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Fonte: http://www.nationalgeographic.com/

Data : 05.02.04

 

I creatori di catapulte : protagonisti dell’antichità

 

Le antiche catapulte erano armi di ineguagliato potere – ma quanto erano potenti gli ingegneri che le creavano?

“Sia gli ingegneri che i loro successi, erano una parte importante della società” scrive Serafina Cuomo del Centro per la Storia della Scienza dell’Imperial College di Londra. “In antichità”, aggiunge, “le catapulte non solo cambiarono l’arte della guerra, ma inaugurarono una nuova era nelle relazioni tra potere politico ed esperti tecnici”.

Le sue recenti interpretazioni, intitolate The Sinews of War; Ancient Catapults, sono pubblicate nel numero di febbraio della rivista Science.

 

Scienza sugli antichi campi di battaglia.

L’arte di creare le catapulte, conosciuta come “belopoietica” (da poietika - “creazione di” e belos – “proiettile” o “dispositivo per il lancio di proiettili”) richiedeva un’ingegnosa combinazione di geometria, fisica e tecnologia.

Le terribili macchine sparsero terrore sui campi di battaglia e durante gli assedi fino alla diffusione della polvere da sparo.

Il loro potere era impressionante e terrificante. Le catapulte romane potevano lanciare massi di 27 kg fino a 150 metri. Si dice che le macchine di Archimede lanciassero pietre di peso tre volte superiore.

Le origini della catapulta non sono note. Appaiono per la prima volta nelle fonti nel IX secolo a.C. in alcune incisioni a Nimrud, Iraq del giorno presente.

Le prime catapulte greche erano simili ad ampi archi comprensivi di argani in grado di lanciare il proiettile.

Ad un certo punto, probabilmente sotto il regno di Filippo II di Macedonia (382-336 a.C.), padre di Alessandro il Grande, l’arco fu rimpiazzato da stretti fasci di corde o lacci che funzionavano come “elastici”.

Per il IV secolo a.C. le catapulte divennero rapidamente popolari in tutto il Mediterraneo. Questa nuova arma giocò il ruolo di protagonista in eventi come quelli descritti nella popolare antica storia di Dionisio – sovrano dell’antica città siciliana di Siracusa.

Nel 399 a.C., secondo il racconto di Diodoro Siculo, Dionisio radunò gli artigiani di tutte le città in suo dominio. Accrescendo le loro motivazioni con regali, donazioni e lodi personali, li convinse a costruire una grande quantità di armi di differente tipologia. La Cuomo descrive la strategia come “un ispirato esempio di ricerca guidata dalla politica.”

Ma la riunione delle menti più tecniche del tempo fu realmente responsabile dell’aumento e della diffusione delle conoscenze nella costruzione delle catapulte?

Jonathan Roth, uno storico di scienza militare all’Università di San Josè, trova l’idea interessante.

“La catapulta è uno dei pochi casi in cui pensiamo di sapere qualcosa circa il modo in cui la tecnologia si sviluppò nell’antichità” ha dichiarato. “Dipende da quello che si pensa della storia di Dionisio e di Siracusa.

“Sembra che l’artiglieria da torsione, come la catapulta, si sviluppò in un certo momento storico, e da qui in poi si diffuse rapidamente. Ma non sappiamo molto riguardo a questi eventi o a questi popoli – nemmeno riguardo ad Archimede.”

Archimede, il leggendario matematico e filosofo, è considerato uno più prominenti ingegneri militari del mondo antico. La sua inventiva risolse l’assedio romano di Siracusa, ed il suo ingegno creò nuove macchine da guerra.

“Archimede potrebbe essere stato uno degli esperti radunati da Dionisio” ha dichiarato Roth. “Ma perfino se la nostra conoscenza del personaggio è superiore a quella di qualsiasi altro “ingegnere militare” del tempo, non abbiamo virtualmente nessuna informazione utile. Aveva qualche relazione con lo stato? E’ difficile a dirsi”.

Roth sostiene che si potrebbe ancora imparare molto dal tipo di fonti storiche esaminate dalla Cuomo.

“Credo che vi sia la tendenza ad essere troppo critici verso le fonti e dico che i popoli antichi non pensavano alle tecniche di guerra in modo sofisticato” ha dichiarato. “Ma ha qualche senso dire che le persone coinvolte nelle cose di guerra, molto importanti nel mondo antico, sapessero quali fossero i problemi tecnici e che cercassero attivamente delle soluzioni in merito.”

 

Cuomo ritiene che questi problemi siano solitamente associati all’applicazione e all’organizzazione del sapere scientifico.

Attraverso una lunga esperienza, gli antichi identificarono un principio di base alla costruzione delle catapulte. Secondo tale principio, tutte le parti della macchina, inclusa la pietra o proiettile, dovevano essere proporzionate alla misura dell’elastico di torsione. La determinazione di questo principio ebbe conseguenze fondamentali.

“Se nei tempi antichi, caratterizzati dalla tecnica del “prova-e-sbaglia”, i risultati non potevano essere mai garantiti, l’introduzione di proporzionalità e così la matematica, permettevano alla costruzione delle catapulte di essere quasi standardizzata” ha scritto Cuomo su Science. “Tavole di specificazione venivano compilate per rapide e semplici consultazioni”.

Filo di Bisanzio (200 a.C. ca.) nella sua opera di Belopoietica, promuoveva l’uso di tali conoscenze per le macchine che sparavano proiettili sulla lunga distanza, descrivendo un tale raggio come qualcosa ”per cui loro mostravano il più grande entusiasmo”. Questo “loro” non è chiaro nelle parole di Filo, ma la Cuomo suggerisce che potrebbe riferirsi alle figure politiche influenti del tempo.

Filo continua dicendo che i tecnici di Alessandria erano generalmente sostenuti economicamente da ambiziosi sovrani.

“Per la fine del IV secolo a.C., ogni stato con aspirazioni politiche si dotava di un esercito semi professionale, di macchinari da guerra, e proteggeva le sue città con mura fortificate” ha scritto Cuomo.

“L’aumento delle catapulte, di migliori fortificazioni e di manuali di tattica e artiglieria sono accompagnati da un aumento nella visibilità e nello status degli ingegneri, che lavoravano anche come architetti e supervisori” ha dichiarato.

Infatti, già dal I secolo d.C., la tecnologia era evoluta così rapidamente che almeno alcuni ritenevano che non vi fosse possibilità di ulteriori miglioramenti. Cuomo cita il romano Sextus Iulius Frontinus, il quale riteneva che “l’invenzione di [macchine da guerra] è da tempo stata completata e non vedo niente che possa essere aggiunto allo stato dell’arte.”

“La tecnologia [gli ingegneri] osservati da adesso potrebbero certo apparire obsoleti, ma le loro ansietà, la loro curiosità ed il loro orgoglio di conoscenza non lo sono – forse le persone dietro la macchina non sono poi cambiate di tanto”.

 

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