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Africa
Fonte: http://www.physorg.com/news12157.html
Data :
26.03.06

Thomas
R. Fenn, uno studente di dottorato del Dipartimento di antropologia
dell’Università dell’Arizona, sta svelando la prova di percorsi di scambio
antichi di secoli, attraverso il deserto del Sahara, identificando i manufatti
di metallo fuso, principalmente rame, trovati nelle regioni sub-Sahariane del
continente.
Muovendosi
attraverso l'Africa del Nord, le forze islamiche crearono opportunità
commerciali fra le terre aride che bordano il Mediterraneo e le dense giungle e
savane a sud del Sahara.
Una
delle domande cui Fenn desidera rispondere riguarda le fonti di rame ed altre
materie prime, trasformate in merci lavorate e commerciate nella regione.
Specificamente, ci si chiede perché gli artigiani impegnati in una sofisticata
industria metallurgica nell’area del Sub-Sahara, importassero lingotti di
rame, quando esistevano giacimenti del minerale nelle immediate vicinanze.
Sapendo
dove si originarono questi ed altri materiali, Fenn, potrebbe offrire una
migliore comprensione non soltanto dal punto di vista commerciale, ma anche
circa le tecnologie, l'economia e l'organizzazione sociale.
Chi
controllava le risorse naturali e gli itinerari del trasporto?
Come
era distribuito il lavoro in queste società?
David
J. Killick, professore associato di antropologia all’Università
dell’Arizona ed esperto di archeologia della metallurgia in Africa, ha
detto che la tracciatura dei metalli è una parte cruciale per capire lo
sviluppo di commercio in Africa.
"La
maggior parte dei soldi che circolava nella metà occidentale del mondo islamico
fra l’XI ed il XVI secolo era coniata con oro dall'Africa ad ovest del
sub-Sahara e la concorrenza per la ricchezza generata dal commercio ha
alimentato lo sviluppo di Stati africani importanti come il Ghana, il Mali e
Songhai" ha spiegato Killick.
Usando
un processo denominato analisi della ratio degli isotopi di piombo, o
LIA, Fenn ha esaminato più di 100 manufatti risalenti all’età del Ferro, la
maggior parte di rame, dall'Africa sub-Sahariana.
Gli esperimenti sono stati fatti nel Laboratorio W.M. Keck
dell’Università dell’Arizona. Il laboratorio è stato costituito in parte
grazie ad un fondo della National Science Foundation ed è diretto da Joaquin
Ruiz, professore dei Scienze della Terra e decano del Collage di Scienze
dell'Università dell’Arizona.
"Il
LIA è uno strumento estremamente preciso nell'identificare tracce di piombo nei
minerali del metallo," ha detto John Chesley, ricercatore nel reparto di
Geoscienze, che ha sviluppato il laboratorio e le tecniche analitiche per il
progetto di Fenn. Il piombo ha
quattro isotopi differenti, tre dei quali si presentano come il decadimento
naturale di uranio e di torio. La
ratio isotopica cambia in funzione
del tempo. La fusione non cambia la
ratio, rendendola un'impronta digitale virtuale per la fonte del metallo
dell'origine. Gli scienziati hanno bisogno di appena circa 100 miliardesimi di
grammo per procedere all’analisi.
Il
trucco, spiega Chesley, sta nell’assicurarsi che i resti del campione siano
completamente esenti da contaminazione. Il
processo richiede circa due settimane, ma offre un elevato grado di certezza nel
collegamento dell’oggetto alla sua fonte.
Il LIA è stato usato con successo per determinare le origini dei metalli
non ferrosi di luoghi in altre parti del mondo nel corso degli anni, ma il loro
uso nell’archeologia africana è relativamente recente.
"In
realtà, sto datando il deposito dei minerali su una scala cronologica geologica
- milioni di anni - ma non all'interno di scala temporale archeologica," ha
spiegato Fenn. "Sto infatti,
usando l'età geologica, derivata dalle ratio degli isotopi di piombo, come
mezzo per individuare l’area di provenienza del metallo di rame grezzo e
raffinato ed i detriti metallurgici, ad una fonte potenziale del minerale basata
sulla somiglianza della loro età geologica, cioè, le loro ratio dell'isotopo
del piombo, oltre che esaminando e confrontando le loro composizioni
chimiche."