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Archeologia Biblica
Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/spettacoli/200702articoli/18590girata.asp
Data: 27.02.07
Archeologi e religiosi d'Israele: “ridicola la tesi di Cameron”
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GERUSALEMME - Archeologi ed esponenti
religiosi in Israele hanno definito ridicola le tesi del documentario prodotto
dal regista premio Oscar James Cameron, secondo il quale sarebbe stata scoperta
a Gerusalemme la tomba di Gesù e dei sui famigliari, incluso il figlio che
avrebbe avuto con Maria Maddalena.
«La tomba perduta di Cristo» sarà mandato in onda il 4 marzo su Discovery
Channel, ma ha già scatenato un’ondata di polemiche, dal momento che i suoi
contenuti contraddicono i fondamenti del Cristianesimo: il fatto stesso che Gesù
avesse un ossario (i sarcofaghi in pietra dove venivano raccolte le ossa circa
un anno dopo la sepoltura) smentirebbe il principio della resurrezione del
Cristo.
La tomba presa in analisi dal documentario è inoltre ben lontana rispetto al
presunto luogo del Santo Sepolcro, identificato all’interno di Gerusalemme
Vecchia e dove secondo le sacre scritture il corpo di Gesù sarebbe rimasto per
tre giorni prima di risorgere. In questo luogo oggi sorge la Chiesa della
Resurrezione.
«Vogliono soltanto ricavarne dei soldi» è stato il commento di Amos Kloner, il
primo archeologo ad aver esaminato la tomba quando questa venne scoperta nel
1980. Il professor Kloner ha ribadito in diverse dichiarazioni alla stampa di
non credere all’ipotesi avanzata nel film.
«Non è probabile che Gesù e i suoi avessero una tomba di famiglia: erano una
famiglia di Galilea, senza legami a Gerusalemme, mentre la tomba di Talpiot
apparteneva ad una famiglia della classe media del primo secolo dopo Cristo» ha
detto al Jerusalem Post.
Secondo Kloner inoltre i nomi riportati sulle urne erano molto comuni 2000 anni
fa. Per l’archeologo israeliano «non c’è alcuna prova» che la tomba di Talpiot
possa essere collegata a Gesù, e la tesi sviluppata nel film è «una assurdità».
Nella cripta di Talpiot furono trovati dieci ossari, su sei dei quali erano
incisi i nomi, allora molto frequenti, di Yeshua Bar Yosef (Gesù figlio di
Giuseppe), Marya e Martha, Mati (Matteo), Yofe e Yehuda Bar Yeshua (Giuda figlio
di Gesù).
Alcuni anni fa un’altra urna funebre, di proprietà di un controverso
collezionista israeliano, fu presentata come quella di «Yaakov Bar Yosef Ahi
Yeshu» (Giacomo figlio di Giuseppe, fratello di Gesù). Di fronte al clamore
internazionale, il reperto fu studiato da esperti israeliani i quali giunsero
nel 2003 alla conclusione che l’ossario sembrava effettivamente risalire al
primo secolo d.C, mentre la scritta lasciava adito a forti dubbi: sia per la
calligrafia, sia per il contenuto, sia per la patina che la copriva. Un rapporto
presentato allora alla Knesset stabilì che la incisione della scritta era da
ritenersi un falso.
Anche Stephen Pfann, studioso della Bibbia presso l’università di Terra Santa a
Gerusalemme e intervistato nel documentario, preferisce non dare troppo peso
alla scoperta. «Non credo che i Cristiani ci cadranno», ha detto, aggiungendo di
non essere neppure sicuro che il nome di Gesù sia stato letto correttamente
sull’incisione: «Più probabilmente si tratta del nome Hanun».
NEW YORK, JAMES CAMERON DIFENDE IL SUO DOCUMENTARIO
Il regista di "Titanic" James Cameron ha difeso il suo controverso documentario
"La tomba perduta di Gesù" in una conferenza stampa a New York dove sono stati
"svelati" due degli ossari al centro delle polemiche. «Sono un cineasta, non un
archeologo», ha sottolineato Cameron che ha detto di essersi inizialmente
avvicinato alla materia «da profano, e di essersi convertito: non ho trovato
niente che contraddicesse l’ipotesi iniziale». "La tomba perduta di Gesù" verrà
presentato il 4 marzo sul canale televisivo Discovery: riesamina resti
archeologici scavati nel 1980 e sottoposti in seguito a una serie di analisi tra
cui test del Dna di materiali umani residui negli ossari».
«Chi ci critica non ha visto il film, non ha letto il libro che lo accompagna»,
ha detto il giornalista investigativo canadese Simcha Jacobovici, che ha
collaborato al progetto e che è stato inseguito dalle polemiche a New York:
«Ogni cristiano sa che Gesù è il figlio di Dio e che è morto e risorto il giorno
di Pasqua», ha detto Joseph Zwilling, il portavoce del’Arcidiocesi di New York:
«Nessun presunto test del Dna o un film di Hollywood cambieranno questo fatto».
Il documentario racconta gli studi effettuati da un’equipe di scienziati,
archeologi, esperti di statistica e di genetica, su una decina di ossari
rinvenuti durante i lavori di costruzione di un complesso condominiale a Talpiot,
a nord di Gerusalemme. Finora, ha detto Cameron «non era mai stata portata una
prova fisica o archeologica dell’esistenza di Gesù».
Secondo Jacobovici, le analisi statistiche hanno stimato che le probabilità che
quelle ossa non siano appartenute a Giuseppe, Maria, Gesù, Maria Maddalena e ad
un figlio di Gesù, sono inferiori ad una su cento. Dalle prove del Dna, poi, è
emerso che tra i resti attribuiti a Gesù e quelli attribuiti alla Maddalena non
vi erano legami di sangue, rafforzando l’ipotesi che i due sarcofagi
appartenessero a una coppia di coniugi. Poco dopo la loro scoperta, hanno
ricordato Cameron e Jacobovici, le ossa furono nuovamente sepolte in un luogo
consacrato, come vuole la tradizione ebraica». Ma i progressi della scienza
genetica - ha aggiunto Jacobovici - permettono oggi di realizzare analisi del
Dna anche partendo da minuscoli residui, dalle polveri lasciate da quelle ossa.