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Fonte: http://dailystar.com.lb/home.asp
Data: 08.12.04
Strumenti per
l’illuminazione rivelano commerci, religione, arte e tecnologia.
La luce
artificiale permea molti aspetti della nostra vita quotidiana. E’ così
pervasiva nella società che la sua presenza, specie se comparata al mondo
antico, passa ormai inosservata. Eppure, la sua influenza sulle nostre vite è
molto più grande ed il suo uso considerevolmente più complesso.
Oggi come nell’antichità, la luce assolve alla principale funzione di illuminare gli spazi bui. Ma ha anche ricoperto un ruolo simbolico. Prendiamo, per esempio, la pratica senza tempo di accendere una candela o una lampada in memoria dei nostri cari. Nei tempi antichi, le persone lasciavano le lampade votive dentro le tombe, ma ancora oggi, in giro per il mondo, si svolgono pratiche simili.
Gli archeologi non sono in grado di scavare la luce del passato, ma possono bene recuperare gli oggetti che la ospitavano, la controllavano e la sostenevano. In antichità, gli strumenti principali per i propositi d’illuminazione di tutti i giorni erano lampade a olio, lanterne, torce, candele e lampade appese. Tra questi strumenti, le lampade d’argilla ad olio sarebbero divenute gli strumenti più popolari per soddisfare la necessità di illuminazione dei popoli antichi. Erano relativamente facili da produrre, non costose e agevolmente trasportabili.
In Siria-Palestina ed in Arabia si diffuse una vibrante “cultura della lampada” nell’antichità. Ciò è evidenziato dalla significativa quantità di differenti tipi di lampade di manifattura locale trovate in siti archeologici attraverso la regione. Immagini di lampade si trovavano riprodotte su mosaici e piccoli oggetti (monete, sigilli, lampade e contenitori di vetro) e la tradizione letteraria cita l’uso di lampade nei testi religiosi, rappresentando ulteriori esempi della diffusione di questi utensili. Data l’importanza della luce nei costumi religiosi dei luoghi ove hanno avuto origine le tre fedi che annoverano Abramo tra i patriarchi, non c’è da stupirsi che le lampade ricorrano di continuo nella parola, nell’immagine e nel simbolismo religioso.
Ogni contenitore in grado di trasportare carburante e di supportare uno stoppino poteva servire come lampada. Già attorno a 18,000 anni or sono, nel corso dell’Era Epipaleolitica, i gusci delle conchiglie e le coppe incise nella pietra venivano utilizzate allo scopo. Per la tarda antichità, migliaia di anni più tardi, le lampade ad olio sarebbero divenute molto più sofisticate nel design, e sarebbero state prodotti utilizzando una varietà di materiali: erano modellate nella creta, scolpite nel vetro, cesellate nel metallo, o dalla pietra. La loro popolarità attraverso il mondo Mediterraneo può essere spiegata in parte dalla diffusa disponibilità dell’olio di oliva – considerato uno dei migliori carburanti per illuminazione –in zone in cui le olive erano coltivate in abbondanza e prosperava una forte economia dell’olio di oliva.
I ritrovamenti di antiche lampade si sono avuti su un ampio raggio, in antiche miniere, ville, grotte, templi, cisterne, installazioni miliari, chiese, e perfino navi da trasporto sul fondo del mare. Uno dei più significativi depositi di lampade, del Nord Est, per esempio, è stato trovato presso il Tempio di Apollo a Tiro, in Libano. Molte delle 88 lampade recuperate al complesso si datano al periodo romano. Altri importanti siti di ritrovamenti includono la bottega presso l’ippodromo a Jearsh, sul Giordano, una sala che conteneva numerose lampade con immagini erotiche ad Ashkeoln, Israele, ed una cisterna nel quartiere residenziale a Sepphoris nella Bassa Galilea.
Forse non impressionanti per dimensione come un busto di marmo che raffigura un imperatore romano, o un mosaico istoriato su un pavimento, le lampade d’argilla sono sorprendentemente ricche di informazioni. Come le antiche anfore ed i comuni oggetti di ceramica, la forma ed altre caratteristiche macroscopiche della lampada, come il colore, la grana e le decorazioni, sono generalmente specifiche del periodo cronologico. Per questa caratteristica, le lampade sono utili agli archeologi per datare gli strati archeologici per generazioni. Le fattezze macroscopiche delle lampade d’argilla tendono anche a riflettere gli stili specifici alle regioni di appartenenza; così, tramite la mappatura della distribuzione dei differenti tipi di lampade recuperate nei siti archeologici, si evincono i percorsi commerciali e le oscillazioni demografiche, oltre che i collegamenti stabilitisi tra le differenti regioni.
In termini di arte antica, le lampade d’argilla rappresentano alcune delle più interessanti espressioni della creatività dei popoli. Per esempio, le immagini di vari oggetti di uso quotidiano nella vita rurale sono ritratti sulle lampade modellate in Giudea – orecchini, pettini, anfore, calici, frutta, gabbie per uccelli e canestri – che riflettono in modo significativo l’arte popolare giudea. Anche riferite alle lampade “Darom” (l’ebreo per “sud”), esemplari di questo primo gruppo del periodo romano sono scoperte in termini più comuni ai siti in Giudea, e negli anni recenti con maggiore frequenza nei siti della Galilea, come Sepphoris e Iblin.
Le lampade d’argilla aiutano gli archeologi a ricostruire le attività quotidiane all’interno di una stanza o di un corridoio di rovine altrimenti vuote. Per esempio, a Bet Guvrin/ Beit Jibrin a sud-ovest di Gerusalemme, sono state recuperate nel sacellum, o camera del tempio dell’anfiteatro, circa cento lampade e numerosi frammenti.
Il fatto che le lampade siano state trovate in associazione con due altari indica che potrebbero avere avuto un ruolo rituale tra i gladiatori. Similmente, un deposito di 31 lampade d’argilla è stato dissotterrato attorno all’altare all’interno del Mithraeum, o centro di culto Mitraico, a Cesarea Marittima /Qaisariye; la scoperta accentua ulteriormente il significato della luce in questo misterioso culto romano incentrato attorno al dio del sole Mitra.
Nella Tarda Antichità, le lampade ad olio erano usate come mezzo per esprimere e per far circolare il pensiero religioso. I passaggi greci legati alle liturgie associate alle specifiche chiese cristiane, come la Chiesa di Santa Maria di Nazareth, per esempio, ricorrono su antiche lampade Bizantine popolari nell’area di Gerusalemme. Iscrizioni kufi su antiche lampade islamiche inneggiano alla grandezza di Allah. Lampade di ceramica diffondono inoltre i simboli religiosi: lampade che ritraggono divinità pagane, menorah ebraiche, e croci cristiane sono ampiamente riprodotte e distribuite dai laboratori dei ceramisti in Nord Africa, Grecia, Egitto, Cipro e Siria-Palestina.
Il ricorrere di tali lampade aiuta gli archeologi ad identificare la presenza di gruppi religiosi ad ogni sito dato, ed in alcuni contesti archeologici rappresenta l’unico tipo di reperto ad offrire simili informazioni. Ad esempio, i portacandele con immagini della croce recuperarti in tombe scavate nella roccia a Tel el-Fui a nord di Gerusalemme. Poiché le lampade decorate con la croce – un simbolo di chiara matrice cristiana – si sarebbero certo riferite ad una clientela cristiana, la scoperta di un’ampia quantità di esse scoperte in un complesso funerario come quello di Tel el-Fui indica che vi fossero seppellimenti cristiani al sito, e così, la presenza di una comunità cristiana da qualche parte nelle vicinanze del sito nel IV e V secolo d.C.
All’inizio degli anni ’80, l’analisi scientifica della produzione di lampade d’argilla ha offerto agli scolari una grande quantità d’informazioni come le tecniche adottate dai ceramisti per produrre le lampade, i tipi selezionati di argilla, e le origini delle lampade d’argilla. Un metodo è l’analisi petrografica di sottilissime porzioni di argilla, che usa il microscopio polarizzatore per identificare i costituenti dell’argilla. Inclusioni diagnostiche preservate nel materiale dei cocci di argilla, come frammenti di roccia basaltica o minerali geologicamente unici per una data regione, possono indicare l’aggiunta di tempra da parte del ceramista. La petrografia aiuta inoltre a rintracciare le variazioni tra i materiali, utile per raggruppare i tipi di reperti: per esempio, mostra che differenti sorgenti di argilla utilizzate per la manifattura di diverse lampade del tipo di Beit Nattif, a suggerire così la differente officina di provenienza.
La spettrometria di emissioni plasma-ottiche (dcp-oes) e analisi di attivazione dei neuroni (naa) sono metodi scientifici addizionali piuttosto usati nel determinare la composizione chimica delle lampade. Facendo corrispondere la composizione delle lampade con i materiali di riferimento prelevati a campione da località note, come i depositi di argilla e ceramica associati con le antiche botteghe dei ceramisti, gli archeologi sono in grado di determinare l’origine di uno specifico gruppo di lampade. Per esempio, i risultati del naa hanno identificato l’area di Gerusalemme come centro di produzione per il tipo di lampada “Erodiano” del primo periodo romano, mentre l’analisi al dcp ha suggerito che almeno due depositi di argilla furono svuotati per le manifatture dell’universalmente nota lampada a disco Siro-Palestinese.
In tempi recenti, la lampada d’argilla ha ottenuto superiori riconoscimenti tra gli studiosi, poiché la sua valenza informativa è stata più ampiamente compresa. Con il finanziamento dello scorso anno dell’Association Lychnologique Internationale (la radice “Lychn” proviene dal greco lukhnos che significa “lampada”) al Museo romano di Nyon, Svizzera, lo studio dell’antica illuminazione – e la nicchia unica e importante della lampada nella società quotidiana – garantiranno nuova luce nel prossimo secolo sul mondo della ricerca archeologica.