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Cinema&Archeologia
Fonte: http://www.archaeology.org/online/interviews/fox.html
Data : 14.09.04
A CAVALLO CON ALESSANDRO
Un eminente
studioso ci guida in una “cavalcata” nel nuovo film.
Al New College dell’Università di Oxford, Robin Lane Fox insegna Letteratura Greca e Latina, storia greca e romana e storia antica islamica. E’ meglio conosciuto per i suoi libri The Search for Alexander (Alla ricerca di Alessandro) e Alexander the Great: a Biography (Alessandro il Grande: una Biografia). Il direttore esecutivo della rivista Archaeology Mark Rose lo ha intervistato sulla sua ultima fatica: consulente di Oliver Stone nel sua produzione cinematografica Alexander.
Come è
stato coinvolto in questo film?
Sono stato
coinvolto nel progetto nel marzo del 2002 quando il co-produttore Thomas Schühly
mi ha avvicinato nel corso di una delle mie lezioni nelle aule della Oxford
University ed ha insistito perché mi recassi a Londra ad incontrare Oliver
Stone. Oliver, quando sta girando un film, non conoscere feste o le vacanze e
così ci siamo incontrati a Covent Garden, Londra, il Venerdì Santo. Sette ore
più tardi, ci siamo salutati, ed Oliver non aveva smesso per un attimo di
propormi questioni circa l’outline della sceneggiatura che andava
formando nella sua mente; dal canto mio avevo messo subito in chiaro che il mio
compenso non-negoziabile per questa consulenza era una posizione a cavallo tra i
dieci primi cavalieri schierati contro Alessandro, da filmarsi nelle location
scelte da Oliver. Ho cavalcato per anni, anche in gare di cavalli, ma perfino
Oliver era sorpreso della mia richiesta. Comunque, ha accettato, e qui è
iniziata la nostra collaborazione, come gli spettatori potranno vedere al cinema
(nella foto).
Sappiamo di Alessandro – grazie a Plutarco, Diodoro Siculo ed altre fonti antiche – ma vi sono ancora dei misteri intorno alla sua figura. Perché si decise ad ingaggiare una così estenuante campagna militare?
Alessandro
ereditò l’idea di un’invasione dell’Impero Persiano da suo padre Filippo
le cui forze avanzate erano già in Asia nel 336 a.C. La campagna di Filippo
aveva lo slogan di “liberare i greci” in Asia e “punire i persiani” per
i sacrilegi del passato al tempo
delle loro invasioni (un secolo e mezzo prima) della Grecia. Nessun dubbio,
Filippo desiderava saccheggi e gloria. Alessandro prese molta della sua
ambizione, ma per lui “Asia” significava persino di più dell’esistente
impero Persiano fino all’India nord-occidentale. Desiderò anzi conquistare
tutto, fino all’altro Oceano, l’estremo confine del mondo. Non aveva idea di
Burma o della Cina, dell’Estremo Oriente. Forse il suo istitutore Aristotele
ignorava queste lezioni di geografia e gli aveva dipinto il mondo erroneamente
più piccolo. Ma Alessandro desiderava eccellere come eroe supremo,
probabilmente rivaleggiare con la grande figura di suo padre. Dubito che lo
scopo di Filippo fosse quello di spingersi tanto verso est, come invece
desiderava suo figlio. Per mettere in ombra Filippo e tutti i suoi precedenti
conquistatori, Alessandro voleva molto di più. E in questo fu incredibilmente
bravo.
Di
cosa morì? Sono stati suggeriti veleno, cirrosi, febbri tifoidee e più
recentemente, febbre del Nilo Occidentale. Ha una teoria preferita tra queste?
Alessandro
cadde malato dopo una festa nel tardo maggio del 323. Non morì fino al 10 di
giugno. Il “veleno” non fu la causa della morte: “i veleni a lunga
azione” erano probabilmente ancora sconosciuti e chiunque lo avesse voluto
uccidere doveva assicurarsi di esservi riuscito nel giro di poche ore. Di certo
beveva tantissimo, ma sempre in compagnia, non era un “alcolista” compulsivo
e solitario. Dubito pertanto che sia stato l’alcool ad ucciderlo, dato che non
perse mai le sue energie e la sua forza fisica. La malattia del Nilo Occidentale
non trova riscontri, e le presunte evidenze per essa [corvi osservati volare in
modo erratico preso Babilonia] sono state fraintese e fuori contesto. Seppure
non vi fu epidemia tra le truppe e gli ufficiali, io propendo per la malaria,
contratta (e ripeto, solo da lui) in viaggi recenti lungo i fiumi oltre
Babilonia. Forse le sue sette ferite (l’ultima, riportata circa tre anni
prima) complicarono il problema. La verità è che non sappiamo niente per
certo, anche se conosciamo le accuse che si scambiarono i suoi successori.
Sono stati fatti numerosi tentativi, da studiosi e appassionati, di trovare la tomba di Alessandro. Andrew Chugg ha recentemente sostenuto che una parete d’epoca tolemaica situata presso il Portale Rosetta di Alessandria ne costituisse parte. Lei è d’accordo?
Andrei Chugg ha
contribuito con nuovi dettagli allo studio della possibile collocazione del
corpo di Alessandro. Sono uno dei molti studiosi che non crede alle molte
ipotesi e suggestioni – meno che mai al fatto che le ossa di Alessandro siano
state trasferite da Alessandria in Egitto e collocate a San Marco a Venezia.
Credo che la sua tomba ed il suo corpo siano andati perduti per sempre in
disordini cittadini del tardo Impero Romano. Ma gli studi di Chugg ed altri ci
incoraggiano a guardare ancora a questa antica ortodossia, e già abbiamo nuove
evidenze recenti che la tomba di Alessandro fosse ancora “visibile” nel 360
d.C., un secolo circa dopo di quanto la maggior parte di noi credesse. Ma
ritengo che certamente non la troveremo, malgrado negli ultimi 30 anni, abbiamo
trovato quella che è sicuramente la tomba di suo padre Filippo. Abbiamo anche
trovato indizi per decifrare il linguaggio bactriano parlato da sua moglie
Roxane e dal padre di lei, una scultura dedicata da un adoratore al morto
Hephaestion come eroe semi-divino, un’iscrizione frammentaria greca che
menziona Alessandro, nuove monete d’argento che mostrano gli elefanti da
guerra del suo regno, tracce sottomarine dei monumenti perduti e palazzi di
Alessandria d’Egitto, e perfino un indizio su come trovare il sepolcro perduto
del grande re Ciro, padre fondatore del grande Impero Persiano. Quello di cui
abbiamo bisogno ora è ricollocare la città che Alessandrino fondò in India,
in onore del suo cavallo, Bucefalo.
Come può la carriera di Alessandro, che conosciamo straordinaria, essere stata ridotta in una sceneggiatura di due ore, senza ridurre gli eventi ed i personaggi a semplici scenette, se non addirittura saltandoli a piè pari?
Con sole due
ore e mezzo di film, Oliver ha naturalmente dovuto lasciare fuori molti degli
eventi significativi della carriera di Alessandro. Ma intelligentemente, ha
usato Tolomeo, che ricorda come voce fuori campo, per riferirsi ad eventi che
non saranno mostrati. Ed ha tratteggiato la sceneggiatura come un vero e proprio
dramma, raffigurando la giovinezza turbolenta di Alessandro e le sue vere
azioni, con Tolomeo che racconta gli eventi successivi. Queste “storie
parallele” non sono flashback: sono una rete di eventi sapientemente
intrecciata da Oliver, il cui scopo finale è un film drammatico di grande
impatto. Di necessità, alcuni eventi sono stati trasposti in senso temporale o
fisico e collegati ad altri eventi simili, così da poterli girare tutti in una
stessa (costosissima) location. Oliver sapeva di questi cambiamenti, e
perché sarebbe stato necessario effettuarli. Non aveva deciso di girare un
documentario. Ha deciso di fare un film epico, ma qui il dramma è insolitamente
radicato nella storia. Ci riporta una buona porzione degli eventi, non tutti
certo. Ed i caratteri principali hanno un potere davvero drammatico. Questi
personaggi sono tutti storici e recitano essenzialmente nei loro principali
ruoli storici – come padre, madre, tutore, moglie, eunuco, generale e così
via. Ma sono attori di un film, non di un libro di storia, ed io accetto che il
film ricombini gli eventi che, correttamente, si presenterebbero ad intervalli
separati, troppo separati per essere mostrati nel loro corretto contesto.
Quali
erano le sue preoccupazioni nell’accettare questo incarico?
Le
mie preoccupazioni erano che il film potesse essere noioso, o solo uno dei tanti
del genere, o che fosse definito in modo ignorante “nient’altro che
storia”, o totalmente staccato dalla storia conosciuta. Nei fatti, lo trovo
tremendamente emozionante, un vero dramma epico – nel pieno rispetto del
desiderio di Oliver.
Oltre
ad aver rivisitato la sceneggiatura, che ruolo ha avuto nei dettagli –
autenticità dei costumi e degli allestimenti, selezione delle location
più appropriate, scelta degli elefanti, o della cadenza della marcia dei
macedoni e così via?
Quando
si è iniziato a pianificare ed organizzare la produzione, i vertici di tutti i
reparti – set, costumi, armi, elementi decorativi – sono venuti
all’Università di Oxford per incontrarsi con me e con altri esperti
archeologici nelle loro aree individuali. Ci siamo scambiati una serie di
domande e pareri: il nostro “esperto di abbigliamento” ha visitato gli studi
di Pinewood più 30 volte. Per mesi, abbiamo risposto a domande di ogni genere,
dai sacrifici animali ai letti o agli elmetti – e spiegato al team dove
potevano trovare altri esperti o libri per consultazione. Tutti noi abbiamo
compreso che le “parti” separate del film di Oliver dovevano essere
“codificate” e rifinite tanto da imprimere loro un tratto distinto – e così
anche gli edifici sul set, che non avrebbero potuto discostarsi del tutto dalle
aspettative del pubblico sull’immaginario greco o babilonese. Le location
erano già state scelte da Oliver e Jan Roelfs, e dai loro esperti. Il mio
libro, e i miei suggerimenti, hanno incoraggiato la ricerca di elefanti, ed il
loro uso nella guerra – ma gli elementi decorativi sono stati un lavoro
difficile per i designer. Non sapevamo nemmeno se gli elefanti indiani fossero
in qualche modo bardati o muniti di “howdash” [sedili con briglie] ai tempi
di Alessandro. L’esperto militare era il Capitano Dale Dye, che ha letto il
mio libro con attenzione e ne ha consultati molti altri. Ho parlato spesso, sul
set ma non solo, con Dale, che era sempre ben informato, ma consapevole che si
tratta pur sempre di teorie, semplicemente le supposizioni preferite dagli
studiosi. Lui aveva migliaia di truppe reali da addestrare, e non doveva
confonderle.
E pertanto, la nostra maggiore preoccupazione era che il team conoscesse i fatti (almeno quella parte dei fatti nota) ed i prevalenti argomenti tra gli studiosi – così che nei punti in cui si sceglieva di discostarsi da essi, fosse per buone ragioni drammatiche e “visuali”, e non per ignoranza. Naturalmente non potevamo vestire ogni soldato di vero metallo – o ricreare statue di vero bronzo e marmo. Ma vi sono dozzine di deliberati riferimenti storici, che esperti e non-esperti, spero potranno individuare nel guardare il film. Arricchiscono le parti separate della trama drammatica e la distinguono.

FOTO A
SINISTRA (Alessandro – Colin Farrell, con macchie di sangue e tazza di caffè,
discute di storia antica con Robin Lane Fox, con parte dell’esercito macedone
sulla distanza
E’
stato sul set per tutta la durata delle riprese?
Non
ero sempre “sul set”. Ho assistito, nel deserto del Marocco, alle scene
della Gaugamela; nella giungla Tailandese, per la battaglia degli elefanti, ero
incaricato della telecamera a dorso di cavallo con Colin e gli altri
protagonisti sulla prima linea – galoppando per il mio re, con una lunga
lancia e senza staffe. Allo stresso modo, ero presente anche agli studios di
Shepperton e Pinewood. Oliver aveva sempre qualche nuova idea e nuove domande, e
me le sottoponeva continuamente. Non ritengo che mai un consulente storico abbia
avuto una parte così importante in un film.
Ha
istruito qualcuno degli attori sul loro personaggio?
Molti degli attori hanno letto il mio libro sulla storia di Alessandro; sul set Oliver dirigeva ogni millimetro della loro recitazione, ma io discutevo su come caratterizzare (a cavallo!) alcuni personaggi, come Cleitus, Tolomeo, e Hephaestion, e Craterus e Antigonus a piedi. Le donne erano così brillanti che, tristemente, non avevano necessità del mio aiuto. Ma Roxane mi ha svelato i suoi segreti, e, alla sera, Colin avrebbe discusso per ore delle sue idee circa Alessandro, quel che racconta la storia e quel che ne pensavamo noi.
Per
i popoli dell’antichità e di oggi, la vita di Alessandro ha una qualità
leggendaria, eroica. Ma Alessandro era autocratico e spesso crudele, e i suoi
eserciti uccisero migliaia e migliaia di nemici. Quando la glorificazione di
Alessandro, senza riferimenti ad aspetti meno ammirevoli della sua carriera
(come la morte di suo cugino, e potenziale rivale, Amyntas) è giunta a creare
un mito? Il film evita l’argomento?
La
conquista militare di popoli barbari e di terre è ampiamente considerata
gloriosa, e nessuno a quel tempo avrebbe attaccato Alessandro per aver ucciso i
“nemici” delle terre indiane che aveva invaso! La “Conquista Imperiale”
del mondo barbaro era certo incorporata nella teorie etiche e politiche di
Aristotele. E anche i romani in seguito, Pompeo o Cesare, emularono le sue gesta
conquistando centinaia di città e sottomettendo popoli e tribù. Se i popoli si
arrendevano ad Alessandro, erano risparmiati ed i loro leader spesso reintegrati
nel loro ruolo. Talvolta era accolto come un “liberatore”, perché
sostituiva l’Impero Persiano, che non era amato propriamente da tutti.
Quando
saccheggiava intere città che gli si opponevano – Tebe o Tiro – la sua
ferocia era spaventosa, ma non si discostava dalla condotta della guerra dei
suoi contemporanei: suo padre Filippo fece lo stesso, e le città greche nel
passato avevano auspicato una totale distruzione perfino di Atene. In India, fu
colui che invase una terra “innocente”, e uccise donne, bambini, e fuggitivi
che rifiutavano di arrendersi. Ma anche in questo caso, egli era stato guidato,
o usato, da altri leader indiani che volevano abbattere i loro nemici – e nel
suo grande esercito non più di un quinto era di origine Macedone, mentre più
della metà erano orientali, inclusi molti fuorusciti Indiani, che combattevano
con lui, Quando arrivò, i capi indiani si combattevano l’un l’altro, o
erano comunque nemici acerrimi. Quando ripartì, queste guerre interne avevano
avuto fine, almeno fino alla sua imprevedibile morte prematura.
Gli
storici con la nostra avversione per le guerre e uccisioni non provocate ora
definiscono Alessandro come sanguinario e selvaggio. I nostri contemporanei più
anziani lo accostavano a Hitler o a Stalin. La mia generazione, e le successive,
sono cresciute in un mondo post-coloniale: gli americani non hanno mai avuto un
impero, almeno ufficialmente. In antichità, Alessandro iniziò ad essere
stimato per aver domato e civilizzato i popoli barbari. Si ritiene che avesse
pianificato un regno “armonioso” dove i macedoni e gli iraniani avrebbero
condiviso una stessa classe dirigente. Aveva perfino richiesto matrimoni misti
tra macedoni e persiani.
Vi
sono storici moderni, che deplorano l’”imperialismo”, che liquidano queste
mosse come “pragmatiche” o molto limitate. Credo che i loro moderni
pregiudizi li inducano in errore. Alessandro era nato re – non soverchiò la
costituzione, come fece Hitler. Non aveva idea di cosa significasse la pulizia
etnica o razziale. Voleva includere i popoli conquistati nel suo nuovo regno,
proprio di Alessandro, mentre i suoi seguaci, naturalmente, pagavano un tributo
e non si potevano ribellare. Il film di Oliver attribuisce ad Alessandro questi
obbiettivi, a mio modo di vedere correttamente. Ma tramite i suoi amici,
seguaci, ufficiali, e Tolomeo stesso, ci offre anche il punto di vista di coloro
che non credevano in lui. Nella vita reale, Alessandro beveva parecchio,
uccideva senza troppi scrupoli, deve avere avuto un vero gusto per la guerra. Il
film di Oliver mostra tutte queste sfaccettature, inclusi aspetti che persino
gli storici dell’antichità tentarono di omettere o su cui tentarono di
sorvolare. Alessandro creò e coltivò il suo stesso mito nella sua vita. Oliver
mostra questo, ma ci lascia anche vedere a quale triste sorte lo condusse.
Un
argomento ostico nell’adattamento cinematografico della vita di Alessandro
riguarda la sua relazione con Hephaestion. In che modo viene affrontata nel
film? C’erano dei rischi a tacerla, ma anche il pericolo di trasformare una
relazione tra due uomini macedoni in una moderna relazione omosessuale?
Alessandro
non aveva una tendenza omosessuale, secondo l’uso moderno del termine. Aveva
relazioni sessuali con maschi (inclusi gli eunuchi) ma anche con una donna
persiana, con la sua prima moglie Roxane (madre di suo figlio) e con altre due
mogli persiane. In gioventù, il suo grande amico fu Hephaestion, e sicuramente
l’elemento sessuale (frequente tra giovani maschi, o tra maschi più anziani e
più giovani, nelle città stato Greche) si sviluppò già da allora. Oliver,
Colin e Jared Leto (che interpreta Hephaestion) hanno concluso correttamente che
il sesso non era l’elemento principale in questo amore, la più grande
amicizia nella vita di Alessandro. Ma succedeva, come gli autori dell’antichità
riportano: “Patroclo” per il ruolo di Alessandro come nuovo Achille.
Alessandro non si comportava come quello che noi oggi definiremmo “gay”, con
una relazione omosessuale contro-cultura, né l’evento aveva un che di
eccezionale. Il film è anche mirato a mostrare un amore più grande che nasce
ai tempi dell’infanzia tra i due, e io trovo che sia molto toccante.
Correttamente, mostra anche l’elemento sessuale, questa volta di puro
desiderio fisico, tra Alessandro e l’eunuco Bagoas – ancora con evidenze a
sostegno dirette e indirette. Ma nessuno spettatore potrebbe non accorgersi
della carica sessuale di Roxane, la donna che Alessandro sposa. Evitando di
raffigurare un unico amore omosessuale, il film cattura sia i flash
“omo-erotici” che una relazione infantile – e lo rende un elemento, e non
l’elemento, nella natura di Alessandro e nel suo personale modo di essere.
Le
donne giocarono un ruolo importante nella vita di Alessandro. Ebbe relazioni con
donne di molto più grandi di lui che trattava come un surrogato di sua madre
– vedi la nobildonna Ada, madre di Dario – ed il suo legame con la sua
stessa madre Olimpia era molto forte. In che modo il film tratta queste
relazioni? Oltre a queste specifiche relazioni, come sono ritratte in generale
le donne nel film?
“Madri
surrogate” non è il termine corretto per le anziane regine che Alessandro
incontrò e rispettò in Asia. Ada, di Caria, “lo adottò”. ma per una mossa
politica, nella tradizione locale dei regnanti. La madre di Dario era
rispettata, e rispettava l’uomo che l’aveva catturata, ma non lo “adottò”
mai.
Sua
madre Olimpia era certamente una donna spietata, fredda e forte. Sappiamo fosse
una devota adoratrice delle divinità,
incluso Dioniso. Non sappiamo se dominasse sue figlio psicologicamente, come le
donne che egli temette davvero. Per me, è probabile che fu lei ad incoraggiare
l’omicidio di Filippo, suo marito. Oliver ha voluto che Roxane ricordasse
fisicamente Olimpia, e che questa fosse la ragione perché Alessandro ne fu
attratto – e trovò in lei altrettanta durezza. Nelle sue memorie, non fu
capace, nemmeno alla fine, di spezzare l’influenza che sua madre esercitava su
di lui. Chi può sapere? Gli storici no di certo, ma le due attrici sono,
secondo me, due personaggi magnifici nel film. Oscar per entrambe, per favore!
Naturalmente
vi saranno critiche sugli aspetti storici ed archeologici trattati nel film.
Come risponderà?
Il film
non è un documentario. Usa riferimenti storici e dettagli come canovaccio.
Questi riferimenti sono frequenti ed intelligenti. Naturalmente, le armi, i
costumi e le decorazioni sono stati ricreati in soli quattro mesi. I materiali
hanno imposto dei compromessi – e ci si è ispirati ad un criterio di assoluta
autenticità. Ma rimangono comunque ampi gap nella nostra conoscenza della
storia… gap che talvolta abbiamo dovuto colmare. O casi in cui si era
impossibilitati ad utilizzare i materiali richiesti (bronzo, marmo). I critici a
caccia di “errori storici”, cacceranno una categoria sbagliata. La
“storicità” totale era impossibile, e ci si sarebbe lasciati dietro ampie
falle. L’approccio corretto è la ricerca della densità dell’allusione
storica, e dei riferimenti – per chiedersi poi se ciò dia un potente impatto
al film. Io credo che lo faccia. Sono rimasto meravigliato dalle ricerche e
riproduzioni dei dettagli conosciuti da parte di ogni reparto della direzione di
Oliver (nella foto con Fox)
Come
storico, cosa spera che il pubblico porti con sé all’uscita dal cinema, dopo
la visione di Alessandro?
Spero che il pubblico torni a casa emozionato dalla determinazione di Alessandro nel perseguire i suoi scopi, e del tutto calato nella drammaticità che Oliver ha imposto. Il film con gli effetti speciali di oggi, può mostrare grandi folle, città ed eserciti, dando un senso sorprendente della scala degli eventi, ciò che l’archeologia non può fare. Questa scala emerge in modo brillante, specialmente a Gaugamela – ma così accade anche dalle interrelazioni dei grandi nomi – Tolomeo, Aristotele, Roxane, Filippo – con Alessandro, come nella sua storia. Credo che verrà spontaneo alle persone che rimarranno impressionate dal film voler sapere di più dei dati storici del periodo relativo, e dei loro limiti. Se si spingeranno in profondità in questa ricerca, scopriranno l’antica Grecia, e ameranno le epiche classiche omeriche, i più grandi poemi del mondo, che in qualche modo hanno ispirato anche la vita di Alessandro. (…)
Tutte le foto sono di Jaap Bitendiijk, cortesia Time Warner per www.archaeology.org