ANGELO
DI MARIO, Vallecupola Sabina (12/04/1925)
Poeta,
Scultore, ed Etruscologo.
Al
suo attivo, i volumi:
Lingua
etrusca, Pubbliscoop Edizioni, Sessa Aurunca, 1993;
Lingua
etrusca (percorsi), idem, 1996;
La
lingua degli Etruschi (Anatolica), ALBERTI & C. Editori, Arezzo, Gennaio
2000;
Lingua
etrusca. La ricerca dei Tirreni attraverso la lingua, Edizione in proprio
Gennaio 2001 e depositata, scaricabile poi su Internet, pubblicata infine nelle
Edizioni Cannarsa, Vasto, luglio 2002;
Di
prossima pubblicazione: Iscrizioni tirsene e velsinie (etrusche) a confronto (depositato
presso la S.I.A.E.); che traduce anche diverse iscrizioni anatoliche, compreso
l’inizio della Trilingue di Xanthos.
Notevoli
le traduzioni della lingua cretese, Lineare A, mai tradotta da altri, pubblicate
su rivista, attraverso Internet, alcune comprese nel libro edito da Cannarsa;
messe agli Atti dell’Accademia Nazionale dei Lincei; lavoro segnalato dalla
pubblicazione Archivio Glottologico Italiano, Volume LXXXVII, Fascicolo II. In
questo libro, oltre a svariate iscrizioni etrusche ed anatoliche, sono aggiunti
anche alcuni testi minoici, e micenei. Di questi ultimi ritenuti, generalmente
ritenuti greci, l’Autore dimostra, (tramite la dinamica della fonesi, capace
di individuare la struttura originale) che si tratta ancora di una lingua
anatolica, sul punto di divenire quel greco difettivo che tanti giudicano
perfetto: minoico siru ‘testa’, gr. kára
‘testa’ (sviluppo fonetico s > k); minoico sak-e-ri < *sak-e-si ‘di
bronzo/ bronzeo’, miceneo kak-o ‘bronzo’ (s > k), gr. chaLkós
(con L infisso, per …errore! Non l’avevano tralasciato né i minoici né i
micenei…).
L’Autore
ha pubblicato oltre cento articoli su varie riviste dal 1966.
Contenuto
di alcuni articoli – come da egli stesso illustrato:
“L’individuazione
(depositata due volte, con variazioni e precisazioni presso la S.I.A.E.) della
città di Taruuisa ‘Troia’, e di altre città derivate dalla stessa radice
TE/THE ‘luce’ > urarteo TE-shub > eteo TA-rhui ‘dio del cielo’,
che le accomuna, come Tarne/ < *Tarhunne
(diverrà Sardi), Tarhuntassa, *Tarhunchassa/ Tarquinia, Dattassa/ *Tarhtassa
> Tartesso, che daranno il nome ai *Tarhuianni, e ai *Tarhusenni, ossia
ai Tirseni/ Tirreni e Dardani; ma esisteva anche quell’altra città, più
rocciosa, più acra, derivata da SÉL-a-s
‘luce/ sole’, la cui radice SEL, perdendo l’iniziale, si degraderà
attraverso questo schema evolutivo FAL/ FEL > VAL/ VEL/ VIL > AL/ EL/ IL,
aFl/ aVl/ aUle/ aPlu ‘sole’; mi riferisco alla famosa FÍLio-s(-sa)/-n(-na),
ad ‘ILio’, chiamata dal re ittita Muwatallis ‘Metele’ (1300 a. C.),
ancora con voce molto più antica, più autentica, non contratta, la pronunciava
infatti UILusiia/ VILusija, e
VILusa (O. R. Gurney, Gli ittiti, GIT) ‘(città) di VEL/ Sole’; è questa
città che invece ci ricorda i termini che definisco ora Velsini, ossia ‘il
popolo di VEL/ Sole’, con le tante altre note parole velsinie (chiamiamole
ancora un po’ etrusche), indicanti VEL ‘Sole’, VELus ‘di VEL’, VELusa/
Velussa > Velusla ‘il *veluso/ di VEL-u-sa (figlio)”; aVil ‘sole >
anno’, aVle/ aUle ‘Aule’, aPlu ‘Apo(l)o’ (F > infisso, varianti: b,
f, m, p, mp, ph, mph, u, v, w)…per finire con la più complessa Velthinathuras
< *VELtinassas ‘dei *veltinensi/ dei Velthina’. Tutte le individuazioni
vengono condotte sia attraverso rigorose analisi fonetiche, sia comparate con
statistiche compiute sull’Iliade; inoltre l’individuazione è stata
confermata dal Trattato di Muvatallis stipulato con quell’ Alaksandu, re di
Vilu(s)sa, sua città vassalla, e ribadita dall’elenco che ne fa il re
Tudhalija IV, il quale colloca Vilu(s)sa prima di Taruui(s)sa/ Troia. Essa va
cercata però anche presso il fiume Xanto (forse dalla radice SAN ‘acqua’),
nel paese di Trmmisn, da altri detto Licia, che Omero pone tra gli alleati, dove
poteva anche essercene un’altra, considerando che ne esisteva una nella
Confederazione di Arzawa (GIT); perciò sita più a sud. Quanto affermo qui di
seguito, per aprire un po’ il metodo, ha bisogno di due sintetiche
precisazioni: il greco spesso perdeva le S (SUD-o-re, ÚD-o-r; SOP-o-r, SOM-nus, SON-no, ÚP-nos…; sei, éks…), o le cambiava (PAID-eú-EI, *PAID-eu-SI; GEN-e-âi
< *GEN-e-si, GÉN-e-(S)I <
*GEN-e-SI > lat. GEN-e-RI…); l’altro punto su cui riflettere è
sull’esito del genitivo latino -rum e su quello greco -on; risultano entrambi
sbagliati, come si può controllare, rileggendo gli schemi desinenziali sul mio
libro “Lingua etrusca (percorsi)”; qui basta paragonarci il genitivo plurale
etrusco VEL-thi-na-thu-ras/ *FEL-ti-na-s-sas ‘dei Veltina’, e cl-e-nia-ras
‘dei *KOL-e-nja-sas/ generati >
figliati’; il confronto ci indica che il velsionio -ras
sta quasi in cima, testimonia per la fondamentale forma luvia -sas, lingua madre
dell’europeo, come ho illustrato varie volte: *KEL-e-na-sas
‘dei generati > figli’, dal gr. kol-e-ón/
kol-e-i-ón < *kol-e-sas ‘utero’, eloquente il dio velsinio CUL-sa-ns-L ‘(dono) al dio
del generare’, tanto simile al lidio Qldans ‘ *Culetano’; allora, per dirla breve, il latino RO-sa-rum va restituito a
*RA-sa-sas ‘delle RO-se/ (fiore) del dio RA’ (RA ‘sole’, RA-ggio,
RO-sso, RU-fus ‘colore di RA’…), mentre il genitivo plurale greco -on
proviene da un primo -an < -Fas, perciò è più difettivo, più vicino al
lat. -um/-ium, derivati anch’essi da -sas passando per le varianze -sas >
-sos > -ros > -rus > -rum > -Fum/ -Fjum > -um/-ium; la forma
greca, con la degradazione fonetica accennata, passa prima a -Fos > -Fon per
finire con il contratto -on < -OoN; se la spiegazione è stata
sufficiente, si potrà capire il termine greco Tróón,
tradotto con ‘dei Troiani’ ‘dei Teucri’, analizzato più sotto; sono
proprio le OO < o-o che segnalano la forma di transizione
-Fo-FoS, proveniente dall’originale -Sa-SaS > -Fa-FaN, *T(E)-rh-So-SoS >
*T-r-Fo-FoN ‘dei Troi’ o ‘Tloi’. Data la forte spinta dissimilativa, e
colma di F, di quella lingua anatolica (confrontare il miliaco PDDenehmmis ‘pritani’,
analizzato *PUTTeneFFis > *PURteneFFis / *PRuteneFFis ‘pritani’, con il
più semplice tirs. purthne-, o Porsenna < *pur-sn/ *pru-sn, che significava
‘pritano’), noi, potremmo qui, a Tloo, (città nel paese dei Tróón,
restituito all’originale *TerhSoSoS > *terhFoFoN ‘dei *TroFi/ Troi’? o
‘Tloi’?), qui a Tloo sul fiume Xanto, ammettere una forma quasi identica ,
varianza I/O, restituito Trmmisn > *TriFFiss > *TroFFos; queste valenze
potrebbero essere considerate arbitrarie, da chi ha studiato le sole
grammatiche, senza aver potuto risalire alle origini formali attraverso le
glottologie, i confronti con tanti linguaggi, ma la dinamica si evolve
attraverso SS > NN > zero+zero; è facile constatarlo anche altrove, ad
esempio nel licio Tlanna, la desinenza -n-na indica un’aggettivazione, un
genitivo integro (mar-e > mar-i-no), indica ‘(proveniente) da Tloo’, città
presso lo Xanthos; in realtà la forma arcaica si presentava con le A, mancando
in parecchie lingue ancora la O, così abbiamo *Tlassa ‘il tlassa/ quello di
Tla’, riferito ad una persona forse emigrata; in licio ha prevalso la varianza
-ss > -nn, come visto con tlanna, in greco invece sono saltate come al solito
le SS, con il risultato che lo stesso derivato divenne Tlo-è-us,
ossia cela, ridotto, il termine originale *Tla-Sa-Sas < *Tlassas ‘il *tlassa’;
qui di seguito lo testimonia la bilingue licio-greca, 25 (da J. Friedrich,
decifrazione delle scritture scomparse, pag. 116);
Testo
licio:
ebeis
tucedris m(e ti) tuwete Kssbeze Crup(sseh) tideimi se Purihime(teh) tuhes tlaNNA
atru ehb(i) se ladu ehbi Ticeucepre pilleNNI Urtaqijahn cbatru se Pijenubehn
tuhesn
“Questo
in edificio (sepolcrale) in ve(ro) l’ha costruito Kssbeze di Crupsse figlio e
di Purihimete nipote (tuh-e-s < *tuk-e-s ‘il partorito’, gr. tók-o-s),
il Tloo (il *tlassa > tlanna, abitante di Tloo), proprio per se stesso, e per
la moglie proprio Ticeucepre, la Pillea (la *pillessi = greco Ptnara > Pinara;
varianza *pillessa/ *pinnassa), di Urtaqija figlia e di Prijenube nipote (tuh-e-s-n
< *tuk-e-s-sa ‘la partorita’). (Lo dedica ad Apollo).”
Notare
il genitivo in –h, da -s, come in messapico.
Testo
greco:
Pórpaks
Trúpsios Puribátous
adelphidoús tlo-E-ÚS
eautón ka(í)
tén gunaîka Thuseusémbran
ek pt-NÁ-RON Ortakía thugatr (a) Prianóba
adelphidên Apólloni
“Porpax
(Kssbeze < *korrbesse, k/p), il Trypsio (*Crupsses, c/t), di Pyribates (*Purimetes)
nipote, il Tloo (il *Tlossus, abitante della città di Tloo), per se stesso e la
moglie Tiseusembra da Pinara (la pillenni < *pillessi), di Ortakia figlia, di
Prianoba nipote. (Questo dedica) ad Apollo”.
Sito
ufficiale: http://www.etruschi-tirseni-velsini.it