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Fonte: http://www.dailystar.com.lb/digital/index.htm
Data : 04.02.04
Lo
splendido passato degli antichi Moabiti, un radioso futuro per la Giordania.
PHILADELPHIA, Pennsylvania – Malgrado molta parte della ricerca archeologica in Medio Oriente sia stata rallentata -se non bloccata - a seguito dell’invasione statunitense dell’Iraq e della continuata intifada, il tentativo di ricostruire una delle società più enigmatiche del Medio Oriente, prosegue incontrastato. Il regno di Moab, risalente all’Età del Ferro, situato nella Giordania centrale ad est del Mar Morto, è ancora il fulcro delle ricerche, sia sul campo, che in laboratori di ricerca intorno al mondo. E gli scienziati confidano nel fatto che la regione abbia molto da insegnare su società e cultura mediorientali, perché qui visse un gruppo di tribù nomadi,insediate in piccole città, attorno al 1150 a.C., che lasciarono probabilmente la loro impronta nella storia.
Prima delle indagini dirette, all’inizio del XIX secolo, la nostra conoscenza dei Moabiti era confinati in vari passi dell’Antico Testamento, che li dipingevano in una luce ostile. Questa relazione antagonistica persistette per via delle percepibili differenze nell’etnicità e nell’adorazione religiosa tra Moabiti e Israeliani, e condusse alla formazione di feudi di confine e scaramucce. Il regno settentrionale d’Israele dominò i Moabiti per 50 anni fino a che il loro maggiore sovrano, Mesha, riuscì a rovesciare il regime degli occupatori, e stabilì l’indipendenza del regno di Moab.
La sovranità del Moab persistette per più di un secolo, fino a che l’impero Neo-Assiro si espanse verso ovest nel moderno Iraq settentrionale, dominando le società Fenicia, di Moab e di Aram, per nominarne alcune stanziate tra il fiume Eufrate e l’Egitto. I documenti amministrativi assiri riportano che i re Moabiti visitavano la capitale imperiale per il pagamento dei tributi all’imperatore e delle tasse. Dopo gli Assiri furono gli Imperi Babilonesi ed i Persiani ad incorporare i territori assiri ed includere Moab nei loro domini.
Questi scenari frammentari di storia di Moab sono stati grandemente arricchiti all’inizio del XIX secolo quando diverse città moabite furono identificate nel corso di esplorazioni europee nella regione. Fu un evento importante quando i locali abitanti beduini mostrarono al missionario europeo F.A. Klein, nel corso di una visita alla città di Dhiban, una lunghissima iscrizione dello stesso re Mesha. L’iscrizione racconta come Mesha guidò gli Israeliti fuori dai territori Moabiti ed in seguito consolidò la regione in una piccolo regno con capitale Dhiban. L’Iscrizione di Mesha, come divenne conosciuta, sorprese gli studiosi ed il pubblico in quanto menzionava vari eventi e personaggi (come il Re Omri d’Israele) che appaiono anche nel Vecchio Testamento. Per molti studiosi, la scoperta dell’Iscrizione fu conferma del fatto che il Vecchio Testamento possegga una qualche attendibilità storica. L’iscrizione oggi può essere ammirata presso il Louvre di Parigi ed è indubbiamente la più importante fonte per la ricostruzione della storia dei Moabiti.
Con la scoperta dell’iscrizione di Mesha, i Moabiti crebbero nell’immaginario collettivo, ispirando ulteriori ricerche nella regione. Poiché solo alcune porzioni del paese erano state mappata fino a quel momento, nel 1930, Nelson Glueck iniziò una comprensiva survey del Giordano negli anni ’30, con accurati disegni e descrizioni dell’Età del Ferro e del Bronzo, e delle rovine Nabatee, Romane ed Islamiche che incontrò nel corso del suo viaggio.
Seppure molte delle sue osservazioni riguardo i Moabiti si provarono in seguito erronee, il contributo di Glueck fu di lunga durata e condusse a svariati progetti sul campo. Ancora oggi, gli archeologi leggono attentamente le scritture di Glueck, che riescono ad ispirare discussioni contemporanee sulla storia e sulla società di Moab.
Dati gli sforzi di Glueck, in varie città Moabite hanno avuto luogo sessioni di scavo scientifiche da parte di istituti di ricerca di tutto il mondo, in lavoro congiunto con il Dipartimento delle Antichità Giordane. Per esempio, scavi a Mudayna al-Aliyah e Lehun mostrano che i popoli s’insediarono in questi piccoli villaggi attorno al 1150 a.C., sussistendo di allevamento e di produzione agricola di basso livello.
Malgrado questi insediamenti persistettero solo per un secolo o due, la vita urbana sarebbe emersa una volta ancora attorno al 900 a.C., nel tempo in cui il regno settentrionale di Israele dominava i Moabiti. Scavi a Dhiban, la capitale dei Moabiti, hanno rivelato quel che sembra essere un palazzo residenziale, probabilmente il palazzo dello stesso Re Mesha.
Scavi e survey attraverso il territorio dei Moabiti rivelano il ruolo importante che Moab giocò come vassallo nei successivi imperi Assiri, Babilonesi e Persiani. La piccola singola famiglia che si stanziò sul territorio suggerisce che i Moabiti furono sottoposti a periodi di intensificazione della pratica agricola nel corso del governo imperiale, come risultato dell’accresciuta richiesta di produzione cerealicola per l’Impero. Le rotte commerciali internazionali che si snodavano attraverso il Moab segnano un’altra ragione per il dominio imperiale nella regione.
Una rotta, la Strada del Re, si estendeva da Damasco ad Aqaba, mentre una seconda rotta collegava l’Arabia al Mar Mediterraneo. Scavi nelle città lungo le principali vie di comunicazione come Balu’ e Mudeibi’ rivelano l’accresciuta importanza commerciale, poco dopo che gli Assiri presero il controllo della regione.
Gli studiosi vogliono chiarire indizi come la natura della struttura sociale del Moab, l’economia e le pratiche religiose. La comprensione di queste aiuterà a rispondere ad una domanda più ampia: dovremmo considerare Moab come uno “stato”, del tipo di quelli trovati in Mesopotamia e altrove? Alcuni studiosi hanno esitato ad applicare questa etichetta, sostenendo che i Moabiti siano rimasti “un regno tribale” consistente di gruppi che, oltre che cooperare per la difesa del loro territorio, non si organizzarono mai in un gruppo politico unificato. Contrari a questo argomento gli studiosi che insistono nel dire che Re Mesha fu un fattore determinante nella costituzione di uno “stato” che persistette per diversi secoli. Citano le grandi città e l’economia specializzata che erano spesso segni chiave di un’accresciuta complessità politica ed economica.
Discussioni come queste suggeriscono un futuro radioso per gli studi sui Moabiti.
Attualmente, il governo Giordano e gli studiosi stanno lavorando insieme per sviluppare le risorse archeologiche per il turismo interno e straniero e per l’educazione storica. Uno di tali progetti è attualmente in corso nell’antica città di Lehun, diretto dal professore Denyse Homes-Fredericq: un sito che reca evidenze che spaziano dalla Prima Età del Bronzo (attorno al 3000 a.C.) al più recente Periodo Ottomano.
Il progetto è frutto di uno sforzo cooperativo tra il Dipartimento Giordano d’Antichità ed il Comitato Belga per gli Scavi nel Giordano, con il sostegno economico dell’Unione Europea. L’intrapresa di progetti simili, si spera, rinvigorirà l’economia locale, poiché lo sviluppo delle risorse archeologiche del Giordano si è già provata di successo. Lavorando in stretta cooperazione con il governo Giordano e con le comunità locali, gli studiosi sperano di poter aiutare a rendere il futuro della Giordania luminoso come la luce che stanno gettando sul passato di Moab.