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Fonte: Nationalgeographic.com

Data: 05.12.02

Triangolo delle Bermuda: Oltre il Mistero.

In un giorno di sole di 57 anni or sono, cinque aerei dell’Esercito decollarono da una base militare in Florida per una missione d’addestramento di routine, conosciuta come Volo 19. Né gli aerei, né i rispettivi equipaggi sono più stati visti da quel momento.

Così nacque una leggenda.

Il Triangolo delle Bermuda è un’area delimitata approssimativamente tra Miami, le isole di Bermuda, e Puerto Rico. Nessuno tiene delle statistiche precise, ma nell’ultimo secolo, numerose navi ed aerei sono semplicemente svaniti nel nulla senza lasciare traccia, all’interno di questo immaginario triangolo.

Le insolite caratteristiche del luogo sono state notate già nel passato remoto.

Cristoforo Colombo scrisse nel suo diario riguardo ad una strana atmosfera presente nell’area. Ma la regione non guadagnò il suo famoso nome prima dell’agosto del 1964, quando Vincent Gaffis coniò la dizione Triangolo delle Bermuda per la storia di copertina delle rivista Argosy, relativa alla scomparsa del Volo 19. L’articolo scatenò un dibattito a livello mondiale, e la messa in moto della fabbrica dei miti.

Molte teorie esotiche sono state proposte per spiegare cosa sia accaduto ai viaggiatori scomparsi.

La scomparsa è stata attribuita a trappole di enormi mostri marini, piovre giganti o extraterrestri. Rapimenti alieni, l’esistenza di una misteriosa terza dimensione creata da esseri sconosciuti, e flatulenze oceaniche – l’oceano che improvvisamente secerne grandi quantità di metano intrappolato sul fondo – sono tutte teorie suggerite negli anni a spiegazione del fenomeno.

La realtà, sostengono altri, è molto più prosaica. Una Madre Natura perfida, l’errore umano, problemi tecnici negli aerei o nelle navi, o semplicemente il destino avverso, varrebbero a spiegare le scomparse.

“La regione è altamente trafficata, ed è stato punto di incontro tra vie marittime differenti dai primi giorni delle esplorazioni europee” riferisce John Reilly, uno storico della Fondazione Storia Navale degli Stati Uniti. “Dire che qualche nave è affondata o che qualche aereo è precipitato in questa zona qui è come dire che vi è una spaventosa quantità di incidenti automobilistici sulle strade del New Jersey: un’ovvietà!”

Il luogotenente A.L. Russel, nella risposta ufficiale all’inchiesta della Guardia Costiera statunitense sul Triangolo delle Bermuda, ha scritto: “La nostra esperienza ci insegna che la combinata azione delle forze della natura e dell’indeterminatezza del comportamento umano sorpassa di gran lunga qualsiasi racconto di fantascienza.”

La leggenda del Triangolo delle Bermuda, sarà per sempre legata al fatale volo che ebbe luogo il 5 dicembre 1945.

Il Flight 19 partì dalla Stazione navale dell’Esercito americano a Fort Lauderdale, in Florida. Cinque Bombardieri del tipo TBM Avenger Torpedo che portavano 14 uomini decollarono attorno alle 2:10 del pomeriggio quel giorno, in una missione di addestramento routinaria.

Guidati dall’Istruttore Luogotenente Charles Taylor, l’assegnamento era percorrere una rotta triangolare, con poche incursioni di bombardamento sopra Hen e Chicken Shoals.

Taylor, in un periodo in cui ancora non si disponeva del Global Positioning System (GPS), perse irrimediabilmente i contatti dopo che le esercitazioni per i bombardamenti furono ultimate. I piloti che sorvolavano l’acqua nel 1945 dovevano contare sui sistemi di rilevazione di bordo, sapere per quanto a lungo si stavano spostando in una particolare direzione, e tenere conto della velocità.

Entrambe i rilevatori dell’apparecchio di Taylor mostrarono un evidente malfunzionamento. Le trascrizioni delle comunicazioni in volo suggeriscono che non indossava un orologio, e sappiamo bene che non vi sono punti di riferimento nel mezzo dell’oceano.

Taylor tentò di formulare un piano; non appena il primo dei cinque apparecchi avesse visto il livello del carburante scendere al di sotto dei 10 galloni, tutti e cinque avrebbero dovuto planare.

L’Avenger era rinomato per essere un aereo estremamente robusto. I piloti lo chiamavano talvolta “Uccello di ferro”, riferisce Mark Evans, uno storico della sezione Storia dell’Aviazione dell’esercito presso il Centro Storico dell’Esercito.

“Erano costruiti come cisterne” riferisce. “Più di una volta tornarono dalla battaglia crivellati di colpi ma ancore funzionanti. I piloti li adoravano”.

Erano anche molto pesanti, più di 4535 kg vuoti. Quando planavano, gli Avenger scendevano in modo rapido e pesante. La possibilità che qualcuno si salvasse dopo essere precipitati in mare era minima, la possibilità di sopravvivere in acqua  nel freddo della notte era infinitesima, la possibilità che il relitto compisse una rapida discesa sulle profondità dell’oceano, altissima.

Fu predisposta una massiccia ricerca per terra e per mare, me né i corpi né i relitti furono mai trovati.

In aggiunta alla tragedia, uno degli aerei di ricerca scomparve insieme con i suoi 13 uomini di equipaggio. Il loro aereo, un PBM Mariner, era soprannominato la “tanica di gas volante”; la più piccola scintilla, o l’accensione di un semplice fiammifero, avrebbe potuto causarne l’esplosione.

Una nave in zona, riferì di avere visto una grande palla di fuoco all’ora esatta e nel luogo esatto in cui l’aereo avrebbe dovuto essere.

L’esercito bloccò la produzione del modello nel 1949.

Nel rapporto finale dell’esercito, la scomparsa del Volo 19, fu attribuita ad un errore umano. La famiglia di Taylor protestò, e dopo parecchi riesami, il verdetto fu mutato in “cause o ragioni sconosciute.”

La regione del Triangolo delle Bermuda ha alcune caratteristiche insolite. E’ uno dei due soli luoghi sulla Terra –l’altra essendo un’area soprannominata il Mare del Diavolo a largo delle coste del Giappone, la quale ha una simile misteriosa reputazione – dove il vero nord e la linea del nord magnetica si allineano, il che potrebbe rendere le letture della strumentazione e delle bussole imprecise.

E’ anche la sede dei più profondi avvallamenti sottomarini del mondo; i relitti potrebbero dunque andarsi a posizionare in fosse sottomarine, molte miglia di sotto alla superficie dell’oceano. La maggior parte del fondo marino nel Triangolo delle Bermuda si aggira attorno ai 5791 metri di profondità; presso alla sua punta più meridionale, il Vallo di Puerto Rico, ad un punto arriva anche a 8229 metri.

Insidiose sporgenze e crespe si trovano lungo la faglia continentale. Le forti correnti sopra le crespe rendono la navigazione ancora più rischiosa, secondo la Guardia Costiera.

In più c’è il tempo atmosferico.

“L’evento più notevole è certo costituito dagli uragani, ma generalmente non si tratta di un’area nella quale si generano le tempeste” dice Dave Feit, il capo della sezione di previsione meteorologiche del Centro di Previsione della Marina.

In ogni modo, puntualizza Feit, la Corrente del Golfo che viaggia lungo il confine occidentale del triangolo, potrebbe essere un fattore da considerare. La Corrente del Golfo è un fiume d’acqua all’interno dell’oceano, di un’ampiezza compresa tra le 40 e le 50 miglia (da 64 a 80 km), che circola nell’Oceano Atlantico settentrionale. L’acqua calda e l’incontro di fino a quattro correnti diverse, possono creare dei percorsi sottomarini che si incanalano al suo interno.

“Se si verificano le esatte condizioni atmosferiche, si possono avere onde inaspettatamente alte” dice Feit. “Se l’altezza delle onde si trova otto piedi all’esterno della Corrente del Golfo, possono essere due o perfino tre volte più alte all’interno di essa. I navigatori possono talvolta identificare la corrente del Golfo dalle nuvole e dai temporali che la sovrastano”.

La Guardia Costiera nota anche che le imprevedibili tempeste Caraibico-Atlantiche creano vortici d’acqua pericolosissimi per piloti e navigatori.

Inoltre, data la scelta tra l’orribile idea dei tentacoli di una piovra gigante che avviluppano un’innocente imbarcazione trascinandola sul fondo del mare, o un rapimento alieno, e un errore umano, guasti ingegneristici, o l’imprevedibilità di Madre Natura, chi potrebbe resistere alla leggenda del Triangolo delle Bermuda?

 

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Problema di Navigazione 1

Il Triangolo delle Bermuda è anche conosciuto come il “Triangolo del Diavolo”, “Mare HooDoo” e anche il cimitero dell’Atlantico.

Nella regione, una normale bussola magnetica, punta verso nord. Normalmente punterebbe verso il nord magnetico. Questa difformità è conosciuta come variazione della bussola. L’ammontare di questa variazione può variare di un massimo di 20 gradi nel corso della circumnavigazione della Terra. Se questa variazione nella bussola o errore non è compensato, un navigatore potrebbe finire fuori rotta piuttosto rapidamente.

L’assegnamento del Volo 19 era conosciuto come Problema di Navigazione 1. La missione dell’aereo era di volare ad est fino a Hen e Chicken Shoals, svolgere alcune esercitazioni pratiche di bombardamento, continuare ancora ad est per altri 107 km, girare a nord e volare ancora per 117 km, quindi voltare a sud est e volare per 193 km per fare ritorno alla loro base di Fort Lauderdale, Florida.

Un’altra famosa scomparsa è quella del U.S.S. Cyclops, una nave da rifornimento inviata nel 1910, operante con il Servizio Navale Ausiliario della Flotta Atlantica nefari Baltico e Caraibico. Nel corso delle problematiche condizioni del Messico nel 1914 e 1916, il Cyclops riforniva il carbone alle navi ormeggiate lì e riceveva i ringraziamenti del Dipartimento di Stato per la cooperazione nel condurre i rifugiati da Tampico a New Orleans.

Con l’ingresso dell’America nella Prima Guerra Mondiale, il Cyclops fu commissionato, il 1 maggio 1917, con il Luogotenente Comandante G.W.Worley al comando. La nave raggiunse un cargo diretto a St.Nazire, Francia, nel giugno 1917, quindi fece rientro alla costa orientale nel luglio.

Nel gennaio 1918 il Cyclops fu assegnato al Servizio Navale di Trasporto Marittimo e navigò dalle acque brasiliane per rifornire di carburante le navi inglesi nel sud dell’Atlantico. Salpò da Rio de Janeiro il 16 di febbraio del 1918, e dopo una sosta a Barbados il 3 e 4 marzo, scomparve dagli strumenti di rilevazione e non diede più alcun segnale della sua esistenza. La perdita di questa nave senza una traccia è un altro dei misteri marini insoluti.

Un’altra misteriosa scomparsa riguarda la S.S. Marine Sulphur Queen. Salpata da Beaumont in Texas, per raggiungere Norfolk, in Virginia, il cargo fu sentito per l’ultima volta il 3 febbraio 1963, quando diede notizia via radio della sua posizione, come da routine, presso Kea West.

Il solo segno trovato è stato un giubbetto di salvataggio a circa 40 miglia a sud ovest dell’ultima posizione conosciuta del cargo. Le acque lì sono infestate di squali e barracuda. Il cargo trasportava 15.000 tonnellate di zolfo sciolto, contenute in quattro cisterne metalliche, ognuna riscaldata fino a 275 gradi Fahrenheit da un sistema di eliche collegate a due boiler. Un’esplosione è dunque altamente plausibile.

Nel dicembre del 1945, una nave dell’Esercito convertita, modello LST, il Southern District, navigava lungo la linea di costa della Carolina del Nord quando scomparve senza lasciare traccia o richiedere aiuto. Il suo carico era zolfo in polvere.

 

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