accompagnarono e seguirono l'orogenesi alpina. 1 contraccolpi si risentirono anche nelle zone già stabilizzate con formazione di ondulazioni e di distretti vulcanici, come in Europa. Il Mediterraneo può essere considerato una conseguenza di questi avvenimenti e ha le caratteristiche di un'area di sprofondamento recente

Dopo l'orogenesi alpina, in diverse aree, il mare prese a invadere molte terre, ma la nascita dei maggiori sistemi montuosi aveva ormai condotto il globo alla sua configurazione attuale e le modificazioni successive a questo avvenimento sono marginali, nel senso che dopo il Miocene, non sono mutati fondamentalmente i lineamenti strutturali della Terra.

La vita nell'era cenozoica

Attraverso gli avvenimenti di quest'era si sviluppò l'evoluzione della vita fino alle forme attuali.  

Le associazioni vegetali testimoniano di progressivi mutamenti climatici alle nostre latitudini, da tipi tropicali nel Paleogene e subtropicali nel Miocene a temperati nei tempi attuali.  Mentre tutti gli altri gruppi di piante non subirono apprezzabili cambiamenti, salvo la quasi totale scomparsa dall'inizio dell'era della cicadofite, il Terziario vide la definitiva affermazione delle angiosperme che raggiunsero una grandissima diffusione e sviluppo.  Alle nostre latitudini, in relazione ai cambiamenti climatici, dominarono dapprima le palme e le magnolie, in seguito si ebbe il prevalere delle piante a foglie caduche.  Nell'Oligo-Miocene si ebbe una importante novità (come si può dedurre-dalla presenza di animali erbivori di piccola taglia) rappresentata dalla diffusione di erbe e di graminacee che ricoprirono le terre emerse. Per la prima volta la Terra possedette un minuto mantello protettivo e ciò portò delle notevoli conseguenze sui fenomeni erosivi.  Oggi con la umanizzazione del territorio parte di questa copertura viene nuovamente asportata.  Passando agli animali, gli invertebrati, che avevano subito perdite notevoli alla fine del Mesozoico, videro un arricchimento di gasteropodi, lamellibranchi, echinodermi.  Molte specie sono delle ottime indicatrici di facies.  Un posto importante spetta ai foraminiferi: fra essi i nummuliti, che vivevano in ambiente neritico, sono fossili guida del Paleogene, perché dopo essersi ampiamente diffusi, in breve tempo scomparvero.  Ma il Terziario vide importanti mutamenti tra i vertebrati: i pesci, con sviluppo di tipi ossei, gli anfibi e gli uccelli si avvicinano sempre più alle forme attuali, i rettili, che avevano dominato il Mesozoico, subirono un impressionante impoverimento con il passaggio al Terziario, mentre i mammiferi presero il sopravvento sugli altri animali, tanto che questa può essere definita la loro era. La diffusione dei mammiferi fu tale, nelle formazioni continentali d'America e d'Europa, che è stato possibile, in certi casi, giungere a soddisfacenti ricostruzioni delle linee evolutivi di questo o di quel genere o famiglia

I mammiferi erano comparsi già nel Trias come sviluppo evolutivo dei rettili terapsidi, dai quali hanno cominciato a distinguersi sia per la forma del cranio sia per la dentatura e il tipo di masticazione.

I primi individui erano simili ai monotremi attuali, quali l'ornitorinco, che depongono le uova o ai marsupiali, come i canguri, che mantengono i piccoli nella sacca ventrale. Con il Terziario comparvero piccole forme di placentati (Phenadocus) non ben differenziate, tanto che non solo possono essere considerati precursori comuni dei vari ordini e famiglie del phylum, ma sono anche simili in Europa e in America.  Dalla fine dell'Eocene i mammiferi presero a differenziarsi per il diverso sviluppo degli arti, del corpo, dei denti e dell'encefalo e si misero a conquistare i più disparati ambienti.  Con l'Oligocene si svilupparono gruppi che non hanno discendenti attuali, ma vennero fissate le linee evolutivi delle famiglie attualmente viventi. t appunto nell'Eo-Oligocene che presero sviluppo i perissodattili (tapiri, rinoceronti, equidi), i proboscidati (Mastodon), gli artiodattili (suidi, ippopotami, camelidi e ruminanti), i carnivori, i cetacei.  Ora conosciamo a sufficienza le linee filetiche di alcuni notissimi animali quali il cavallo, il cammello, l'elefante, il rinoceronte. L'evoluzione dei Primati è meno nota per la rarità  dei resti fossili.  Comunque si è d'accordo nel ritenere che essi sono costituiti da una serie di rami distaccatisi da un ceppo comune, i cui resti più antichi risalgono al Paleocene e mostrano affinità con gli attuali insettivori, come le tupaie.  All'Eocene presero a differenziarsi alcuni rami, importanti perché i progenitori dei lemuridi (proscimmie) da cui dovrebbero essersi staccate le scimmie (Primati)

A Fayoum (Egitto) in un giacimento oligocene  esistono due forme sia pure primitive, il Propliopithecus e il Parapithecus, che mostrano affinità con le scimmie antropomorfe il primo, con gli Ominidi il secondo.  Ciò fa pensare che alla metà del Terziario i due rami fossero già divisi.  Entrambi potrebbero essere derivati dal sottordine delle Catarrine, che dovrebbero essersi separate dalle Platirrine all'inizio dell'Oligocene

I resti fossili dimostrano che nel Neogene le scimmie antropomorfe erano molto numerose in Europa, Asia e Africa, mentre i reperti della linea degli Ominidi sono rari.

Forse le forme trovate recentemente in Africa orientale, Kenyapithecus e Ramapithecus, per le caratteristiche dell'arcata dentaria possono essere considerate le più antiche forme di Ominidi, ma il fossile più sicuro e più notevole è l'Oreopithecus trovato entro strati di lignite dei Grossetano (Toscana).  Si tratta di un piccolo primate a denti evoluti e lunghe braccia, probabilmente bipede.

 

 

L'evoluzione degli elefanti rappresenta l'esempio classico a sostegno della teoria dell'evoluzione discontinua o punteggiata.  Essa non esclude la tesi darwiniana di un'evoluzione lenta e graduale, ma ritiene che in alcuni "phyla" si verifichino lunghi periodi di stasi seguiti da periodi punteggiati da improvvise e frequenti mutazioni, che nell'arco di poche generazioni portano all'emergere di una nuova specie.  Tre generi nella linea evolutiva degli elefanti comparvero quasi simultaneamente: Mammut (estinti), Africano e Indiano.  Da allora non si è avuta la nascita di un nuovo esemplare di elefante.  Si tratterebbe di un caso di speciazione seguito da un lungo periodo di stasi.  La rapidità della speciazione spiegherebbe l'estrema difficoltà… del ritrovamento delle forme intermedie.

 

Esso però poteva essere un ramo a sua volta collaterale a quello che ha originato l'uomo e non dovrebbe aver avuto discendenti attuali.

Purtroppo nel Pliocene non sono stati trovati resti veramente illuminanti sulla linea evolutiva Ominide e su quella Umanoide.  E' con il Quaternario che si possono tracciare alcune linee fondamentali della comparsa dell'uomo.

 

Fonte: Nuovi Lineamenti di Geografia Generale - P.R. Federici - L.Axianas 

Le ere geologiche

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